l'addio di Bjorn Borg

Ricorre oggi il 35esimo anniversario dall’addio di Bjorn Borg, uno dei tennisti più vincenti della storia, che ha saputo ottenere risultati difficili da eguagliare nonostante una condotta lontano dai campi tutt’altro che ineccepibile.

Bjorn Borg: un talento incontrastato

Tanto bravo in campo, quasi imbattibile, quanto amante degli eccessi nella vita di tutti i giorni. Queste due caratteristiche sembrano rispecchiare appieno Bjorn Borg, che ha scritto a pieno titolo il suo nome nella storia del tennis pur essendosi ritirato a soli 26 anni.

Il suo palmares è però la più chiara dimostrazione del suo talento con la racchetta. Tra il 1974 e il 1981 lo svedese riesce infatti a conquistare ben undici titoli del Grande Slam, allora un record nell’era Open in campo maschile. Di questi, sei arrivano al Roland Garros (anche se Rafa Nadal sarebbe poi riuscito a fare ancora meglio). Addirittura per cinque anni di fila è riuscito a prevalere a Wimbledon (record eguagliato da Roger Federer). IL suo talento è stato certamente determinante, ma altrettanto il suo carattere che gli ha sempre permesso di restare freddo anche nei momenti difficili delle sfide. Non a caso riuscì a guadagnarsi il soprannome di “uomo di ghiaccio”.

La situazione sembra incrinarsi nel 1981, quando aveva comunque già collezionato ben dieci titoli. La sconfitta contro McEnroe in finale a Wimbledon, dove il suo dominio appariva incontrastato, lo segna infatti in maniera decisa.

La decisione di porre fine alla sua carriera nel 1983 sembra quindi una scelta quasi naturale. Le sue condizioni fisiche non gli permettevano di essere più competitivo come avrebbe voluto.

Bjorn Borg: genio e sregolatezza

Ma cosa porta un campione del calibro di Borg a ritirarsi quando avrebbe potuto avere ancora diversi anni di carriera davanti? A chiarire i dubbi è chi lo conosce bene. La cantante Loredana Bertè, con cui era stato sposato per un paio d’anni, rivela diversi anni dopo alcuni dettagli della sua personalità e del suo comportamento fuori dal campo.

All’interno del libro Traslocando l’artista italiana racconta aspetti sconcertanti per un campione che dava del filo da torcere a tutti: “Per la cocaina lasciò vincere McEnroe in finale a Wimbledon, con grande scorno della madre, che aveva preparato nella madia lo spazio per la sesta coppa”.

Non è finita qui. Tra un game e l’altro Borg avrebbe sollecitato a terminare la gara il prima possibile. La motivazione? Doveva “farsi una striscia“. Le parole pronunciate dalla Bertè non sono mai state confermate dal tennista, ma il cambiamento avuto dallo svedese in quegli anni era chiaro. Qualcosa di grave nella sua vita doveva essere accaduto sicuramente. Questo non fa però che accrescere i rimpianti per il talento di uno sportivo che avrebbe potuto rendere i suoi successi ancora più numerosi.

Ilaria Macchi
ilamacchi@gmail.com