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Andrea Giani, foto profilo Facebook
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Andrea Giani: Powervolley Milano, ecco come si vince

“Ciao Milano. E scusa per il ritardo”. Inizia così l’intervista ad Andrea Giani, mito vivente della pallavolo mondiale, oggi alla guida di quella Powervolley che vuole sognare. La stagione è ormai alle porte e, dopo il 12esimo, 11esimo e 14esimo posto delle ultime annate, bisogna alzare l’asticella. Anche se l’esordio sarà tosto: si parte il 15 in casa di Trento; poi derby casalingo contro Monza e sfida a Civitanova.

Scusate il ritardo

“Mi sarebbe piaciuto giocarci a Milano, avevo anche firmato un contratto – esordisce Giani – poi l’allora vincolo dell’Under 21 fece saltare tutto. Era il 1991, me lo ricordo benissimo”. Oggi ci arriva da allenatore: “Tutto diverso, la parte agonistica non è minimamente confrontabile. E poi negli anni ’90 la pallavolo era uno sport di punta”.

Società necessaria

La Powervolley sogna: “Lo reputo un punto importante di arrivo, ma per essere forti bisogna lavorare su struttura e risultati, solo così puoi fare passi avanti. Tutto questo ha certamente un costo, ma chi lavora su Milano deve diventare un punto di riferimento per le altre, per portare la pallavolo anche nelle grandi città”.

Il progetto Powervolley Milano

Prosegue Giani: “Io sono qui per sviluppare un progetto, che comunque deve partire per forza di cose dai risultati. Centrare i playoff sarebbe bello, è sicuramente diverso da non giocarli; e poi ho chiesto di avere dei giocatori non di passaggio, che devono poter crescere, di nostra proprietà; il gruppo oggi è composto da giovani che hanno potenziale. Con Lucio (Fusaro, il presidente, ndA) ne abbiamo parlato a gennaio e ha capito subito che gli investimenti sono determinanti, è chiaro che finché siamo fuori da Milano le risorse sono diverse”.

Andrea Giani, sognando il Palalido

Da Busto Arsizio al sogno di poter disputare, magari, proprio i playoff nel rinnovato Palalido di Piazza Stuparich: “In Germania quando programmi il giorno dopo hai già l’attuazione del piano. In Italia passano mesi. Per cui dico: giocare a Milano al Palalido sarebbe bellissimo, ma per arrivare al traguardo ci sono tanti punti da sistemare”.

Matteo Piano, ma non solo

Dopo un mese di lavoro, si possono tirare le prime conclusioni: ”Siamo un bel gruppo, ma questo non significa nulla; è il campo che dirà se stai facendo bene o male. Ho dei ragazzi che sono dei lavoratori ma ripeto: anche la società deve aiutare, per avere meno problematiche possibili in campo. I singoli? Matteo Piano ha l’esperienza e il carattere per essere capitano della squadra, però non è detto che sia così per sempre. Stiamo lavorando sul gruppo, questa sarà la nostra forza”.

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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