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By Roberto Vicario (Roberto Vicario) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

Inter-Milan, Fassone: “Montella è convinto di questo progetto e noi siamo fiduciosi”

Un buon Milan nel secondo tempo del derby contro l’Inter non ha saputo evitare la terza sconfitta consecutiva. Ora i rossoneri sono a meno sette punti dalla zona Champions League, traguardo fondamentale per le casse del club e obiettico dichiarato dalla nuova dirigenza a inizio stagione. Ai microfoni di Sky Sport HD, nel post partita del derby, l’Amministratore Delegato del Milan Marco Fassone.

Cosa fa più male, la sconfitta, la classifica, non aver giovato il primo tempo come il secondo, cosa?

È una bella scelta. Fanno male un po’ tutte queste cose, fa male guardare la classifica. Forse, la cosa che in assoluto fa più male, è che abbiamo perso una partita in cui, almeno nel secondo tempo, abbiamo giocato meglio, abbiamo cercato di costruire, abbiamo preso il gol del 2-1 nel momento in cui stavamo dando il massimo, avevamo costruito quattro palle gol, di cui una è entrata, poi prendi quel gol su rigore al 90°… Direi che il mix di tutte queste cose fa abbastanza male.

Il Milan del secondo tempo che margini di prospettive di crescita potrebbe avere?

Le ultime due partite le abbiamo perse, ma lasciano intravedere qualcosa, che c’è dietro un gioco, che stiamo costruendo, che abbiamo ancora le nostre timidezze, che non siamo ancora una squadra, probabilmente, ma lasciano intravedere che lo diventeremo. Il secondo tempo va preso come sprone e credo anche come abbrivio per le prossime partite.

Si riparte da Montella, Fassone e Mirabelli?

Sì, sì. Ho già ribadito in tutte le salse che c’è estrema fiducia e sintonia in Montella da parte mia, da parte di Mirabelli. Credo che si veda come Montella sa insegnare calcio, sa fare calcio, l’ha fatto lo scorso anno molto bene, lo farà anche quest’anno, anche se queste ultime tre partite, queste ultime tre sconfitte, possono far pensare a qualcuno. Certamente il mister sa come porre rimedio, sa come costruire la squadra e i risultati arriveranno.

Cosa può fare la società per invertire la tendenza, per aiutare la squadra?

Penso che la società debba rispettare il suo ruolo e fare la società. Abbiamo fatto delle scelte, ho fatto delle scelte sulle persone che lavorano con me, in particolare sulla parte sportiva. Loro mi raccontano, mi aggiornano. Poi, è mio compito aggiornare il presidente, raccontare loro cosa sta succedendo. Il calcio è fatto di imprevisti, è fatto di up and down e, soprattutto, è fatto di risultati, talora anche imprevisti. Credo che noi dobbiamo dare alla squadra e al mister la massima tutela, la massima protezione possibile, la massima serenità, il fatto di poter sapere che la società è con lui e che possa avere la testa totalmente concentrata sul campo, sull’insegnare a questi ragazzi, sul metterli insieme, sul trasformarli da eccellenti individualità a gruppo e cerchiamo tutti di farlo.

Sarebbe un problema se il Milan non raggiungesse la Champions League?

È vero che l’obiettivo è quello e lo confermo. Sono passate otto giornate su 38, siamo al 20% del campionato, c’è l’80%. Abbiamo e avevamo la consapevolezza che la prima parte del campionato sarebbe stata più difficile per noi. Entrare subito in media punti, quella media che, presumibilmente, ti può portare al quarto posto, è difficile, ma contiamo di arrivarci nel girone di ritorno. Per cui, l’obiettivo rimane quello, non è che abbiamo abdicato, anche se uno guarda la classifica oggi e ci vede decimi. Oggi siamo decimi perché abbiamo un punto e mezzo a partita di media e con un punto e mezzo a partita si arriva decimi. C’è tempo, ma di certo sarebbe brutto, sarebbe sgradevole, perché vorrebbe dire posticipare di un anno quelli che sono, poi, tutti i progetti della società, ma non sarebbe un dramma. Sarebbe una cosa che ci costringerebbe a rivedere qualcosa, a ritardare un attimo quelli che erano i nostro obiettivi iniziali. Però, per arrivare a questo aspetterei aprile-maggio. Per adesso, mi sembra che le cose stiano piano, piano costruendosi, forse un pelo più piano di quello che pensavamo. Eravamo, forse, un po’ ottimisti, ma sono convinto che arriveranno.

Non è che Bonucci è stato caricato di troppe responsabilità?

Bonucci è un guerriero che le vuole le responsabilità. Ciascuno di noi ha un carattere, per cui, c’è chi sotto le responsabilità si esalta, c’è chi ne vuole di meno perché le responsabilità lo opprimono. Noi abbiamo cercato di fare un gruppo all’interno del quale ci fosse un mix di esperienze diverse, di età diverse. L’abbiamo completato nella parte finale della nostra campagna con i tre giocatori più adulti, se così vogliamo dire, che sono Bonucci, Biglia e Kalinic, che vanno a completare la rosa. Io penso che Bonucci viva bene nelle responsabilità, ma che come tutti si trova improvvisamente in un gruppo nuovo, con un modo di giocare nuovo, con un allenatore nuovo. Ma Bonucci è un campione, non lo possiamo discutere, neanche sul piano della leadership. Basta poco e rivedremo il vecchio Bonucci.

About Mauro Carturan

Amo lo sport e la tecnologia, da sempre provo a combinarli e farne un lavoro. Sono cresciuto col mito degli Azzurri del 1982, di Paolo Rossi e Platini. John McEnroe, Katarina Witt e la pallavolo mi hanno però fatto scoprire quanto siano belli tutti gli sport.

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