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Tommaso Colamaria
Tommaso Colamaria, coach del Hockey Roller Club Monza (Foto HRC Monza)

HRC Monza, Colamaria: “Serie A1 stiamo arrivando”

Cinque scudetti, quattro Coppa Italia, due Coppa delle Coppe, una Coppa Cers, un Mondiale e un bronzo alle Olimpiadi con la Nazionale, un campionato Europeo da allenatore dell’Under 17, numeri da capogiro che forse non bastano a descrivere un’icona dell’hockey pista come Tommaso Colamaria, già capitano del glorioso Novara anni 80 e colonna dell’Italia Mondiale 86, ora alla guida della squadra di Monza, il Roller Hockey.

Un personaggio mitico per coloro che seguono questa disciplina e che Milano Sportiva ha voluto intervistare per farlo conoscere anche ai non appassionati di hockey su pista.

Allora Colamaria il bilancio della stagione non può che essere positivo?

Assolutamente si, siamo molto contenti. Con la vittoria di sabato contro il Thiene per 8-6 siamo a tre punti dalla promozione in A1 e padroni del nostro destino con 4 punti di vantaggio sulla seconda a due giornate dal termine. Il nostro obiettivo vero è quello di far tornare il grande hockey a Monza. Un progetto molto ambizioso, anche se abbiamo bisogno di soldi e sponsor. Stiamo cercando di creare un vivaio per la società e un progetto solido che duri nel tempo. E per far questo abbiamo bisogno di risultati per far rumore e far si che ci si accorga di noi. Monza ha tante squadre sportive che stanno facendo bene, dalla pallavolo al rugby, e non possiamo mancare noi. Dobbiamo essere una squadra che crea fascino per i più giovani e li aiuti ad avvicinarsi alla nostra disciplina. Pensate che molti nostri giocatori vengono da fuori e insieme facciamo solo un allenamento alla settimana, gli altri giorni si allenano da soli.

Monza è sempre stata una piazza appassionata di questo sport, il pubblico sta tornando?

La risposta c’è stata, ma forse ci aspettavamo qualcosina di più. La società ha avuto varie vicissitudini, ha cessato l’attività poi è arrivata la rifondazione e quindi ha perso un po’ le radici. L’importante però è non avere rimpianti a fine stagione e come detto prima affascinare le nuove generazioni con le nostre imprese.

Qual è stato il punto di forza di questa stagione?

Direi i ragazzi del gruppo storico che magari hanno giocato meno lasciando spazio ai più giovani, ma che hanno dato il loro contributo soprattutto fuori dal campo e quando sono stati chiamati in causa. Mi riferisco a Marcello Besana, Luca Perego, Mirco Mariani e Giuseppe Piscitelli.

E il vicepresidente Franco Girardelli ex campione come lei in pista?

Ah io e lui siamo l’anima di questa società. Abbiamo ormai un’amicizia quasi ventennale costruita quando giocavamo, ci capiamo al volo e quando abbiamo iniziato questo progetto ci siamo detti di non ripetere gli errori che facevano i nostri dirigenti quando eravamo giocatori, ma abbiamo capito cosa vuol dire essere dall’altra parte della barricata.

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Foto HRC Monza

Grande protagonista del campionato è stato il portiere Juan Oviedo?

Lui è un autentico fuoriclasse, un personaggio trainante. Sapevamo che bisognava puntare sul portiere ed è stata una scelta giusta. Nel nostro sport il suo ruolo è fondamentale e ha risposto alla grande. Fa niente se ci dicono che vinciamo perché abbiamo un fuoriclasse in porta. Uno come lui, ex campione Mondiale con l’Argentina nel 1999, aveva un sacco di offerte e solo l’imbarazzo della scelta, ma ha scelto la bontà del nostro progetto e delle nostre persone, la nostra capacità di lavorare sui valori.

Cosa serve all’hockey su pista per crescere ancora in Italia?

Dobbiamo puntare sui giovani e per far questo avere il coraggio di pagare i migliori allenatori per farli lavorare nei vivai, perché il nostro sport è molto tecnico e bisogna insegnare i fondamentali. In Spagna, Portogallo e Argentina fanno così e sono ai vertici del nostro sport.

Monza in Serie A1 quanto può essere importante per il movimento?

Può fare solo bene, perché è una piazza storica e che ora è anche provincia, quindi importantissima a livello geopolitico. Bisognerà essere bravi a sfruttare tutto questo e così dovrà fare anche la Federazione.

Riportare Monza in A1, nonostante il suo palmares, potrebbe essere una delle soddisfazioni più grandi della sua carriera?

Penso proprio di si, oramai sono legatissimo a Monza e alla Brianza e poi questo progetto è stato ideato e pensato insieme alla dirigenza, vogliamo fortemente arrivare in fondo e ci stiamo mettendo tutte le nostre energie. Per quest’anno le cose stanno andando bene, incrociamo le dita e aspettiamo di raggiungere la promozione e il primo tassello del nostro progetto.

Quanto le mancano i derby anni 80 fra Novara di cui lei era giocatore e Vercelli?

Tantissimo, mi ricordo palazzetti straripanti e partite incredibili all’ultimo respiro. Ho quasi paura oggi a far vedere a mio figlio quelle immagini perché direbbe che sono un fotomontaggio. Ricordo palazzetti con anche 4000-5000 persone che forse oggi una squadra di Serie B di calcio fa fatica a farle. Sarà dura tornare a quegli anni, ma dobbiamo fare uno sforzo per tornare ad essere una nazione guida in questo sport. Abbiamo tutte le carte in regola per farlo, con Under 17 (il ct è proprio Colamaria ndr) e Nazionale maggiore siamo campioni d’Europa ma non abbiamo risolto tutti i nostri problemi.

Ecco appunto, la nostra Nazionale sta facendo bene, cosa ne pensa?

Stanno tornando a guardarci tutti con timore, perché ora stiamo facendo un hockey propositivo. Noi anche con i club soffriamo quando invece di imporre gioco attendiamo gli errori degli altri, questo è il problema dell’hockey pista in Italia. Le vittorie della Nazionale non devono essere un punto di arrivo, ma di partenza. Il Ct Massimo Mariotti sta facendo un grande lavoro e fra me e lui c’è un grande confronto. Stiamo lavorando per portare talenti juniores alla Nazionale maggiore. Dobbiamo lasciarlo lavorare tranquillo e soprattutto non pensare alla Nazionale solo quando ci sono le convocazioni o si perde per fare polemica.

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About Mauro Carturan

Amo lo sport e la tecnologia, da sempre provo a combinarli e farne un lavoro. Sono cresciuto col mito degli Azzurri del 1982, di Paolo Rossi e Platini. John McEnroe, Katarina Witt e la pallavolo mi hanno però fatto scoprire quanto siano belli tutti gli sport.

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