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Foto Gabriele Scotti

Il futuro di San Siro, Kennedy, Milanosport e molto altro: intervista a Lorenzo Zacchetti

Direttore e fondatore del sito EuroCalcio24.com, Lorenzo Zacchetti è un giornalista specializzato nello sport. Da alcuni anni, le sue competenze nel campo vengono impiegate anche in politica. Coordinatore del dipartimento specifico del PD milanese, ha collaborato sui temi dello sport alla stesura del programma elettorale di Giuliano Pisapia ed ora sta facendo lo stesso con Giuseppe Sala. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per fare il punto sulla situazione dello sport a Milano.

Lorenzo Zacchetti
Lorenzo Zacchetti

Lei lavora anche con la Uefa: è inevitabile cominciare dalla finale di Champions League a San Siro…
Volentieri. Si tratta di una grande soddisfazione per la città, sia per il prestigio, sia per il notevole indotto che verrà generato dall’avvenimento sportivo. Il merito è tutto del Comune, che ha lavorato molto per ottenere questo evento, così come accaduto per altre prestigiosi avvenimenti di altri sport. Si tratta di un successo del quale andare orgogliosi, anche perché avviene in una fase particolare di discussioni sul futuro di San Siro.

Appunto, lei come vede il futuro del Meazza?
Intanto, lo vedo più… verde. Mi lasci esprimere una grande soddisfazione per la realizzazione del parco in via Tesio, sull’area dove un tempo sorgeva il Palasport. Dopo la famosa nevicata del 1985, la struttura è crollata e, dopo 31 anni di vergognoso abbandono, sono riuscito a far partire i lavori per riqualificare l’area verde, come richiesto dai cittadini. Ma non voglio eludere la domanda e quindi dico chiaramente che non sono contrario alla vendita dello stadio a Inter e Milan, se si riesce a concordare il giusto prezzo. Noi dobbiamo valorizzare al meglio il patrimonio pubblico ed è ovvio che le due squadre siano l’unico possibile acquirente, anche perché altrimenti potrebbero farsi impianti nuovi in altre zone e lasciarci con uno stadio senza un utilizzatore all’altezza. E’ ovvio che Inter e Milan abbiano la necessità di uno stadio di proprietà, quindi dobbiamo trovare il punto di incontro tra le loro necessità e quelle dei milanesi, che abbiamo il dovere di tutelare.

Il progetto dello stadio del Milan al Portello non è andato a buon fine…
A maggior ragione, farei una seria riflessione su San Siro. A me pare che un futuro nel quale i due club abbiano uno o due stadi di proprietà sia ineludibile, bisogna però inserirlo al meglio nel contesto cittadino, evitando che finisca in un’area sbagliata (come probabilmente era quella del Portello) e che la proprietà pubblica resti inutilizzata. I vantaggi di lungo termine non sarebbero solo per le squadre, ma anche per la collettività. L’esempio della Juventus è illuminante e, avendo lavorato con la Juve proprio nella fase di apertura dello Stadium, l’ho vissuto da vicino. Anche a Udine hanno fatto un ottimo lavoro, ma l’Italia è in grave ritardo su questo fronte e Milano non può aspettare ancora a lungo.

Com’è la situazione degli altri impianti sportivi in città?
Difficile, ma in netto miglioramento. Nel 2011 abbiamo trovato una situazione indegna di Milano, una delle città più importanti del mondo, ma in soli cinque anni abbiamo fatto dei passi in avanti molto notevoli. Abbiamo rilanciato una serie di impianti che da tempo erano in stato comatoso, come il Vigorelli, il XXV Aprile e il Carraro. Abbiamo cambiato la governance del Kennedy, sul quale il Comune investirà 500.000 euro per risolvere gli annosi problemi strutturali. Abbiamo restituito alla città l’Iseo, mostrando oltretutto fermezza di fronte alla criminalità organizzata. La vicenda del Palalido è nota a tutti, ma anche dopo la scelta dell’Olimpia di restare al Forum non credo che sarà un problema trovargli una destinazione: la pallavolo ed altri sport considerati “minori” hanno un bisogno vitale di spazio e non dimentichiamo il fatto che siamo carenti anche di luoghi idonei per i concerti. Molto è stato fatto, ma molto è ancora da fare.

