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GP Gran Bretagna, Brands Hatch, 1980, Giacomelli su AR 179 davanti a Depailler
GP Gran Bretagna, Brands Hatch, 1980, Giacomelli su AR 179 davanti a Depailler

Autodelta: un nome che fa battere il cuore

E’ uscito poche settimane fa nelle librerie italiane (ma lo si trova anche su Amazon) Autodelta l’ala veloce dell’Alfa Romeo”, il libro che Massimo Colombo, giornalista professionista cresciuto in quella che fu un’autentica scuola di giornalismo quale la redazione de “Il Giornale” di Indro Montanelli, e suo fratello Giuseppe Colombo, imprenditore con la passione della scrittura, hanno dedicato al mitico reparto corse dell’Alfa Romeo. La redazione di MilanoSportiva ha incontrato uno degli autori, Massimo Colombo.

AUTODELTA - autori Massimo (sx) e Giuseppe (dx) Colombo alta
AUTODELTA – autori Massimo (sx) e Giuseppe (dx) Colombo

Buongiorno Massimo, da qualche giorno si trova nelle librerie italiane il libro scritto a quattro mani con tuo fratello Giuseppe che avete voluto dedicare ad Autodelta, nome storico del mondo dell’automobilismo sportivo. Cosa vi ha spinto a dedicarvi ad un tema così affascinante quanto spinoso?

La passione per le corse e per l’Alfa Romeo trasmessa da nostro padre ma anche la necessità di colmare un vuoto editoriale sulla storia dell’Alfa Romeo. Le vittorie e i record sportivi della storica casa milanese nonché le biografie sportive dei suoi straordinari piloti sono da sempre oggetto di innumerevoli libri e riviste ed anche internet fornisce in questo senso il suo prezioso contributo. Viceversa, Giuseppe ed io abbiamo voluto realizzare una cronistoria di Autodelta, dai suoi esordi al suo tramonto, ponendo al centro storie di uomini che con la loro sconfinata passione, senza tener conto di fatiche e sacrifici, si sono votati al lavoro con l’orgoglio di chi si sente parte di un’azienda accomunati dal desiderio di renderla grande. Senza, peraltro, riceverne necessariamente adeguate soddisfazioni economiche. La passione, innanzitutto e soprattutto. Un progetto che è stato condiviso da Fucina Editore, casa editrice milanese
indipendente che da sempre si dedica al mondo dell’automobilismo sportivo.”

24 Ore Daytona, 1968, le 33 in parata al traguardo prime di categoria
24 Ore Daytona, 1968, le 33 in parata al traguardo prime di categoria

Avete quindi riservato particolare attenzione al lato umano dei protagonisti?

Dietro ogni grande vittoria sportiva c’è la storia tecnica ma soprattutto umana di grandi uomini. Non mi riferisco, parlando dell’Alfa Romeo, solo all’Ing. Chiti ed al Presidente Giuseppe Luraghi che hanno reso l’Alfa Romeo un simbolo vincente del nostro paese. Mi riferisco anche a quelle migliaia di operai, meccanici, progettisti che con dedizione ed orgoglio hanno contribuito ogni giorno in maniera determinante alle vittorie ed al prestigio dell’Alfa Romeo.

4 Ore di Monza 1967, Giulia GTA nella variante che precede la sopraelevata
4 Ore di Monza 1967, Giulia GTA nella variante che precede la sopraelevata

Le vittorie di Autodelta caratterizzano la storia dell’automobilismo sportivo del secondo dopoguerra. Dopo il doloroso ritiro nel 1951 dall’attivista agonistica (con in tasca la vittoria del mondiale F1 da parte di Manuel Fangio) per avviare il progetto industriale di sviluppo dell’Alfa Romeo nella produzione di automobili di serie, Autodelta si dedica alla produzione e fornitura di motori ad altre scuderie. Sarà infatti con il motore 24 cilindri montato sulla Braham di Bernie Ecclestone che Niki Lauda vincerà il campionato mondiale nella stagione 1978-1979 battendo le Ferrari. Con il rientro in Formula Uno nel 1980, Autodelta realizza una macchina tutta italiana (dal telaio al motore) guidata da un pilota italiano, Bruno Giacomelli. Senza dimenticare le grandi vittorie nei rally e nel campionato grandi marche (nel 1975 e 1977).”

