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Carlo Recalcati e Gianmarco Pozzecco
Carlo Recalcati e Gianmarco Pozzecco

Carlo Recalcati: tra mito e storia, l’intervista (terza e ultima parte)

Vi proponiamo oggi la terza e ultima parte dell’intervista a Carlo Recalcati, mitico protagonista della pallacanestro italiana dal 1962 ad oggi. Per chi volesse rileggere le puntate precedenti, ecco i link: per la prima parte dell’intervista cliccare QUI. Per la seconda parte dell’intervista cliccare QUI.

Allenare oggi e i problemi della Nazionale. Le soluzioni

M.S. Ritieni che gli allenatori del nostro campionato abbiano queste attitudini?

C.R. “Molto spesso gli allenatori, condizionati anche dalle società, non lavorano per il bene esclusivo della squadra ma si preoccupano di quanto la squadra possa glorificare la loro figura professionale. Sembrano infastiditi dal pensiero che del loro lavoro possano trarre vantaggi altri colleghi dopo di loro. Io non avrei mai vinto a Varese se non avessi trovato una squadra preparata tecnicamente ed atleticamente da chi mi aveva preceduto.

E’ un problema culturale, di mentalità.”

M.S. Un problema che però coinvolge anche altre figure del settore.

C.R. Dirigenti e presidenti dovrebbero essere più lungimiranti senza farsi prendere dall’ansia di successi immediati. Tracciare un percorso, indicare la giusta via per realizzare progetti vincenti. E per vincere è necessario investire in strutture adeguate e risorse tecniche ed umane, compresi gli allenatori. Allenatori che devono tornare ad essere considerati dalle società un investimento utile per la crescita dei giocatori, partendo dai settori giovanili. Quale contributo potrà mai dare un allenatore se, come avviene nella regione Lombardia, per guadagnare 800€ al mese è costretto ad allenare tre squadre diverse? Altro problema è la carenza di strutture preposte ad accogliere i ragazzi del minibasket per i loro allenamenti. I costi eccessivi delle palestre (60€/ora) non permettono di fare più di due allenamenti alla settimana mentre i loro coetanei di altri paesi, come la Slovenia, si

allenano ben sei giorni alla settimana!”

M.S. La carenza di giovani emergenti si ripercuote sull’intero movimento cestistico colpendo anche la squadra nazionale i cui ultimi risultati non sono certo confortanti.

C.R. “Inevitabile. La difficoltà di molti giocatori, anche validi, di trovare spazio nelle proprie squadre di club li conduce all’esclusione dalla stessa o ad arrivarci scarsamente preparati. I miei successi con la squadra nazionale sono stati possibili grazie alla forza di un gruppo di giocatori intelligenti, disponibili ma soprattutto con la mentalità vincente perché abituati a giocare le competizioni internazionali con le rispettive squadre di club

M.S. Solo un problema di giocatori che non trovano spazio?

C.R. Noi italiani siamo abituati a pensare che basti avere un obiettivo perché si creda che questo necessariamente si possa soddisfare. Sottoponiamo i gruppi di lavoro ad una eccessiva pressione per il conseguimento della vittoria finale creando viceversa, al loro interno, ansia, stress, paure. Personalmente non mi sono mai meravigliato della difficoltà della squadra nazionale ad ottenere risultati. Pensare di dover vincere non significa necessariamente esserne capaci.”

La Nazionale e l’Nba. Un rapporto difficile.

M.S. Tante nazionali schierano giocatori che militano nell’Nba.. La nostra nazionale è arrivata a schierare quattro giocatori che militano nell’Nba ma senza conseguire i risultati sperati.

C.R. Nell’ Nba ci giocano ormai un po tutti. Bisogna vedere però quale sia la reale portata della loro presenza durante la stagione. Vediamo dove giocano, se giocano e quanto giocano, se arrivano a disputare i playoff oppure si fermano prima. Dobbiamo essere più analitici, comprendendo le esperienze da loro maturate. E cominciare a lanciare i giovani. Come feci con Andrea Bargnani ed altri giovani. Dopo che la squadra nazionale aveva giocato un pessimo Campionato Europeo 2005 in Serbia, esclusi volutamente Jack Galanda e Massimo Bulleri per dare spazio ai nuovi convocati. Sono contento che Romeo Sacchetti stia procedendo in questa direzione facendo gli stage con i giovani. Strada che intrapresi nei primi due anni da Commissario Tecnico della Nazionale. Feci stage ogni mese con giocatori dalle diverse caratteristiche, di serie diverse, per ruoli differenti. Ho così avuto modo di scoprire giovani che fecero poi molto bene come Davide Lamma, che giocò 23 minuti nella finale con la Francia ai Campionati Europei 2003, e Matteo Soragna che esordì in nazionale a quasi 27 anni diventandone presto un punto fermo. Se non avessi avuto la possibilità e necessità di girare le varie serie non mi sarei mai accorto di loro.”

