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Locandina Don't crack under pressure

“Don’t crack under pressure”: i retroscena del film

“Voglio una vita spericolata”. La canzone di Vasco rappresenta pienamente le fondamenta del film “Don’t crack under pressure” ideato da Thierry Donard e l’incredibile équipe di La Nuit de la Glisse, il team che più di ogni altro ha saputo raccontare tutta l’adrenalina degli sport estremi. Ski, Snowboard, Wingsuit, Freediving, Surf e Kite-surf le discipline; coraggio, talento e determinazione le attitudini. Atleti straordinari che si spingono al limite dell’assurdo per affrontare sfide disumane, impressionante la forza di volontà e la perseveranza di questi uomini che non mollano mai, di fronte a nulla. Da oltre trent’anni Donard lavora con la macchina da presa in ogni angolo del pianeta; Tutti i suoi lavori hanno l’obiettivo di immortalare il momento, catturare l’azione e l’emozione di singoli istanti di vita. Imprevisti vertiginosi e momenti di grazia punteggiano i suoi documentari, intessendo una sceneggiatura intrisa di autenticità e realismo. Ecco quindi che il regista ci spiega meglio i retroscena del suo film.

Com’è andata la realizzazione di questo film?
Ho fatto quello che volevo fare da tanto tempo, scavare più a fondo del solito, entrare nella testa delle persone. Questa è la parte più importante. La spinta verso l’estremo, l’esperienza. Uno dei migliori atleti che lavora con noi vuole restare anonimo. Non lo fa per sponsor, soldi o fama. Lo fa solo per andare verso l’estremo, per provare questa esperienza con noi.

Avete avuto delle new entry quest’anno?
Beh, c’è un’italiana, Silvia Moser di Cortina d’Ampezzo, che non ha avuto nessun complesso di inferiorità a girare con i migliori rider del mondo. Non è un cosa facile: spesso le persone si sovrastimano, pensano di essere pronte fisicamente e poi crollano mentalmente. Soprattutto con i rider più giovani. Per questo mi concentro così tanto sulla parte mentale e psicologica. La loro umanità è quello che me li fa selezionare.

E bisogna fidarsi della tua esperienza…
Il mio primo film è del 1982, quindi ormai è parecchio tempo che sono sulle scene.

E in tutto questo tempo quanto è cambiata la tecnologia per le tue produzione?
Molto! Ora ci sono camere molto piccole che ti permettono di catturare le parti più intime, ci sono action cam che riescono a filmare in 4K. Ecco, parlando di questo, è la prima volta che giro in 4K, una qualità superiore, e anche i cinema che proietteranno questo film saranno supportati da questa tecnologia. Non ho fatto cose tipo slow motion: quattro o cinque anni fa gli americani hanno iniziato a produrre tutto al rallentatore, facendoti perdere il senso della realtà. Non è quello che voglio fare. Voglio che tutto sia reale. Voglio che la gente sappia chi è quello che ha davanti mentre guarda i miei film.

Oltre a questo, hai visto il mondo cambiare?
Sì, alcune location sono scomparse. Alcuni ghiacciaci sono spariti, alcuni luoghi dove andavo spesso, oggi non esistono più. La neve arriva più tardi: non trovi niente a dicembre, gennaio o febbraio. Le condizioni migliori che abbiamo trovato quest’anno sono arrivate dopo una settimana di neve in aprile! Ci siamo dovuti adattare, tutta la natura sta cambiando molto. Gli oceani sono più caldi. Tieni conto che la stagione delle onde migliore per noi è sempre stata tra maggio e luglio, adesso ci sono grandi onde anche a ottobre e novembre. Completamente inaspettate.

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About Daniele trisanti

Nato a Milano. Studente di Scienze della Comunicazione presso l'Università Statale di Milano. Dall'amore per il calcio e per il giornalismo, nasce la volontà di perseguire la carriera di giornalista,specie in ambito sportivo, al fine di unire le due passioni.

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