800 KM di Digione, 1975, la 33TT12 di Merzario precede la gemella di Pescarolo
800 KM di Digione, 1975, la 33TT12 di Merzario precede la gemella di Pescarolo

Un duello, quello tra l’Alfa Romeo e la Ferrari, che da sempre ha contraddistinto il mondo dei motori. Quali sono stati i rapporti tra i rispettivi patron, l’Ing. Chiti ed Enzo Ferrari?

1000 KM Nurburgring, 1967, la 33 di Bussinelo-Zeccoli
1000 KM Nurburgring, 1967, la 33 di Bussinelo-Zeccoli

Due fortissime personalità, due grandi leader. Enzo Ferrari era l’uomo del business, anche in chiave internazionale. La presenza della scuderia Ferrari nella Formula 1 è sempre stata il trampolino di lancio per la produzione delle gran turismo da vendere, in Italia e nel mondo. A riprova la massiccia presenza di piloti, meccanici e progettisti di provenienza straniera. L’Ing. Chiti, viceversa, era uomo sanguigno ma anche molto attento ai rapporti umani con una particolare predilezione per coloro che, pur provenendo da umili origini, erano cresciuti e si erano affermati. Moltissimi i piloti italiani approdati alla corte dell’Alfa Romeo. Con ognuno di loro l’Ing. Chiti aveva un rapporto speciale: da Bruno Giacomelli, il pilota del rientro in Formula 1, ad Andrea De Adamich, frequentatore della famiglia, fino ad Andrea De Cesaris, talentuoso e sfortunato pilota che troppo presto ci ha lasciato. Uno di quegli eroi senza gloria che, troppo giovani e troppo sfortunati, hanno dato la vita per regalarci un sogno. Anche e soprattutto a loro questo libro è dedicato.”

1000 KM Nurburgring, 1975, Bell sulla 33TT12 vola alla Flugplatz
1000 KM Nurburgring, 1975, Bell sulla 33TT12 vola alla Flugplatz

“Approdato per caso in Alfa Romeo nel 1952 (nella quale rientra nel 1966) , sospinto più da ragioni private e affettive che da una vera e propria scelta professionale, Chiti fu sbalzato quasi subito nel reparto corse dove, pur essendo laureato in ingegneria aeronautica e come tale grande appassionato di aerei, dimostra velocemente il suo grande valore. Ciò gli procura la chiamata nel 1957 da parte di Enzo Ferrari che ha sempre apprezzato i tecnici di scuola Alfa Romeo. In Ferrari rimane fino al 1961, periodo che gli basta per fare vincere due mondiali F1 con le macchine da lui progettate. Di queste una è la mitica Ferrari 156 che monta, per la prima volta nella storia della casa di Maranello e dopo aver avuto l’ardire e l’ardore di convincere nientemeno che Enzo Ferrari , un motore posteriore. Alla guida di questa monoposto Phill Hill vince il Mondiale F1 nel 1961. E’ quindi chiaro che Enzo Ferrari abbia vissuto il rapporto con Chiti e l’Alfa Romeo con grande sofferenza. Una sofferenza che si acuiva in particolari situazioni come, ad esempio, il doppiaggio alle due Ferrari da parte di Bruno Giacomelli nella prima gara del Mondiale F1 nel 1980, l’anno del rientro all’attività agonistica da parte di Alfa Romeo.”

1000 KM Nurburgring, le 33 ai box
1000 KM Nurburgring, le 33 ai box

Quali sono stati invece i rapporti tra i due grandi protagonisti di Autodelta, l’Ing. Chiti ed il presidente Giuseppe Luraghi?

