Nerazzurri siamo noi. Un vecchio inno dell’Inter recuperato. A dimostrazione di una storia che attraversa epoche e momenti molto diversi. E molto diversi sono i protagonisti. Accomunati però dagli stessi colori: quelli nerazzurri appunto. Da Amadei a Zenga, in un percorso che si snoda attraverso la storia di squadre fantastiche che hanno scritto pagine indelebili del calcio, in Italia e nel mondo. Abbiamo rivissuto i momenti straordinari della storia ultracentenaria dell’Inter nell’intervista a Francesco Caremani, autore del libro “Nerazzurri siamo noi. I campioni dell’Inter” edito da Bradipo Libri. Con lui abbiamo parlato di passato, presente, futuro della società milanese.

“Nerazzurri siamo noi. I campioni dell’Inter”, una storia ultracentenaria raccontata ad intere generazioni

La storia dell’Inter, raccontata a tutti coloro che amano la storia del calcio. Al bambino che si avvicina per la prima volta a questo sport e del quale non conosce ancora nulla. All’adolescente che ha sentito parlare di qualcosa e di qualcuno e vuole approfondire. Al meno giovane che vuole rivivere bei ricordi

Alla ricerca dei momenti più vincenti

Sono andato a cercare quei giocatori del passato, più o meno recente, che hanno segnato i momenti più importanti e più vincenti della storia dell’Inter. Fino a Josè Mourinho, il protagonista dell’ultimo grande ciclo dell’InterSenza dimenticare gli anni di Amedeo Amedei, Benito Lorenzi, Antonio Angelillo. La scelta di Antonio Angelillo ha avuto un risvolto personale. Non è solo il giocatore che con la maglia dell’Inter ha segnato il maggior numero di gol in un campionato a girone unico, nella stagione 1958/59.  E’ anche l’allenatore degli anni d’oro dell’Unione Sportiva Arezzo quando militava in serie B. Il suo legame con Arezzo fu così forte da viverci per il resto della vita. A molti lettori questi particolari diranno poco. Per me che sono aretino rivestono un significato speciale. Le scelte sono state anche personali

Grandi vittorie, grandi protagonisti

I protagonisti del libro sono giocatori, allenatori e presidenti con una particolare visione calcistica, come particolare era la loro storia personale. Hanno avuto il dono della sintesi, la capacità di essere vincenti raggiungendo gli obiettivi con forza, concretezza, determinazione. Nel libro ci sono tutti i grandi momenti degli anni ’60, degli anni’ 80, degli anni 2000. Quelli, cioè, che hanno tracciato un solco nelle vicende nerazzurre

A cominciare da Helenio Herrera

Helenio Herrera è l’uomo del primo grande ciclo dell’Inter. La Grande Inter. Una squadra che in sole quattro stagioni, dal 1962 al 1966, salì sulle vette del mondo calcistico vincendo tre scudetti, due Coppe Campioni, due Coppe Intercontinentali. Di quella squadra Helenio Herrera era il condottiero. La sua forte personalità non gli impedì di avere anche forti contrasti con i giocatori. Tra questi Giuliano Sarti, per l’interpretazione da dare al ruolo del portiere. Ma era la Grande Inter. Dietro di lui giocatori come Armando Picchi, Sandro Mazzola, Luisito Suarez. E l’indimenticato ed indimenticabile Angelo Moratti, il presidente per eccellenza, che ad un certo punto gli affida totalmente la gestione della squadra. A questo punto, Helenio Herrera inventa la figura dell’allenatore moderno. Così come lo intendiamo oggi. Vincente e mediatico

Da Herrera a Mourihno, gli allenatori vincenti

Allenatori che hanno attraversato la storia dell’Inter. Diversissimi tra loro, sono stati perfetti testimoni del loro tempo. Helenio Herrera è stato l’antesignano dell’allenatore moderno. Forte personalità, carattere spigoloso ebbe molti contrasti con i giocatori. Sapeva però stemperare con una battuta i momenti difficili di una stagione, sia con la squadra che con i media. Eugenio Bersellini è stato l’allenatore ma soprattutto l’uomo dai solidi valori. Tanto lavoro, senza fronzoli. Giovanni Trapattoni, un vincente nato. Prende in mano l’Inter del presidente Ernesto Pellegrini, la trasforma e la porta a vincere una stagione in maniera travolgente. E’ l’Inter dei record. Roberto Mancini ha vinto tanto. Sono però mancati importanti successi internazionali. Un vuoto che ha colmato Josè Mourihno, allenatore-manager. Tutto era nelle sue mani, dalla conduzione tecnica agli investimenti societari. Costruisce una squadra perfetta. Esalta le doti di regia di Wesley Sneijder, rende protagonista un Diego Milito non più giovane, fa esprimere al meglio Samuel Etò. Dietro di loro, Xavier Zanetti. La semifinale di Champions League 2010 contro il Barcellona il suo capolavoro. Sfata un tabù e lancia l’Inter verso la leggenda. Dopo di lui nessun allenatore è più riuscito a vincere

