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Giancarlo Pasinato
Giancarlo Pasinato (Foto da missnerazzurra.blogspot.com)

Il doppio ex Giancarlo Pasinato: “Inter e Milan, puntate sui giovani per 4-5 anni”

Dal 1978 al 1982 è stato fra i protagonisti del centrocampo delle due squadre milanesi, Inter e Milan, grazie a 185 presenze e 11 gol in maglia nerazzurra e 30 presenze condite da 7 reti in rossonero. Ora Giancarlo Pasinato, da Cittadella vicino a Padova, allena le giovanili della Union Campo San Martino dalle sue parti, ma le sue cavalcate sulla fascia forse farebbero ancora comodo all’ombra del Duomo e a entrambe le sponde.

Per chi non lo conoscesse o non se lo ricorda, Pasinato, classe 1956, aveva il numero 4, allora quello assegnato ai mediani, ma in realtà galoppava anche lungo la fascia destra per sfornare da vera e propria ala cross al bacio a Carlo Muraro e Alessandro Altobelli nell’Inter scudettata di Eugenio Bersellini 1979-80 e vincitrice della Coppa Italia 1981-82. Quando si lanciava palla al piede seminava gli avversari e macinava chilometri tanto da meritarsi l’appellativo di Carro Armato e rimanere ancora oggi nel cuore di molti tifosi.

Per questo Milano Sportiva ha voluto sentirlo per ripercorrere con lui quei magici anni.

Il calcio di oggi è molto diverso da quando giocava Pasinato, vero?

Si è cambiato tutto, ora è tutto fondato sul business, direi commerciale, ai miei tempi era meno stressante e giocavamo anche per divertimento. Oggi come detto non è più così, tutti pensano ai soldi. Troppe polemiche poi, ultima quella degli oriundi. Se uno è nato in Italia ha diritto a credere e, se lo merita, a giocare in Nazionale, punto e basta. Io ora mi diverto ad allenare e insegnare calcio ai 2006 e 2008 della Union San Martino, ma quegli anni ottanta a Milano sono un sogno che si è realizzato. Mi ricordo quando un mio cugino al paese diceva sempre “Questo qui giocherà in Serie A” e alla fine ci sono riuscito, anche perché ho fatto tutte le categorie, la cosidetta gavetta, fino alla Serie A. Quello è stato il vero segreto.

Giancarlo Pasinato
Giancarlo Pasinato in maglia Inter (Foto da Wikipedia)

Cosa ricorda di quel calcio?

I sei anni bellissimi trascorsi con l’Inter e lo scudetto 1979-80, una squadra incredibile, un gruppo fantastico capitanato da Mister Eugenio Bersellini, una persona squisita, il primo a guidare il gruppo in allenamento, ma capace di chiudere un occhio se ci trovava in ritiro, alla sera, in 10-12 persone in una camera. “Bravi, bravi questo fa gruppo” diceva e infatti quella squadra aveva nel gruppo la sua vera forza e avrebbe potuto vincere di più, altri scudetti e anche in Europa se la presidenza dopo lo scudetto avesse investito e comprato i giocatori che voleva il Mister.

E chi voleva Bersellini?

Aveva chiesto Horst Hrubesch, il centravanti tedesco campione europeo 1980, e il difensore del Toro Luigi Danova. Sarebbero stati la ciliegina sulla torta di una squadra già fortissima, purtroppo la società non riuscì a comprarli.

E gli anni al Milan?

Bellissimi anche quelli. Immaginatevi come mi sentivo io che venivo dalla provincia a giocare in due top club come Inter e Milan. Con i rossoneri vincemmo il campionato di B e Castagner stravedeva per me e voleva tenermi. Il presidente Farina però era interessato al business e mi fece tornare all’Inter.

Ma Pasinato è interista o milanista?

Da bambino tifavo il Milan di Rivera e Chiarugi ma dopo i sei anni incredibili con l’Inter sono diventato nerazzurro. Seguo ancora la squadra, Thohir mi invitato per Inter-Samp dell’anno scorso quando richiamò gli ex ma vedere quest’Inter che fatica ad ogni gara mi fa soffrire tanto e allora preferisco andare al bar con il mio vicino che è milanista e vivere il calcio come una volta, prendendoci scherzosamente in giro.

giancarlo pasinato
Giancarlo Pasinato in maglia Milan (Foto da Wikipedia)

Da doppio ex giocatore e tifoso che idea si è fatto di questa crisi delle due milanesi?