Senza dimenticare tutti coloro che l’hanno resa grande, Chiti e Luraghi sono i veri protagonisti dell’età d’oro di Autodelta,per intendersi, quella dal 1964 al 1974. Voluta da Luraghi e diretta da Chiti, Autodelta è stata la risposta di Alfa Romeo al mondo dell’automobilismo sportivo. Una risposta fondata su passione e valori umani, oltre che tecnici, all’insegna del prodotto made in italy. La grandissima passione sportiva di Chiti (che lo spingeva ad essere presente ad ogni corsa, indipendentemente da tutte le difficoltà relative a tempi, luoghi, distanze) e la capacità imprenditoriale di Luraghi sono state la chiave del successo di un periodo irripetibile. I rapporti sintonici tra Luraghi e Chiti e la capacità di quest’ultimo di interpretarne i desiderata ne sono il segreto. Le dimissioni di Luraghi (condizionato dalla politica romana) nel 1974 e successivamente quelle dell’Ing. Chiti (che per identici motivi non sentiva più Autodelta appartenergli) dieci anni dopo, segnano il declino di Autodelta e di un modo di fare automobilismo sportivo che non tornerà mai più. “

Balocco 1971, da sx Satta, Busso, Luraghi, Chiti
Balocco 1971, da sx Satta, Busso, Luraghi, Chiti

Se Chiti era uomo di genio e di passioni, Luraghi era uomo di estrazione manageriale. Lasciata la Pirelli (nella quale ricopriva un ruolo di grande rilievo ma della quale qua non condivideva l’impostazione patriarcale) passa alla dirigenza di Finmeccanica (gruppo IRI) nel 1951, in un momento drammatico per l’ Alfa Romeo la cui produzione di automobili di serie deve essere assolutamente rilanciata. Le sue vetture belle ma molto costose sono prodotte, sin da prima della guerra, in poche centinaia all’anno arrivando
anche al minimo storico di 50 pezzi annui! Da qui la decisione dell’Alfa Romeo, sospinta da Finmeccanica, di abbandonare il reparto corse. Sotto la presidenza Luraghi, Autodelta e l’Alfa Romeo realizzano una molteplicità di progetti in ambito motoristico (formula uno, rally, motonautica).

1000 KM Zeltweg, 1975, le 33 campioni del mondo con la squadra Autodelta
1000 KM Zeltweg, 1975, le 33 campioni del mondo con la squadra Autodelta

Un’avventura sportiva che si intreccia con le trame politiche nazionali

Autodelta ed Alfa Romeo sono sempre state aziende a partecipazione statale. Inevitabili pertanto pressioni e condizionamenti da parte del sistema partitico, prima ancora che politico. A maggior ragione l’operato di Chiti e Luraghi è stato straordinario.”

1977, Jean Pierre Jarier sulla 33SC12 campione del mondo
1977, Jean Pierre Jarier sulla 33SC12 campione del mondo

Nel libro tracciate anche un quadro del contesto sociale, politico ed economico del periodo.

Abbiamo volutamente evitato di fare un libro per soli addetti ai lavori, con l’obiettivo di trasmettere il valore Alfa Romeo, il senso di appartenenza e condivisione che accomunava tutti coloro che vi lavoravano e che con orgoglio, ogni giorno, dal dirigente alle maestranze, si impegnavano per dare il proprio contributo ad un’azienda che ha reso grande lo sport italiano e la città di Milano. Ne abbiamo tracciato il percorso esaltante attraverso i fatti che hanno caratterizzato la storia italiana di quel periodo, per molti versi drammatici. La crisi energetica del 1973 e le prime domeniche a piedi, la stagione dei grandi scioperi nelle aziende, gli anni di piombo e l’infiltrazione del terrorismo nei reparti dell’Alfa Romeo, lo scandalo Lockeed del 1976. Per quattro anni mio fratello Giuseppe ed io abbiamo dedicato tutto il tempo libero che le nostre rispettive professioni ci concedevano per realizzare la storia di un nome che fa ancora battere il cuore.”

Manca solo il riconoscimento da parte dell’Amministrazione Comunale di Milano

Un vero peccato che ad oggi la casa automobilistica, che nel suo simbolo ha lo scudo sforzesco ed il biscione visconteo e che avuto nello stabilimento del Portello un autentico polmone produttivo, non abbia ancora ricevuto un adeguato riconoscimento da parte del Comune di Milano. Un riconoscimento che le è dovuto per il grande legame avuto con la città di Milano e per esserne stata elemento cardine del tessuto socio-economico. Sarebbe auspicabile che tale riconoscimento non tardasse ad arrivare.”

Un augurio al quale la redazione di MilanoSportiva si associa.

Francesco A. Bellini

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About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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