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Umberto Quintavalle, foto ufficio stampa HC Milano Quanta

Sport a Milano: pubblico e privato, la proposta di Umberto Quintavalle

Lo sport a Milano ha bisogno di nuova linfa. Nuove idee, impianti ma soprattutto un confronto diretto e sincero tra pubblico e privato. E’ questo quello che pensa Umberto Quintavalle: imprenditore, ma soprattutto presidente del Gruppo Quanta: “Le nostre valutazioni partono da un dato oggettivo – le sue parole a Milanosportiva – oggi lo sport a carattere generale a Milano sta attraversando un momento molto negativo. Perché se quello che conta sono i risultati, possiamo dire che non c’è una squadra della città che vince un campionato serio, di alto livello, da anni. A questo si aggiunga l’aggravante dell’assenza di un palazzetto dello sport. Una struttura presente in qualunque città di media grandezza. E poi Milano non è capace di produrre un atleta vincente da anni”.

Lo sport a Milano e la situazione degli impianti

In tutto questo si inserisce una situazione degli impianti sportivi milanesi molto delicata: “Disastrosa direi – prosegue Umberto Quintavalle, presidente del plurivittorioso Milano Quantatutte le strutture perdono soldi. Tranne due casi virtuosi, noi e la Pro Patria, tutte le altre aziende private hanno i conti in rosso. Per non parlare di Milanosport: anni di perdite importanti che sì si riducono, ma che in questo contesto di quadro economico non tengono in considerazione gli ammortamenti a carico del Comune. E dunque siamo sempre al solito discorso”. Ma non è finita qui: “Manca totalmente la collaborazione tra pubblico e privato. E questo, onestamente, è uno scenario che fa paura”.

Il passo indietro delle istituzioni pubbliche

Una prima soluzione, secondo Umberto Quintavalle, sarebbe quella di vedere un pubblico che faccia un chiaro e deciso passo indietro: “Fintanto che esisterà una struttura come Milanosport che occupa tutti gli spazi in maniera dominante, è chiaro che il privato andrà in sofferenza – precisa ancora Quintavalle – come fa ad allearsi una società privata con chi lo vuole morto? In quei pochi casi dove qualcuno ha provato ad avvicinarsi è stato respinto. Penso ad Armani con il discorso legato al Palalido. La mia richiesta è che si limiti l’area di azione di Milanosport. Per esempio la parte acqua, ciclismo, atletica e il grande calcio. Lì il privato non può gestire ed è giusto lasciarlo al pubblico. Ma su tutto il resto c’è bisogno che si faccia respirare ed agire il privato. Perché se è vero che lo sport è sociale, non si possono tralasciare l’agonismo, lo spettacolo e il business”.

La tavola rotonda dei lavori con il Comune

L’altra grande richiesta di Quintavalle è quella di un confronto diretto con il Comune: “Mi piacerebbe che la municipalità organizzasse una tavola rotonda dove spiega come vuole sviluppare lo sport su Milano – il suo pensiero – non è difficile mettere insieme un tavolo istituzionale. Creare un dibattito dove le società possano anche dare indicazioni su come agire, tutto qua. Perché i privati dovrebbero essere la spinta, il futuro, l’innovazione. E invece stanno morendo tutte. Un dato parla chiaro: negli ultimi tre anni, le prime cinque strutture milanesi per dimensioni hanno perso cumulativamente oltre un milione di euro all’anno. E tra queste ci siamo anche noi e la Pro Patria, che come detto abbiamo i conti a posto”. In chiusura si torna a parlare di Milanosport: “La recente legge Madia impedisce agli enti pubblici di avere delle partecipate che non abbiano un valore strategico. Il Comune di Milano è corsa ai ripari con una delibera dove definisce Milanosport un valore strategico. Si cerca di tenere in vita un’azienda andando contro una legge dello stato. E tutto questo non permette, ovviamente, lo sviluppo dello sport milanese privato”.

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d’adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l’hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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