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Olimpia Milano, cronaca di un fallimento annunciato

Dopo la prematura uscita di scena dalle F8 di Coppa Italia per mano di Cantù, è arrivato il momento di fare un primo bilancio sulla stagione Bianco Rossa che, indipendentemente da come potrà finire, si può già definire fallimentare. Milano aveva tre obbiettivi ad inizio stagione: playoff di Eurolega, Coppa Italia e Campionato, due sono già andati.

Come scrisse Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne il Gattopardo, ” tutto cambia perchè nulla cambi” in casa Olimpia Milano. La squadra di Giorgio Armani è all’ ennesimo anno zero dell’ ennesimo progetto a lunga gittata che avrebbe dovuto portare la squadra meneghina ad una posizione egemone in Italia e di primo piano in Europa. Ad inizio stagione coach Pianigiani fu piuttosto chiaro: ” la squdra passerà momenti delicati perchè non ha vissuto, ma la cosa importante sarà arrivare al giusto punto quando conterà davvero, ovvero a Febbraio per la coppa di lega e in primavera per i playoff”. Beh, queste F8 di coppa sembrano aver decretato ufficialmente la morte sportiva prematura del nuovo corso tecnico meneghino.

Milano si è sciolta sotto i soliti problemi che la affliggono da una decade ormai, mancanza di unità in campo, pressione troppo elevata e incapacità cronica di difendere in maniera organizzata. Gettare tutte le colpe su coach Pianigiani sarebbe sbagliato( anche perchè come detto, cambiano i tecnici, cambiano gli interpreti in campo, ma sono sempre quelli i probemi che affliggono Milano da anni ormai), ma il suo lavoro fino ad ora è molto deficitario. Il coach senese ha sulla sua coscienza sportiva giocatori tagliati in maniera non comprensibile ad inizio stagione( Dragic & Fontecchio), ragazzi come Kalnietis, Pascolo e Abass dimenticati ai margini della panchina e spolverati solo in rari momenti anche quando i pari ruolo sembrano impresentabili in campo( e in un basket in cui ti allacci le scarpette ogni 48 ore è inaccettabile) e una monotematicità offensiva che non riesce ad andare oltre al Pick and Roll e alla serata di grazia di uno dei suoi esterni.

A livello dirigenziale, le colpe non paiono di minor entità. La società, da anni ormai, non sembra aver la capacità di affrontare e risolvere i fisiologici problemi che si creano in un team sportivo professionistico e sopratutto non pare aver una visione d’ insieme e compentente a livello cestistico. Il non prevedere la figura di un GM ad organigramma risulta ancora più ridicolo dopo l’ ennesima waterloo sportiva milanese. La dirigenza, nella figura del Presidente Proli, ha dimostrato per l’ ennesima volta nel corso degli anni, l’ incapacità di comprendere il mondo baskettaro e di porre rimedio agli errori che necessariamente possono esserci in una gestione sportiva di alto livello. La mancanza di una figura di raccordo tra proprietà e campo che dopo prestazioni del genere chiuda la porta dello spogliatoio e tiri tutta la squadra in riga e li metta davanti alle varie responsabilità individuali è il problema maggiore che affligge Milano e che non consentirà all’ EA7 di tornare ad essere l’ Olimpia fino al momento in cui non si porrà rimedio. Finchè le cose resteranno così nella gestione societaria, si andrà avanti di progetto in progetto, cambiando allenatori e giocatori, raccogliendo qualche successo ma lasciando per strada molto più di quello che è lecito da una squdra che spende oltre 20 milioni di euro l’ anno per la gestione sportiva.

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About Michele De Luca

Classe '83, ex giocatore di basket (12 anni di attività), laureato in scienze dell'organizzazione applicata allo sport.

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