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Ruud Gullit
Ruud Gullit con la maglia della Nazionale olandese. --- Image by © Jean-Yves Ruszniewski/TempSport/Corbis

Ruud Gullit: la storia di un mito

Ruud Gullit, uno dei giocatori più importanti nella storia del calcio, festeggia oggi il suo 55esimo compleanno.

Ruud Gullit: un tocco di palla sopraffino

Gullit inizia la sua carriera i nei dilettanti olandesi dei Meer Boys (1973-1975) e successivamente del Dws (1975-1979). Il debutto nei professionisti arriva nella stagione 1979-80 nelle file dell’Harlem dove milita per tre stagioni con un rendimento piuttosto positivo vista la giovane età: 91 presenze e 30 gol).

Nel 1982 il grande salto, anno in cui viene acquistato dal Feyenoord. Con la formazione di Rotterdam, dove resta per altre tre stagioni, arrivano i primi successi: uno scudetto e una Coppa d’Olanda nel 1984. Il suo talento conquista il PSV Eindhoven, dove giocherà nel 1985-86 e 1986-87. Qui avrà la possibilità di mettersi in evidenza anche in ambito internazionale : il suo palmares si arricchisce con altri due titoli olandesi, oltre all’esordio con la Nazionale olandese.

Ruud Gullit: alla conquista del Milan

Le doti tecniche dell’attaccante colpiscono uno che sa bene come scovare giovani talenti, il “Barone” Nils Liedholm. L’allenatore svedese è colpito dalle sue capacità e arriva addirittura a paragonarlo a Falcao quando ne parla con Silvio Berlusconi, da pcoo proprietario del Milan, acquisito nel marzo 1986. Anche il patron rossonero è conquistato dal giocatore di cui apprezza il fisico e la duttilità: è infatti in grado di dare il meglio in più ruoli.

Il presidente, intenzionato a far tornare la squadra subito ad alti livelli, fa il possibile per accaparrarselo e riesce a soffiarlo alla Juventus, che lo stava seguendo per mesi. Il giocatore approda così a Milano per dodici miliardi. Il pubblico milanista in breve tempo è letteralmente conquistato dalle sue giocate. In breve tempo vengono addirittura venduti cappellini con le sue treccine incorporate per chi vuole assomigliargli il più possibile, almeno nel look.

A dicembre 1997 conquista il Pallone d’Oro, che decide di dedicare a Nelson Mandela, apprezzato per il suo impegno in difesa degli uomini di colore. Fuori dal campo Ruud ama divertirsi e si lascia spesso andare a battute anche piuttosto irriverenti, ma in gara dà sempre il massimo. Il primo e unico scudetto di Sacchi arriva soprattutto grazie ai suoi gol.

Ruud Gullit: un addio solo temporaneo a Milano

Improvvisamente, però, i rapporti con Berlusconi si sgretolano. Gullit arriva a definirlo “vanitoso come uomo e come presidente” in un’intervista a un giornale olandese. L’addio, maturato dopo la sconfitta nella finale in Coppa dei Campioni contro l’Olimpique Marsiglia, è quindi ineviabile.

L’attaccante si trasferisce alla Sampdoria, decisione che arriva a definire “una scelta di vita”. Qui ha infatti la possiblità di vivere con più tranquillità a Nervi, poco lontano dal mare. Anche i risultati sono positivi: con i blucerchiati riesce a realizzare ben 31 presenze e 15 gol.

Dopo una sola stagione decide di tornare al Milan dimenticando i problemi avuti nel passato, ma l’esperienza si rivelerà poco felice. Tornerà nuovamente a Genova, ma solo per un’annata prima di dare, quasi del tutto, l’addio al calcio.

Ruud Gullit: l’esperienza in Inghilterra

Gullit accetterà l’offerta del Chelsea dove assumerà un ruolo davvero particolare, quello di allenatore-giocatore. Un’esperienza non semplice a causa dei dissapori con uno degli elementi più importanti della rosa, Gianluca Vialli, ma che durerà ben quattro anni. Nel 1998 sarà infatti esonerato dal club inglese.

Poi sarà la volta del Newcastle, dove il rendimento è piuttosto positivo: al primo anno arriva in finale di FA Cup, ma all’inizio della seconda stagione, iniziata malissimo, viene esonerato.

Non sono mancati altri incarichi in panchina in Olanda, Stati Uniti e Russia, ma forse aspetta ancora l’incarico che lo possa davvero conquistare. Lui non ha mai dimenticato l’Italia, né l’Italia ha certamente dimenticato lui e chissà che un giorno non potremo vederlo ancora in rossonero, magari da dirigente. Ma guai a metterlo troppo alle strette con un ruolo dove non ha il necessario margine di manovra. Un po’ come quando ci deliziava con le sue prodezze in campo.

 

 

 

 

 

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