La più forte milanese della storia del tennis, non solo dell’Era Open, ha detto basta. Lo ha fatto con una conferenza stampa indetta a New York, salutando il tour sotto lo stesso cielo che vide l’addio – post trionfo – di Flavia Pennetta nel 2015. La decisione era nell’aria già da tempo, almeno da un paio di stagioni a questa parte. Adesso è ufficiale. “Ho realizzato entrambi i miei sogni di quando ero bambina”, ha detto di fronte ai cronisti agli Us Open. Vincere il Roland Garros: fatto; entrare tra le Top 10 del mondo: fatto.

Lo scorso 23 giugno Francesca ha spento 38 candeline. Sempre in giugno, ma il 5, c’è il giorno che di Francesca ha cambiato la vita: il primo successo italiano in un torneo dello Slam al femminile. ”Il Roland Garros farà sempre parte della mia vita. Ho partecipato a 18 edizioni di fila, l’ho vinto e sono arrivata in finale l’anno successivo”. Lei che di prove dello slam in vita sua ne ha giocate 70, (61 consecutive, dagli Us Open del 2000 a quelli del 2015). Lottatrice vera, tanto da guadagnarsi il soprannome di Leonessa. Agli Australian Open, nel 2011, era rimasta in campo contro la russa Svetlana Kuznetsova per 4 ore e 44 minuti, il match femminile più lungo di sempre. Vinse quella partita, la milanese d’origini bresciane, per 6-4 1-6 16-14. Dopo tanta fatica, il regalo del best ranking: numero 4 Wta (mai nessuna italiana è arrivata tanto in alto).

Un traguardo costruito negli anni, mattoncino su mattoncino: quelli, per esempio, degli 8 titoli del circuito maggiore conquistati. E pensare che il primo era arrivato dopo otto finali, poi Bad Gastein 2007 ha rotto l’incantesimo. 7 allori sono rossi, come la terra che tanto ha amato, uno solo è arrivato indoor, e sul veloce, a Mosca 2009. L’ultima vittoria è del 2017, conquistata a Bogotà. La Schiavone è stata per la prima volta n.1 d’Italia il 6 ottobre 2003, scalzando Silvia Farina, al vertice del tennis azzurro dagli Anni ’90.

Dopo la scorpacciata di successi e soddisfazioni, Francesca ha continuato a stare lassù in alto, nel tennis che conta. Lo ha saputo fare con un titolo all’anno tra 2012 (Strasburgo) e 2013 (Marrakech). Avari di gioie invece sia 2014 che 2015. Ma una Leonessa non si perde d’animo per un paio di stagioni difficili, e così ha saputo ribattere colpo su colpo a chi la dava per finita, fino a quell’ultimo hurrà di Bogotà (battendo in finale la spagnola Arruabarrena). Un ruolino di marcia che ha portato l’azzurra, perno della Nazionale di Fed Cup dei miracoli, a toccare quota 600 partite vinte in carriera (traguardo tagliato a 36 anni e 10 mesi).

Adesso Francesca dice che si dedicherà ad allenare. Insegnando forse il suo tennis eclettico, dal rovescio a una mano e dalla completezza forse d’altri tempi, dal bagaglio dei tagli fino alla padronanza del gesto nei pressi della rete. Tutte caratteristiche che gli appassionati non scorderanno facilmente. Tutte doti che, unite alle vittorie epiche, la rendono fin qui la più grande e vincente tennista milanese di sempre.

Redazione Tennis
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