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Helenio Herrera
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Helenio Herrera: il mago della tattica che ha fatto grande l’Inter

Ricorre oggi il 20esimo anniversario dalla scomparsa di Helenio Herrera, un allenatore entrato di diritto nella storia del calcio per i trionfi ottenuti con l’Inter.

Helenio Herrera: il vero artefice della “Grande Inter”

Il nome di Helenio Herrera, anche per chi non ha avuto la possibilità di vivere appieno i suoi trionfi, è legato indissolubilmente a quello dell’Inter. La sua esperienza sulla panchina nerazzurra avviene in due diversi periodi, entrambi leggendari. L’argentino approda a Milano nel 1960, dove resterà fino al 1968. Tornerà poi nel capoluogo lombardo nella stagione 1973-74, fortemente voluto dal presidente Angelo Moratti.

Sotto la sua guida la formazione milanese torna a vincere e si guadagna così l’appellativo di “Grande Inter”. A parlare per lui sono i successi: tre scudetti (compreso il decimo della storia dell’Inter, quello della stella), due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Tutto nell’arco di pochi anni, concentrati tra il 1962 e il 1966.

Il tecnico punta su un undici consolidato, che gli dà enormi garanzie. Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin (Tagnin), Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peiró (Domenghini), Suarez, Corso: questi erano i giocatori che venivano maggiormente schierati in campo, come una filastrocca ricordata ancora adesso da molti giovani.

Helenio Herrera: un sergente amante del bel gioco

Negli anni ’60-’70 molte squadre puntano innanzitutto sul “non prenderle”. Le idee dell’argentino sono invece ben diverse: una delle frasi che lo ha spesso contraddistinto è l’ormai celebre “Taca la bala!”, ovvero “Attacca la palla”, un modo per invitare i suoi a pressare il più possibile gli avversari.

Gli undici nerazzurri, infatti, conoscevano in modo preciso i movimenti dei compagni e sapevano attaccare al meglio gli spazi. Gli amanti dello spettacolo storceranno certamente il naso riguardando le gare della “Grande Inter”, ma il suo credo calcistico era ben diverso dal catenaccio: l’atteggiamento in gara era ritenuto fondamentale per ottenere risultati. Il dialogo con ogni componente della rosa era fondamentale: tutti dovevano sentirsi indispensabili per il gruppo.

La capacità di essere autoritario, quando necessario, non gli mancava di certo. Chi non sapeva eseguire i suoi dettami finiva inevitabilmente per essere messo in un angolo. Anche gli atteggiamenti poco professionali fuori dal campo erano puniti (Angelillo venne addirittura ceduto per un flirt con una cantante). Niente era lasciato al caso, nemmeno la dieta. Una vera rivoluzione per quel periodo.

Helenio Herrera: l’omaggio della città di Milano

Proprio nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, Milano ha deciso di celebrare Helenio Herrera per i successi ottenuti con il club nerazzurro. Il giardino situato in piazza Axum, angolo via Rospigliosi, nella zona di fronte allo stadio San Siro., sarà proprio intitolato all’ex tecnico argentino.

La targa collocata nello spazio verde riporterà la seguente scritta: «Giardino Helenio Herrera Gavilan. Allenatore di calcio, 1910-1997». Ormai da qualche tempo nel capoluogo lombardo si stava ipotizzando di compiere un gesto per onorare la memoria del “Mago”. Il primo ad avanzare una proposta era stato il consigliere comunale del Pd Rosario Pantaleo, che il 30 giugno 2016 aveva avanzato una mozione per uno spazio non solo ad Herrera ma anche all’ex allenatore del Milan Nereo Rocco. Successivamente a muoversi era stata la vedova di Herrera, che è stata ora finalmente accontentata.

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