Vito Mannone, da Desio a Wembley
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Potremmo chiamarla fuga di guantoni. Vito Mannone, nato a Desio nel 1988, cresciuto nel vivaio dell’Atalanta, vive e gioca in Inghilterra. Gli inglesi, da molti carenti di talenti indigeni nel ruolo, hanno cercato in Italia questo ragazzone di 191 centimetri per difendere i pali di club come Arsenal, Barnsley, Hull City e oggi Sunderland.

Mannone è salito mercoledì scorso sugli scudi per le parate che hanno permesso al suo club di battere ai rigori il Manchester United e conquistare così la finale di Coppa di Lega inglese. Dopo le due gare di andata e ritorno finite col medesimo punteggio (2-1 all’andata per i ‘Black Cats’ , stesso risultato al ritorno per i ‘Red Devils), si è andati ai calci di rigore e qui Mannone è stato grande protagonista.

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Ci sono anni in cui va tutto come non dovrebbe andare. E proprio in una stagione del genere sembra essere incappato il Manchester United, cui non è bastato battere per 2-1 il Sunderland per conquistare la finale di Coppa di Lega inglese. In virtù del risultato dell’andata – il medesimo – sono stati i rigori a decidere l’esito del match, andato ai ‘Black Cats’ con un Vito Mannone grande protagonista.

Questa  la sequenza dei rigori: Gardner (Su) e Welbeck (Ma) tirano alto, poi tirano i due Fletcher. Quello del Sunderland si fa parare la conclusione da De Gea, quello dello United realizza. Alonso pareggia subito e Mannone para il tiro di Januzaj, poi Ki porta in vantaggio il Sunderland, prima di un nuovo errore United, quello di Phil Jones. Anche Johnson sbaglia, ma incredibilmente Mannone intercetta anche il decisivo tiro di Rafael e fa esultare il Sunderland. Solo tre rigori segnati su dieci tirati.

Il Sunderland di Mannone espugna così l’Old Trafford di Manchester, nonostante in Premier League sia il fanalino di coda. A Wembley per la finale il Sunderland affronterà il Manchester City.

E se Mannone continerà a parare così…

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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