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Fallo di mano volontario o involontario: differenze

Il fallo di mano è sicuramente una delle irregolarità più difficili da valutare per un arbitro. Questo perché la prima cosa che il direttore di gare si deve chiedere è se il fallo è volontario o involontario.

Fallo di mano volontario o involontario, le differenze

La difficoltà principale sta nel fatto che questa scelta va fatta in una frazione di secondo e, a volte, senza una visuale perfetta dell’azione.

Nel giudicare un fallo di mano vanno analizzate due tipi di fonti, per prima cosa il regolamento, che ovviamente specifica che cosa si intende per “fallo di mano” e quali sono i parametri generali, la seconda fonte sono le precisazioni del Settore Tecnico, cioè l’organo che vigila e spiega il regolamento in caso di necessità che spesso indicano delle vie da seguire per la valutazione di fatti complessi, come appunto decidere se il fallo di mano è volontario o involontario.

Da queste due fonti emerge che il fallo di mano per essere sanzionabile deve essere volontario, affinché ciò accada il bisogna avere un contatto con il pallone in cui il calciatore muova intenzionalmente l’arto verso il pallone o che assuma con le braccia una posizione “innaturale”, cioè non funzionale al movimento del resto del corpo.

Inoltre non è automaticamente considerato involontario un fallo di mano che avviene dopo che il pallone è rimbalzato su un altra parte del corpo, ma va sempre analizzata la sua posizione. Inoltre il consiglio dato dallo staff tecnico è quello di analizzare sempre la distanza fra chi calcia e chi difende e la velocità del pallone.

Purtroppo è facile immaginare che questo non sia sufficiente a specificare quanto un fallo di mano è volontario o involontario. La decisione finale spetta sempre all’arbitro. Che, caso per caso, valuterà tutti i criteri fornitigli dal regolamento e dal Settore tecnico. Per poi considerare eventuali particolarità.

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d’adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l’hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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