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Murat Pelit

Giù dalle montagne su un mono-sci, a 120 km/h. Murat Pelit si racconta

Murat Pelit, trentacinquenne atleta dello Swiss Paralympic Ski Team. Da tre anni sfreccia giù dalle montagne a 120 km/h seduto sul suo mono-sci. Ha partecipato alle recenti Paralimpiadi di Pyeongchang, in Sud Corea, conclusasi poche settimane fa. Dopo averlo incontrato a Milano in occasione di una sua visita allo store di The North Face in qualità di ambassador del brand,

Murat Pelit, The North Face Ambassador

prima che partisse per la spedizione paralimpica, lo abbiamo risentito al rientro dall’avventura coreana. Persona straordinaria che colpisce per l’enorme entusiasmo e gioia di vivere che sprigiona in ogni sua azione e pensiero. Nonostante la disavventura occorsagli. Della quale parla con disarmante semplicità e tranquillità, quasi fosse una passeggiata da niente. Minimizza tutto. Con il sorriso e la luce negli occhi. E tanta voglia di vivere. E’ la malattia che deve adeguarsi a lui, non il contrario. Un concentrato di energia ed entusiasmo allo stato puro. Assolutamente contagioso. Vogliamo, insieme a lui, raccontarvi la sua storia. Una storia che ha a che fare non solo con lo sport. Perché si tratta di una lezione di vita.

Murat Pelit, passione per la montagna sin da bambino

Ero piccolo racconta Murat Pelit e già mi soffermavo ad osservare le montagne. Cosa peraltro abbastanza normale visto che vivo ad Stabio, circondato dalle montagne. La passione si è rafforzata negli anni, con la professione. La pratica di discipline sportive come mountain bike, pesca nei laghi alpini, sport invernali hanno fatto il resto. Oggi è ancora così. Con mia grandissima felicità

Nel 2003 succede qualcosa

Ero impegnato nella carriera militare – continua Murat Pelit – con le truppe di salvataggioDopo una marcia di 50 Km ho avvertito un dolore alla schiena. Lì per lì non ho dato particolare importanza. I dolori però si sono intensificati. Successivamente, a seguito di alcuni controlli, mi viene diagnostica una forma tumorale. Da lì è iniziato il divertimento. Dentro e fuori dagli ospedali per le cure, più di 80 operazioni e la paraplegia incompleta subentrata nel 2006. Hobby e passioni all’aria aperta erano un lontano ricordo. Non mi sono dato per vinto. La convinzione che sarei tornato a fare quello che amavo non mi ha mai abbandonato. La passione per la montagna era troppo forte. Sarei tornato sulle mie montagne. Ero in ospedale e pensavo a quello che avrei fatto una volta uscito. Avevo tanto tempo. Per pensare e progettare. E sono maturato

Lo sport professionistico e lo sci, una rivelazione per Murat Pelit

In ospedale avevo ben chiaro che non avrei cambiato nulla nella mia vitaVolevo continuare a fare ciò che avevo sempre fatto. Fuori dagli ospedali e con una più stabile condizione fisica, mi sono dedicato con tutto me stesso allo sci paralimpico. Contro ogni parere. L’idea di poter praticare lo sci mi ha aperto nuovi orizzonti: allenarmi, sfidare me stesso, mantenere il contatto con la natura. Ho cominciato a frequentare i corsi di sci organizzati dalla Fondazione Svizzera  per Paraplegici. Nel 2008 i primi contatti con la squadra e subito mi rendo conto che è la strada giusta. Sono felice come un bambino e con la massima semplicità inizio così la mia avventura con lo Swiss Paralympic Ski Team”.