Sono alla fine dei loro cicli e se non si danno una mossa la Juve dominerà per i prossimi 10 anni. Loro sono sempre avanti, guardate anche adesso con lo stadio che indotto e seguito hanno creato, quella è la loro forza. Inter e Milan invece non hanno più grosse disponibilità economiche e stanno cercando solo adesso di investire nel brand e nel marketing, ma dovrebbero avere il coraggio di dire anche ai tifosi “Guardate al momento non ci sono soldi per investimenti e allora puntiamo sui giovani per i prossimi 4-5 anni”. Ci vuole una programmazione seria nel tempo e non sperare che il direttore sportivo di turno sia bravo a farti la squadra con poche disponibilità economiche. Gli stessi tifosi accetterebbero e sosterebbero la squadra ancora di più, altrimenti è normale avere stadi vuoti. A proposito complimenti ai tifosi del Milan, ho veramente apprezzato il loro modo di protestare con il Cagliari, nessuna violenza, ma un segno preciso e chiaro per esprimere la loro giustificata delusione. Bravi, davvero.

Il suo gol più bello nel Milan o nell’Inter?

Ne ho fatti pochi, ma ne ho fatti fare tanti chiedete a Serena, Altobelli e Muraro! I gol a cui sono più affezionato sono uno contro il Bari quando giocavo nell’Ascoli di Mister Renna che fece il record di punti in serie B e segnai il gol del 2-0 dopo una galoppata delle mie partendo da sinistra e tirando con il destro e uno fatto con l’Inter contro il Perugia sempre dopo una delle mie discese sulla destra.

L’Ascoli un’altra tappa importante della sua carriera?

Vero, anche lì anni straordinari, con loro ho vinto due volte la B. Quell’Ascoli di Mimmo Renna 1977-78 era fortissimo, vincemmo il campionato con 61 punti quando la vittoria valeva 2 punti ma soprattutto pareggiammo 0-0 a San Siro in Coppa Italia con l’Inter e io mi ricordo misi in difficoltà un certo Facchetti che mi giocava contro in fascia.

Ma non hai mai pensato ad una panchina importante da allenatore?

Appena smesso di giocare guidai la Luparense dalla Promozione all’Eccellenza e sperai che qualcuno, complice anche la mia carriera, si accorgesse di me, ma purtroppo i procuratori cominciavano a farla da padrona e non fui notato. Con Carlo Muraro, padovano come me (nato a Gazzo ndr), per poco nel 2000 non allenammo il Catania di Luciano Gaucci. Lui era in trattativa, un giorno mi chiamò e mi disse “ E’ fatta, martedì prossimo dirigiamo il primo allenamento, sarai il mio secondo”. Ero contentissimo, a me bastava anche un rimborso spese, speravo fosse l’occasione per farmi notare, invece poco dopo mi chiamò Carlo dicendo che Gaucci aveva cambiato idea e scelto Guerini. Peccato, da allora e sono ormai 16 anni mi occupo di settore giovanile con i ragazzi dell’Union Campo San Martino, vicino a Padova e ho le mie grandi soddisfazioni perché i bambini sono spontanei e a loro non insegno tattiche o moduli, ma a divertirsi sempre con il pallone.

Ma oltre ad allenare le giovani promesse cosa fa Pasinato?

Faccio il nonno di una nipotina di 3 anni, figlia di una delle tre mie figlie e con mia moglie gestisco un negozio di caramelle e cioccolatini nel centro di Cittadella. Vendiamo anche la Polentina, il dolce tipico di Cittadella.

Il Cittadella altra squadra in cui ha militato e una presenza fissa in Serie B?

Si, ma qui si lamentano tutti lo stesso anche se ci salviamo sempre e allo stadio vanno 2000 persone su 20.000 abitanti. Non male, vero? Ma lamentarsi fa parte di noi italiani. Con il Cittadella ho iniziato la mia carriera negli anni 70 vincendo un campionato e arrivando all’allora Serie D e poi l’ho chiusa negli anni 90 con la storica promozione in C2. Sono una realtà molto solida che cerca di far quadrare i conti, perché oramai il calcio si fa con i bilanci. Spero di non vedere e sentire più realtà in crisi come il Parma e il Brescia dei nostri giorni. La Federcalcio deve intervenire con regole precise ma poi farle anche rispettare altrimenti non ha senso.

Ultima galoppata sulla fascia, ha qualche rimpianto per la sua carriera?

No, nessun rimpianto. Ho giocato in squadroni come Inter e Milan e vinto sempre campionati dovunque sono stato, basta rileggere quest’intervista per vederlo. Fa niente anche se non ho mai giocato in Nazionale, Inter e Milan sono state un meraviglioso sogno, un’esperienza incredibile che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. L’anno dello scudetto 1979-80 sono stato uno dei migliori giocatori della Serie A, va bene così nessun rimpianto.

About Jacopo Dalla Palma

Giornalista pubblicista, laureato in psicologia con una tesi sul mental coach nello sport, alla sera non va a letto se non ha fatto un giro di notizie su Televideo per capire cosa è successo in giornata nel mondo del calcio, passando per la pallamano senza tralasciare hockey pista e pallavolo. Insomma non si fa mancare nessuno sport, anche se predilige il rugby e i suoi interpreti per aver lavorato in passato con varie squadre come ufficio stampa.

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