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Pierluigi Pardo
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Pierluigi Pardo: da giornalista a scrittore, ma solo lo stretto necessario

Pierluigi Pardo è uno di quei giornalisti che ti prendono e ti travolgono. Con l’ironia, il suo essere istrionico e allo stesso tempo un pozzo di sapienza. Uno che passa con estrema facilità dall’italiano all’inglese, al francese e al tedesco. Uno che sa essere tante persone in una. Da giornalista Mediaset, presentatore di Tiki Taka, all’universo.

Pierluigi Pardo scrittore: perché?

E ora si è reinventato anche scrittore. Per i tipi di Rizzoli è infatti uscito Lo stretto necessario. Un romanzo, non il classico libro sullo sport di un giornalista sportivo. Qualcosa di diverso, di unico. E, perché no, anche di impegnato: “L’ho scritto in tre anni e mezzo – le sue parole alla presentazione alla Mondadori in Piazza Duomo a Milanoper me è stato abbastanza normale partire dal pubblicitario. A gennaio mi hanno sfondato il vetro della macchina e ho capito che quello che mi sarebbe dispiaciuto perdere era il libro. E poi l’ho finito”.

Pierluigi Pardo
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Il giudizio di Selvaggia Lucarelli

Alla conferenza stampa presente Selvaggia Lucarelli: “Io ho odiato il protagonista per le prime 300 pagine. L’uomo che non voglio incontrare mai. E’ cinico, Peter Pan, si assolve continuamente Non ha alcun senso di colpa. Poi, per fortuna, c’è una sorta di redenzione del protagonista. Però è un libro che funziona”.

La genesi del libro

Pierluigi Pardo conclude: Giulio apparentemente è una persona molto felice. E’ un po’ cinico; ed è un libro dove il ruolo della donna ne giova. Un uomo che di fronte al passato prima prova a chiudere gli occhi e, quando capisce che non può, lo affronta. E poi c’è Federico, l’uomo che spingerà Giulio a giocarsi le sue carte”. Ma perché scrivere un romanzo? “Per capire se ero in grado o no di farlo, in primis”.

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d’adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l’hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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