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Nikola Kalinic, foto Instagram
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Milan: con Kalinic la maglia numero 7 ha un altro sapore

L’attaccante utile, tuttofare. Quello che sgomita, cade, si rialza e soprattutto guadagna rigori. Perché Nikola Kalinic potrà segnare poco, potrà piacere ad alcuni e meno ad altri. Ma è uno di quei giocatori funzionali al gioco degli allenatori. Proprio quello che qualunque mister cerca. E non sarà un caso se la partita si è sbloccata su un suo gesto di rapina, che ha portato poi il Milan ad avere a favore il rigore che ha sancito l’1-0 contro la Spal. Una gara che, fino a quel momento, sembrava quasi una sfida a scacchi, con i rossoneri a fare la partita e gli ospiti chiusi in difesa ad agire di contropiede.

Da Shevchenko a Kalinic

Nikola Kalinic da Salona, intanto, se la gode. Perché sa che su di lui ci sono altissime aspettative ma sa anche che nel suo reparto c’è anche chi è costato di più ed indossa una maglia pesante. La numero 9, quella di André Silva. Quella che in passato fu di Inzaghi. E la maledizione di quel numero è ormai arcinota: perché dopo SuperPippo chi l’ha indossata ha avuto vita veramente difficile: da quel Christian Vieri autore solo di qualche apparizione a Destro; ma anche Fernando Torres e Lapadula.

La storia della maglia numero 7 del Milan

Lui, Nikola Kalinic da Salone, se la gode. E reinventa anche l’immaginario collettivo della maglia numero 7 del Milan: perché i tifosi associano quel numero soprattutto a Shevchenko, uno che con la maglia rossonera ha scritto la storia. Ma in passato sono stati tanti i giocatori ad indossare quella casacca: c’è chi ci ha vinto un campionato e una supercoppa italiana, come Robinho e Pato; chi addirittura la Champions League del 2007, vedi Ricardo Oliveira; il re indiscusso resta Shevchenko, che ha portato a casa una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa italiana, una Champions League, una Supercoppa Europea e un Pallone d’Oro; ma la storia rossonera ha visto calcare il campo di San Siro con indosso la maglia numero sette anche atleti del calibro di Donadoni, Ba, Davids, Di Canio e, più recentemente, Deulofeu, Menez e Luiz Adriano.

Il cambio di marcia

Mai, di fatto, un giocatore con le caratteristiche tecniche di Nikola Kalinic. Che reinventa di netto l’immaginario del tifoso rossonero e offre nuova speranza per il cambiamento. Tecnico e d’immagine, quello che sta vivendo tutta la società rossonera in questo momento di transizione dopo 30 anni di gestione di Silvio Berlusconi con l’arrivo della proprietà cinese. Che cosa accadrà ora alla maglia numero 7 rossonera? Difficile per Kalinic strappare l’immagine di idolo “da numero 7” ad Andryi Shevchenko, uno che dalle parti di Milanello è ancora oggi un idolo. Uno al quale hanno perdonato la “fuga” a Londra per andare al Chelsea e un ritorno da classica minestra riscaldata che non ha convinto nessuno. Proprio come successo a Kakà insomma.

La via del rinnovamento

L’unica via per guadagnarsi il rispetto dei tifosi sarà quella di segnare tanti gol. Tantissimi. E cercare di trovare il giusto affiatamento con i compagni di reparto. Uno su tutti, André Silva: non fosse altro per il fatto che, per loro due, la società ha speso qualcosa come 70 milioni di euro. E, di conseguenza, si aspetta grandi cose. Come ai tempi di Shevchenko e non come fatto, di recente, da Luiz Adriano e compagni. Il messaggio è lanciato, Kalinic c’è. Ora la palla passa in mano ai compagni di reparto: ma se da Cutrone ci si può aspettare anche qualcosa di meno, André Silva dovrà per forza di cose diventare un crack.

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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