Ad esempio, lei da dove comincerebbe?
Sto da tempo ragionando su un progetto che mi affascina molto. Gli impianti sportivi a Milano sono un problema enorme e serve una visione di lungo termine per risolverlo. Attraverso accordi con l’ordine degli architetti, vorrei fare una mappatura funzionale dettagliata di tutti gli impianti cittadini, pubblici e privati, per quantificare il reale bisogno di interventi e realizzare un progetto pluridecennale. Alcuni impianti vanno sistemati, altri magari è meglio abbatterli. Un mandato di cinque anni è troppo breve per vedere i risultati di un lavoro del genere, ma se vogliamo che i nostri figli vedano dei risultati concreti, qualcuno deve pur dare il via a questo processo, senza badare troppo al consenso elettorale contingente.

Altrettanto delicato appare il tema di Milanosport. Con Pisapia ne avevate ipotizzato la chiusura, poi l’Assessora Bisconti ha scelto un’altra strada. Adesso cosa farete?
Cinque anni fa, la scelta di chiudere Milanosport appariva necessaria e, oltretutto, sul piano politico sarebbe stata la più facile, perché ci avrebbe dato un forte consenso. Va dato merito a Chiara di aver proposto una soluzione diversa, che, insieme a tutti coloro che avevano collaborato al programma elettorale, abbiamo riconosciuto migliore. Il lavoro di squadra in queste cose è fondamentale. La scelta è stata quella di tenere Milanosport per lavorare quasi esclusivamente sulle piscine, che se fossero state collocate sul mercato non avrebbero potuto garantire un servizio alle fasce più deboli. Tutte le altre attività sono state tolte, compreso l’assurdo affidamento delle attività dei CAM (Centri di Aggregazione Multifunzionale), che aveva abbassato la qualità del servizio, causando inoltre numerose cause di lavoro. Anche grazie a queste operazioni, la perdita di Milanosport, coperta dal contributo del Comune, è scesa in maniera formidabile: da 8.500.000 a 3.700.000 euro. Adesso, rimessa la partecipata sul binari corretto, siamo nelle condizioni di fare una scelta politica. Nei prossimi giorni ne parleremo con Sala e con le altre persone che stanno lavorando al programma. La mia idea personale è che si debba trovare il giusto punto di equilibrio: se Milanosport continua a stare in piedi per erogare un servizio destinato a chi non se ne può permettere altri, bisogna rivedere il rapporto tra tariffe e qualità delle prestazioni offerte ai cittadini. Anche su questo, comunque, il miglioramento è stato epocale.

Nel 2011 il mondo dello sport, che tradizionalmente non è certo di centrosinistra, ha dato un forte contributo alla vittoria di Pisapia? Crede che succederà lo stesso con Sala?
Credo che ci verrà dato atto che il grande impegno profuso nella scorsa campagna elettorale è stato seguito da cinque anni di ulteriore impegno per sostenere le numerose associazioni sportive di Milano, che siano concessionarie di impianti pubblici o meno. Sono certo che sarà la qualità delle proposte a decidere l’orientamento degli sportivi, perché nel nostro settore si va facilmente oltre gli steccati ideologici: la vera differenza non è tra centrodestra e centrosinistra, ma tra chi lo sport lo conosce e chi ci si avvicina solo per convenienza politica.

