Seedorf: “Balotelli oggi non è ancora un campione”; ma non era la Gioconda?

Con la semplicità che gli è consueta, l’allenatore del Milan Clarence Seedorf ha messo sotto gli occhi di tutti una verità importante per tutti il calcio italiano:

Mario non deve migliorare in niente; tutti possono avere una partita in cui non va bene nulla. Lui ha talento; speriamo tutti che possa esplodere per diventare il campione che oggi ancora non è“.

L’olandese ha pronunciato queste parole nella conferenza stampa del giorno che precede l’anticipo di Serie A contro il Bologna e lo ha fatto con una tranquillità che forse non ha dato il risalto che meritava un concetto importante: Mario Balotelli, 24 anni il prossimo agosto, il giocatore più rappresentativo della nuova generazione del calcio italiano, non è (ancora) un campione.

Foto da @OfficialEl92
Foto da @OfficialEl92

Dalla sera in cui, con una doppietta folgorante in maglia azzurra, Mario piegò la Germania agli Europei di Polonia e Ucraina, diciamo la verità, molti di noi si erano convinti del contrario. Abbiamo in tanti pensato che fosse lui il giocatore intorno al quale costruire la nazionale del futuro. Ci ha creduto anche il Milan, che lo ha riportato in Italia per metterlo là davanti insieme ad un altro giovane di grande prospettiva, Stephan El Shaarawy, per sistemare l’attacco per molti anni a venire.

Il professore Seedorf, però, in un freddo e piovoso pomeriggio di febbraio, a riportato tutti sulla terra. A 23 anni di solito i campioni si sono già manifestati come tali. Balotelli c’ha dato si qualche indizio, ha mostrato sì di vedere molto bene la porta, ma ancora non ci siamo e non siamo noi a dirlo, ma il professore olandese.

A questo punto, spezzato il tabù, ammesso quello che molti non volevano ammettere, non ci vorrà molto per capire se Balotelli sia veramente un’opera d’arte, come la Gioconda a cui l’aveva paragonato il suo agente, o ‘semplicemente’ un bel quadro.

News Reporter
Amo lo sport e la tecnologia, da sempre provo a combinarli e farne un lavoro. Sono cresciuto col mito degli Azzurri del 1982, di Paolo Rossi e Platini. John McEnroe, Katarina Witt e la pallavolo mi hanno però fatto scoprire quanto siano belli tutti gli sport.

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