M.S. Danilo Gallinari e l’Nba. Un rapporto privo di soddisfazioni.

C.R. Danilo dovrebbe avere la fortuna di giocare in squadre vincenti. Non deve diventare un altro giocatore, ma giocare in altre squadre. L’Nba è un mondo a sé. La fortuna di poter disputare la stagione in una squadra competitiva dipende dai reali spazi a disposizione determinati dai tetti salariali dalle singole società e dalle opportunità al momento della scadenza del contratto, indipendentemente dalle capacità tecniche di un giocatore di talento come lui. Bisogna avere un po di fortuna. Gigi Datome se ne è tornato in Europa dopo due anni di Nba perché ha capito che in Eurolega avrebbe potuto raggiungere i successi che lo avrebbero gratificato. Danilo Gallinari avrebbe potuto fare la stessa cosa ma probabilmente le sue ambizioni ed aspettative sono altre.”

Verso Olimpiadi 2020. Quale futuro.

M.S Il nuovo calendario Fiba può quindi avere un ruolo importante nella scoperta di nuovi talenti?

C.R. Ben venga il nuovo calendario Fiba perché costringe le squadre nazionali a giocare le partite dei mesi di novembre e di febbraio senza i giocatori che militano nell’Nba e in Eurolega. In questo modo sono obbligate a reperire giovani talenti dai club. Giocatori che altrimenti non avrebbero mai l’opportunità di farsi apprezzare. Il caso di Amedeo Della Valle è eclatante. Nelle ultime due stagioni è stato escluso dal giro della nazionale perché chiuso nella squadra di club da altri giocatori.”

M.S Necessità, quella di avere nuovi giocatori per la nazionale, che è diventata un’emergenza.

C.R.. “Assolutamente si. Mondiali 2019 ed Olimpiadi 2020 si avvicinano e nella squadra attuale sono presenti sette/otto giocatori che tra tre anni avranno superato i trent’anni. Sarà un miracolo se, di questi, due o tre parteciperanno alle competizioni. Parliamo di giocatori che arriveranno logorati nel fisico da centinaia di partite giocate ad alto livello e da una variegata serie di infortuni e problemi fisici, come nel caso di Danilo Gallinari.”

M.S. Ritieni sufficiente l’inserimento di nuovi giocatori?

C.R. Dare nuova linfa è la base per ripartire. Ma dobbiamo anche ammettere che, al di là di tutti i problemi del nostro movimento, altre federazioni sono cresciute. Basti pensare ai paesi della ex-Jugoslavia, a quelli dell’ex-Urss, alla Turchia, alla Germania. Quest’ultima ha fatto così tanti progressi che nei prossimi due anni, se non cambiamo rotta, sarà davanti a noi. Sono lontani i tempi nei quali potevamo batterla, come nel Campionato Europeo 2005. Così come lontanissima appare la vittoria in semifinale con la Lituania alle Olimpiadi 2004. Una situazione che non mi piace.”

M.S. Tra i giocatori attuali chi è il nuovo Carlo Recalcati in grado di essere protagonista in campionato e capace di trascinare la nazionale verso nuove vittorie?

C.R. La difficoltà a reperire nuove talenti di cui parlavo poc’anzi non mi permette di individuare una giovane promessa del nostro basket. Mi verrebbe da dire Awudu Abass ma a fine stagione compirà 25 anni!”

Un bilancio

M.S. Oggi guardando a ritroso il tuo percorso sportivo ed umano quanto c’è di Carlo e quanto è rimasto di Charlie?

C.R. “Carlo e Charlie sono sempre stati presenti in tutto il mio percorso da giocatore e di uomo. Ora predominava l’uno ora l’altro, a seconda delle situazioni. Voglio credere che tutto quanto ha fatto Charlie, sia da giocatore che da allenatore, non sarebbe stato possibile senza quanto Carlo aveva seminato.

M.S. Siamo giunti alla conclusione della nostra piacevole conversazione. Grazie Carlo per i bei momenti che ci hai regalato nel corso della tua carriera e per la tua grande carica di umanità. Ci auguriamo di poterti incontrare nuovamente, magari per commentare qualche bel successo della nostra nazionale.

C.R. “Auguriamoci allora che ciò possa avvenire molto presto. Alla prossima.”

Francesco A.Bellini

About Luca Talotta

Calabrese di nascita e milanese d’adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l’hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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