E allora ci dica una proposta concreta…
Ne ho molte. In primo luogo, sono convinto che si debba modificare la struttura delle concessioni degli impianti sportivi di proprietà comunale. Le convenzioni seguono uno schema basato su schemi del passato e sono eccessivamente vessatorie nei confronti del privato che prende in carico la gestione dei centri. Sono troppi gli obblighi che vengono caricati sulle loro spalle. Un tempo circolavano più soldi e, se un gestore non riusciva ad andare avanti, ce n’era subito un altro pronto a subentrare. Oggi è tutto diverso, i bandi vanno deserti e quindi bisogna individuare strade innovative. Devo dire che abbiamo già cominciato a farlo, anche con investimenti sulle strutture, ma c’è ancora molto da fare. Inoltre, bisogna lavorare molto su un tema apparentemente poco rilevante come le utenze (acqua, luce, gas…), che però rappresenta una voce di costo insostenibile per molte associazioni, soprattutto in periferia. Legato a questo problema c’è quello della multifunzionalità degli impianti: riscaldare una palestra costa moltissimo, in rapporto alle ore nelle quali la si usa, e se nelle ore libere gli spazi fossero usate per attività aggregative e sociali, si ammortizzerebbero i costi. Oltre, ovviamente, a legare sempre di più lo sport e le politiche sociali, tema che per me è centrale.

Che cosa intende?
Da un punto di vista ideale, mi piacerebbe che lo stesso assessore seguisse lo sport e le politiche sociali, che non possono viaggiare per strade separate. Si tratterebbe di un grosso passo in avanti sia per la miglior gestione economica dello sport, che oggi ottiene solo le briciole del bilancio comunale, sia per un fatto culturale: per me, il futuro della politica sportiva è strettamente legato all’uso dello sport come strumento di promozione ed integrazione sociale.

Ce ne fa un esempio pratico?
Certo. Cito alcune cose delle quali mi sono occupato direttamente in Zona 7, dove presiedo la Commissione Sport, per non fare torti ad altri colleghi delle zone. Abbiamo lavorato moltissimo sull’inclusione attraverso lo sport, sfruttando il potenziale di sport come il calcio, il baseball per ciechi, il tennis in carrozzina e il baskin, una bellissima variante della pallacanestro che permette la partecipazione a giocatori di qualunque condizione fisica: da normodotati dal fisico atletico a disabili molto gravi, con capacità motorie minime.

In effetti, su questi temi tra centrosinistra e centrodestra paiono non esserci molte differenze. Allora come si fa a scegliere una parte, piuttosto che l’altra?
E’ vero: a parole siamo tutti d’accordo. Tutti parlano dell’importanza sociale dello sport, ma a fare la differenza sono le azioni concrete. A me pare che le nostre ne siano la miglior declinazione pratica. Lo stesso vale per il sostegno alle società sportive. Prendete ad esempio FCD Olmi/Cesano, erede della storica AICS Olmi: cinque anni fa, la società era in evidente difficoltà ed è dovuta ripartire con un progetto nuovo, oggi è tornata ad essere una delle più frequentate ed importanti di Milano. Merito loro, ovviamente, ma lasciatemi dire che anche le nostre scelte politiche sono state di grande aiuto.

Molte associazioni si lamentano della difficoltà ad utilizzare le palestre scolastiche. Che ne pensa?
Che hanno perfettamente ragione! E’ pur vero che l’autonomia scolastica non permette al Comune di entrare nel merito delle assegnazioni delle ore rimaste libere, ma non è accettabile che un bene di proprietà pubblica non sia utilizzato al meglio. C’è anche una grave mancanza di trasparenza in queste scelte, soprattutto a proposito dei costi connessi all’uso delle palestre. Tempo fa ho sottoposto una proposta alla Zona 7, che ne ha ha fatto una delibera indirizzata al comune con dei suggerimenti in merito: mi auguro davvero che, grazie al progetto “Scuole Aperte”, questo annoso problema si risolva definitivamente, perché cambierebbe la vita di tantissime associazioni che sono in cerca di spazi.

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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