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Il Centro Kennedy di Milano oggi
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Centro Kennedy: intervista a Massimo Fochi

Dopo quasi un decennio di passione, pare essere giunta la parola fine sulla telenovela legata al Centro Kennedy di via Olivieri. Il vecchio gestore ha lasciato l’impianto e il Comune ha dato le chiavi dello stesso alla Fibs, la Federazione Italiana Baseball e Softball. Per saperne di più abbiamo intervistato Massimo Fochi, Vice Presidente della Fibs, che ha cercato di fare chiarezza sul passato, sul presente e sul futuro del Kennedy

Il Centro Kennedy di Milano oggi
Il Centro Kennedy di Milano oggi.

Dottor Fochi, possiamo dire che ci troviamo di fronte ad una svolta storica sia per il Kennedy, sia per il baseball italiano?

Diciamo che è successa una cosa veramente importante: dopo anni che il Kennedy versava in condizioni preoccupanti, oggi parte il recupero di una struttura storica in una delle città più importanti d’Italia. Senza impianto adeguato, nulla si sarebbe potuto ipotizzare, anche in termini di sviluppo. Il primo passo sarà non bloccare le tante attività che gravitano sul centro sportivo e questo è già iniziato, migliorare i servizi e mettere l’impianto a disposizione delle società milanesi, che torneranno ad avere una struttura all’altezza della storia del baseball lombardo. E’ un risultato eccezionale, quello che è stato raggiunto e dobbiamo condividere la soddisfazione. La FIBS è stata il primo interlocutore del Comune, che si è convinto di avere a che fare con un progetto serio, tanto che ha stanziato una cifra importante per le opere di manutenzione straordinaria. La comunione d’intenti con l’Assessore allo Sport Chiara Bisconti è stata decisiva, così come è stato decisivo il supporto del Comitato Regionale.

Il possibile ritorno di una piazza importante come Milano nel mondo del baseball potrebbe portare grossi benefici a tutto il movimento

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La piazza di Milano non è per la verità mai venuta meno. E’ ovvio che rendere più forte la presenza del nostro sport su una piazza importante come il capoluogo lombardo, che oltretutto è al centro della nostra storia, è un bene per tutti. Il potenziale per aprire nuovi scenari c’è.

Milano nella IBL, un sogno che finora non si è potuto realizzare, principalmente, per questioni economiche legate al rifacimento dell’impianto d’illuminazione: rimarrà una chimera la IBL per Milano? Lei è possibilista? E se sì, in che lasso di tempo?

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E’ oggettivamente molto difficile oggi fare una ipotesi sui tempi, so per certo che da anni si sta lavorando in termini di franchigia lombarda con l’obbiettivo di riportare una squadra nel massimo campionato, va da se che senza una struttura adeguata era difficile ipotizzare concretamente una partecipazione in IBL. In ogni caso, la spinta principale, visto che la struttura sarà adeguata, dovrà venire dal movimento milanese. Ma che la cosa sarebbe un successo per tutto il movimento, a partire dalla FIBS, appare scontato.

Il CR Lombardo avrà in mano la gestione dell’impianto per ora, l’obiettivo finale è quella di cederla a qualche società?

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No, esiste un Comitato di Gestione, come nei piani del progetto presentato al Comune, e del Comitato di Gestione fa parte il Presidente della FIBS Lombardia. L’idea è quella di una struttura a disposizione del movimento, non di una società in particolare.

Come sono i rapporti con la Milano Baseball, visto che faceva parte assieme all’ATI della vecchia gestione?

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I rapporti con il Milano baseball sono ottimi. Il fatto che facesse parte dell’ATI riguarda un altro capitolo della storia della gestione di questo impianto. Il Milano sarà sicuramente uno degli utilizzatori, anzi logica dice che sarà la società che ne beneficerà maggiormente. Rendiamoci conto del fatto che il baseball stava perdendo uno dei suoi impianti storici e che il lavoro in sinergia tra il Presidente Fraccari, il Consiglio Federale, la FIBS Lombardia e il Comune di Milano, ha evitato che questo accadesse.

Pensa che la questione legale con l’ATI sia definitivamente chiusa?

Milano Baseball: da lunedì al 30 giungo l'11° Camp al KennedyNon possiamo sapere se l’ATI ha intenzione di aprire nuovi contenziosi dopo che ha perso due ricorsi al TAR, ma è bene chiarire che un’eventuale azione legale riguarderebbe il Comune. Noi abbiamo raggiunto un accordo con il Comune

Un Mondiale di baseball di nuovo a Milano: sogno troppo grande o possibilità concreta?

Bisogna fare una premessa: oggi il panorama internazionale è cambiato e il quadro delle competizioni pure. Il titolo Mondiale di baseball oggi lo assegna il World Baseball Classic, che è organizzato dalla Major League Baseball. Lo standard richiesto da quella manifestazione appare sinceramente fuori dalla portata, per adesso. Sicuramente le qualificazioni al Classic potrebbero essere della nostra dimensione, ma occorre ovviamente che un torneo venga assegnato all’Italia, prima di pensare a quale città in particolare. E diciamocelo, ci auguriamo anche che l’Italia continui a piazzarsi tra le prime 12 del Classic, in modo da non dover passare dalle qualificazioni. C’è poi il Premier12, che vede partecipare le prime 12 del ranking internazionale edel quale a novembre si gioca la prima edizione. Al momento sembra un torneo destinato a giocarsi in Oriente, mi piacerebbe che l’Italia si candidasse per ospitare la fase di qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo, vorrebbe dire che siamo ufficialmente rientrati nel programma olimpico. E’ ovvio che Milano è una piazza a cui guardare, in caso di grandi manifestazioni assegnate all’ Italia. Il Mondiale 2009 a Milano non arrivò proprio per i problemi relativi al Kennedy. Oggi sarebbe in effetti diverso

Il Kennedy potrebbe essere la base per l’Accademia baseball del nord Italia tanto vociferata finora?

Oltre all’Accademia nazionale di Tirrenia, esiste un’Accademia Piemonte. L’ipotesi di un’Accademia Lombardia è nel progetto presentato al Comune. Comunque, al momento appare prioritario organizzare la struttura al meglio, facendola funzionare in ogni sua parte. Una volta che l’operatività sarà piena, penseremo anche al progetto Accademia.

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About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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