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Donatello-Perrulli-boxe-pugilato
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Boxe: Donatello Perrulli, la prima da professionista e l’addio alle Olimpiadi

Ha origini lucane, è di Cinisello Balsamo, fa il pugile ma non è Roberto Cammarelle, che da diversi mesi ha appeso i guantoni al chiodo. Il nuovo che avanza si chiama Donatello Perrulli, è nato a Milano il 19 gennaio 1995 ed è cresciuto proprio alla Rocky Marciano, lì dove si è formato anche il campione olimpico e mondiale dei pesi supermassimi. L’abbiamo incontrato al Teatro Principe, tempio della boxe milanese, a margine della presentazione di ARMS, videogioco picchiaduro in stile Nintendo.

Donatello Perrulli, com’è andato l’esordio da professionista?

“Guardando il risultato direi bene (ha vinto ai punti, ndA); ma la giornata del 27 maggio per me ha significato davvero molto. Io voglio fare questo lavoro nella vita e cercherò con tutte le forze di arrivare al traguardo”.

Peso superleggero, ex campione della Lombardia e d’Italia fra i dilettanti. Ora, però, il professionismo è tutto un’altra cosa…

“Assolutamente. È come giocare a pallavolo e a basket. C’è sempre una palla, ma sono due mondi diversi. Cambia la preparazione fisica, mentale e l’approccio al match”.

Com’è nato il tuo amore con la boxe?

“Sono entrato in palestra nel 2008 spinto dall’entusiasmo per le imprese di Roberto Cammarelle alle Olimpiadi di Pechino. Fin dall’inizio mi sono allenato con Biagio Pierri, lo stesso suo maestro”.

Lavoro e palestra, difficile da unire gli impegni?

“Abbastanza, soprattutto per le distanze (ride, ndA). In questo momento lavoro come magazziniere e mi alleno con il maestro Franco Cherchi alla Opi Gym di Milano”.

E in futuro, cosa sogni?

“Come detto, il primo obiettivo è fare in modo che la boxe diventi la mia attività principale, il mio lavoro. Poi ci sarà modo per pensare anche a traguardi più prestigiosi”.

Cosa ne pensi di Maxim Prodan? (E’ seduto al suo fianco)

“Un grande. Lui ha già la mentalità avanzata da professionista, io sono appena arrivato in questo gruppo”.

E infatti ti ha battuto quando avete giocato al videogioco ARMS…

“Mi sa che si era già allenato prima (Ride, ndA). A parte gli scherzi, ha una tecnica sopraffina”.

Vi capita di allenarvi assieme?

“Certo. Ed è la cosa migliore. Soprattutto in uno sport come la boxe, dove sei da solo sul ring contro l’avversario; poter imparare da chi è avanti rispetto a te è solo che positivo”.

Possiamo dire che Donatello Perrulli è il nuovo…

“Donatello Perrulli è Donatello Perrulli. Punto. Io non sarò il nuovo nessuno, perché voglio diventare io un punto di riferimento nel mondo della boxe. La gente dovrà riconoscermi per quello che sono e non perché ricordo qualcun altro”.

Le analogie con Cammarelle però sono tante…

“Certo, non lo nego. Poi ho avuto l’onore di poter essere cresciuto all’ombra del suo maestro. Ma ora sono con Franco Cerchi, un punto di riferimento mondiale della boxe. So che ho ancora tanto da imparare, ma questo non mi spaventa”.

Da dilettante a professionista, come si gestisce questo salto?

“Difficile da dire. Come dicevo, cambia tutto: allenamento, intensità delle gare, approccio mentale. Un mondo che conosci solo strada facendo. Non cambia molto nel senso che è sempre boxe, ma il livello è molto più competitivo”.

Una cosa che cambia, però, è che non essendo più dilettante non potrai andare alle Olimpiadi, ti dispiace?

“No, per nulla. A dire il vero è concessa la partecipazione a quei professionisti che hanno disputato meno di 15 incontri in carriera, ma da qui a Tokyo 2020 spero proprio di averne fatti molti di più. E di avere tracciato la mia strada. Quindi, che le Olimpiadi restino pure lì dove sono, non ne sentirò la mancanza”.

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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