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Una delle irregolarità più frequenti nel gioco del calcio è sicuramente il fallo di mano, spesso anche questa infrazione, come nel caso del fuorigioco, è soggetta a dubbi e discussioni, la regola 12 del “manuale del calcio” è quella che riguarda questo tipo di infrazione.

Fallo di mano, il regolamento

In generale lo sappiamo tutti. Il fallo di mano si ha quando un giocatore tocca il pallone, in modo intenzionale, con la mano. Oppure con il braccio, ma ci sono dei criteri che devono essere presi in considerazione.

Il primo criterio importante è che ci deve essere il movimento della mano verso il pallone e non del pallone verso la mano, il secondo criterio utile consiste nel valutare la posizione reciproca del pallone e dell’avversario, cioè il giocatore che commette fallo di mano non deve essere troppo vicino al pallone.

Questi criteri aiutano a giudicare ma la scelta spesso è soggettiva, ad ogni modo la sola posizione della mano non indica un’irregolarità.

Ci sono altre situazioni che sono considerate alla stregua di un fallo di mano. Toccare il pallone con un oggetto tenuto nella mano (indumenti, parastinchi, ecc.) e anche colpire il pallone lanciando un oggetto (scarpa, parastinchi, ecc.) sono da considerarsi un’infrazione.

E’ facile capire che questo non è sufficiente a placare le discussioni. Frequentemente infatti nei vari programmi televisivi post-partita durante l’analisi di un replay, possiamo vedere due opinionisti in disaccordo fra loro per quanto riguarda questo tipo di fallo. Il motivo è semplice. Per quanto possa essere precisa e dettagliata la regola sarà sempre difficile giudicare un fallo di mano. Prima di tutto perché non sempre per l’arbitro è facile vedere questa infrazione. Secondo perché la scelta è sempre soggettiva. Agli arbitri vengono fornite linee guida per giudicare la volontarietà o meno del fallo, ma ovviamente questo spesso non è sufficiente.

Luca Talotta
luca.talotta@gmail.com
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.