La storia dell’Inter non può prescindere dai suoi campioni

Parlare della Grande Inter di Helenio Herrera significa parlare di Sandro Mazzola per la sua capacità di interpretare il ruolo in chiave moderna. A cavallo degli anni 70/80, Eugenio Bersellini è alla guida dell’Inter. Evaristo Beccalossi, il regista e fantasista della squadra, è il giocatore in grado di accendere le fantasie calcistiche di ogni tifoso. Fine anni 80, Giovanni Trapattoni, dopo 10 anni alla Juventus, arriva all’Inter. Costruisce una squadra dove tutto si incastra alla perfezione. Conquista lo scudetto dei record, nella stagione 1989/90. Di quella squadra Walter Zenga fu autentico leader. Dagli anni 90 a Josè Mourihno un unico filo conduttore: Xavier Zanetti. All’Inter in qualsiasi condizione con qualsiasi allenatore, senza polemiche, diventa punto di riferimento nello spogliatoio e per la società che attorno a lui costruisce un progetto. Con il Triplete arriva la definitiva consacrazione. Grandissimo”

Angelo e Massimo Moratti, un unico capitolo.

Non si può parlare della storia dell’Inter senza parlare della storia della famiglia Moratti. Alla famiglia Moratti sono legati i grandi momenti di questa società. Dalla Grande Inter di Angelo Moratti al Triplete conquistato dall’Inter di Massimo Moratti, 45 anni dopo.   Una costante presenza della famiglia Moratti nelle vicende dell’Inter. Oltre ed al di là di ogni cambiamento storico, sociale, calcistico

Inter in cima all’Europa, nella rosa pochi giocatori italiani

Quando l’Inter scende in campo per affrontare il Bayern Monaco nella finale di Champions League 2010 schiera un solo giocatore italiano in campo: Marco Materazzi. La squadra Nazionale è ormai priva da anni dei blocchi di Inter, Milan, Juve. Sui quali, in passato, si sono costruite le vittorie. Per il futuro bisogna dare più spazio ai giovani calciatori italiani. Nelle squadre di club come in Nazionale. Giuseppe Bergomi, un esempio. Dopo qualche settimana dal suo esordio in serie A,  fu convocato dal ct della Nazionale Enzo Bearzot per i Campionati Mondiali 1982 in Spagna a soli 17 anni. Ai giovani si davano le opportunità. Ed i giovani le sapevano cogliere

Nel libro “Nerazzurri siamo noi. I campioni dell’Inter” manca Marco Materazzi, un campione del mondo

Non c’è Marco Materazzi, un giocatore che ho apprezzato tantissimo. Duro, rude. Dava tutto sé stesso. Senza mai tirarsi indietro. La finale del Campionato Mondiale 2006, l’esempio. Ne fu assoluto protagonista, nel bene come nel male. Prima causa il rigore che porta in vantaggio la Francia, poi va nell’area di rigore avversaria a segnare di testa il gol del pareggio. Nella lotteria dei calci di rigore, segna uno dei gol che ci permette di portare a casa il trofeo. Tutto in un’area di rigore. Là dove lui dominava Negli altri spazi del campo, lontano da quell’area  dove poteva esprimeva il meglio delle sue doti tecniche,atletiche e caratteriali,  si perdeva. Ed allora commetteva falli assurdi, quasi da codice penale. Purtroppo non è riuscito a gestire il suo talento. Con un mental coach al suo fianco sarebbe stato un difensore ed un leader straordinario

Mourinho, dopo la  vittoria il pianto. La fine di un ciclo

La tendenza  a non trattenere i propri campioni ricorre spesso nella storia dell’Inter. Sin dai tempi di Helenio Herrera e della Grande Inter. Quella squadra, dopo aver vinto tutto quello che si poteva vincere, venne immediatamente smantellata. La società rinuncia a giocatori che ancora potevano dare molto. Armando Picchi su tutti. Lo stesso è successo con l’Inter di Eugenio Bersellini e di Giovanni Trapattoni. L’Inter del Triplete non è sfuggita a questo destino. Emblematico il pianto e la fuga dalla festa da parte di Josè Mourinho nella epica serata della vittoria in Champions League, nel 2010. Manifesta la volontà di andarsene. E chiudere un ciclo. Senza essere trattenuto dalla società

Inter e Spalletti: inizio di un nuovo ciclo?

F.C. “Spalletti è bravo. Ha esperienza. Ha lavorato bene ed ha vinto. All’estero più che in Italia dove non sempre ha trovato l’ambiente più giusto per raggiungere traguardi importanti. All’Inter può vincere ma ha bisogno di fiducia. E tempo, se l’Inter vorrà concederglielo

Walter Zenga allenatore dell’Inter, sogno o realtà?

“Per il bene dell’Inter mi auguro che non si debba ripartire con un nuovo progetto. Voci insistenti però indicano Walter Zenga come l’allenatore del dopo Spalletti. Per la sua storia calcistica ed il profondo amore per questa società lo meriterebbe. Come allenatore poi ha fatto benissimo. Però non ha ancora vinto. Nella tradizione dell’Inter sono arrivati sempre allenatori vincenti o che potevano vantare una lunga e consolidata esperienza ai massimi livelli. Oggi sarebbe una scommessa azzardata, per entrambi. Zenga deve prima vincere qualcosa, l’Inter deve prepararsi a gestire una personalità forte come quella di Zenga. Quando entrambi saranno pronti e si incontreranno, per l’Inter ed i suoi tifosi sarà bellissimo

Francesco A. Bellini
elcipe21@gmail.com

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