Traguardi importanti, in breve tempo

Le gare hanno per me un grande significato – sottolinea Murat Pelit – Non per la competizione  con gli altri. Si tratta di una sfida con me stesso. I traguardi raggiunti sono però merito anche degli amici. Tanti per riuscire a citarli tutti. Gli sponsor hanno avuto un ruolo fondamentale. Impossibile sostenere i costi di questo sport senza di loro. Attrezzature personalizzate, medicine, accompagnatore costano parecchio. Quello che ne ricevo in cambio è straordinario. Contatto con la natura, preparazione atletica a grandi livelli, conoscenza di nuovi atleti, sfide entusiasmanti. Conoscere ed affrontare piste sempre nuove è la cosa più bella. E vincere con la Swiss Paralympic Ski Team un sogno

Vittorie e cadute clamorose, momenti da raccontare

«Più di uno. Una volta durante gli allenamenti, sono ruzzolato giù per un pendio. Il bastone si è conficcato tra le costole. Risultato, lo sterno rotto. In un’altra occasione, si è rotta l’ancora dello sci-bob. Ho iniziato a scontrarmi con tutti gli sciatori dopo di me. Mi hanno recuperato con l’elicottero. Altro episodio, una caduta improvvisa dalla quale mi sono sono risollevato da un lato con un solo colpo del braccio. In quell’occasione, mi sono sentito un supereroe».

Mono-sci attrezzo difficile da usare, non per Murat Pelit

Cambia lo strumento, non la disciplina – sottolinea Murat Pelit – Nel mono-sci, la seduta è fissata su un meccanismo ammortizzante. Sono quindi indispensabili i movimenti del tronco e delle braccia per mantenere l’equilibrio. Le piste invece sono le stesse, per tutti. Senza sconti per nessuno: è vietato assumere farmaci, anche per me che ne avrei bisogno per alleviare il dolore. In gara queste sostanze costituiscono doping, quindi non posso farne uso. Non sempre è facile. Soprattutto quando le fitte sono insistenti. Lo accetto. È un modo di vivere lo sport con tutta la passione e lo sforzo che richiede. In compenso, praticare lo sci paralimpico ti permette di vivere situazioni entusiasmanti. Mai avrei pensato che un non vedente potesse sciare. Magnifico”

Alle Paralimpiadi di Pyeongchang con lo Swiss Paralympic Ski, un’emozione durata venti giorni

L’esperienza a Pyeongchang è stata folle, un’emozione forte! Ciò che mi porto dietro, al di là di risultati che potevano essere migliori, è la felicità di esserci stato. Mi porterò dietro a lungo il calore che la gente del luogo mi ha regalato! Posso ritenermi soddisfatto di essere partito in forma Non ho però valutato adeguatamente l’aspetto psicologico. Avrei dovuto preparami meglio a gestire le emozioni. Ma è stato bello lo stesso

Immagini e colori per un’esperienza indimenticabile

Le Paralimpiadi di Pyeongchang, un’esperienza indimenticabile. Da riassumere nell’immagine di un fuoco d’artificio esploso nel cielo e di un colore, il bianco, che racchiude tutte le mie emozioni. Ben chiare e definite

Obiettivi futuri

I km percorsi sul mono sci sono stati tanti. Tanti ne voglio ancora percorrere. Le Paralimpiadi sono state un’esperienza straordinaria, da ripetere. Sicuramente lo sci è il mio futuro. Continuerò ad allenarmi. Non per sentirmi migliore degli altri. Voglio sfidare me stesso. Per fare sempre meglio e dare il meglio di me stesso. Sono già al lavoro per i Mondiali di Obersaxen e per la Coppa del Mondo. Devo assolutamente riscattarmi”

Sport e solidarietà, legame inscindibile

Sono da sempre affascinato dal volontariato. A 18 anni ero attivo come pompiere nel corpo civico di Mendrisio. Dal 2002 opero con l’associazione umanitaria Esperance ACTI di Balerna. Promuove attività ed opere di aiuto per lo sviluppo delle popolazioni dell’Indocina e Sud-Est Asiatico. Abbiamo diversi progetti medici e di scolarizzazione. Con Greenhope cerchiamo di regalare un po di serenità ai bambini che lottano contro il cancro. Allo stesso tempo forniamo supporto finanziario ai giovani talenti dello sport svizzero. L’antica passione per la pesca, mai sopita, è alla base del mio impegno nella Mendrisiense, società di pesca attiva nel ripopolamento di laghi e fiumi del quale sono segretario. Ho ricevuto tanto da gli altri, è il minimo che possa fare

Un esempio, per tutti.

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