Paolo Tornaghi, da Garbagnate Milanese a Vancouver: l’intervista di MilanoSportiva
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Paolo Tornaghi, da Garbagnate Milanese a Vancouver parando tiri e calci di rigore. Una storia incredibile, quella del 26enne estremo difensore italiano, cresciuto nell’Inter ed oggi impegnato nel campionato di MLS con i Vancouver Whitecaps. Un’avventura iniziata da poco e noi di Milanosportiva.com l’abbiamo intercettato subito per farci raccontare le sue emozioni.

Paolo Tornaghi, foto profilo Facebook
Paolo Tornaghi, foto profilo Facebook

Paolo, le ultime ti danno pronto a tornare in MLS a Vancouver: cosa puoi dirci?

Sono arrivato da tre giorni qui a Vancouver ed oggi è stato il mio primo giorno nei Whitecaps. La prima impressione è stata decisamente positiva. Il club è molto organizzato, lo staff preparato ed i compagni sono giocatori orientati molto al possesso palla ed al gioco tecnico, cosa non di certo scontata nelle squadre MLS.

Sei cresciuto, come tanti altri, nel vivaio dell’Inter: cosa pensi della politica dei giovani dei nerazzurri?

L’Inter negli ultimi anni ha svolto un lavoro fenomenale nel settore giovanile. Grazie agli investimenti del Presidente Moratti le strutture ed i tecnici sono migliorati anno dopo anno. La politica è stata per lo più quella di utilizzare i giovani di valore in scambi e contropartite tecniche. Come sempre nel calcio ciò che fa la differenza è il risultato. Quando questi scambi hanno portato vantaggi sono state prese scelte corrette, negli altri casi meno.

Dopo due anni ai Chicago Fire, che ne pensi della MLS? Il suo modo di organizzare secondo te ha senso?

Dopo due anni posso dire che conosco abbastanza del mondo MLS. Credo che ci siano dei lati estremamente positivi in questa lega e che in Italia aiuterebbero il nostro calcio. Penso all’attenzione per i tifosi, al modo di promuovere i clubs nelle comunità, allo spirito di festa e divertimento il giorno delle partite. Altre situazioni come il Salary Cap, il trade libero dei giocatori, l’esistenza di una lega così forte, cozzerebb però un po’ con la cultura del calcio europea ed Italiana.

Perché hai deciso di fare il portiere?

Quello del portiere è stato un desiderio che ho avuto all’età di 8 anni. Ricorderò per sempre il giorno i cui l’allenatore della mia squadra a Cormano mi chiese se volessi diventare il portiere in quanto non ne avevamo. Era da qualche settimana che avevo quel desiderio ma per timidezza non ne avevo ancora parlato. Credo che la sensazione di volare nel momento dei tuffi sia ciò che anima la mia passione di portiere.

Torni mai a Garbagnate Milanese?

Durante l’offseason, in inverno, torno sempre a Cormano per le feste, trascorrendole con la famiglia.

Da grande cosa farai?

Davvero difficile a dirsi. Sto imparando quanto la vita possa essere imprevedibile. Programmi a lunga scadenza non ne faccio. Certo, spero nei prossimi anni di vincere qualche trofeo con i Vancouver Whitecaps. Sarebbe bello essere il primo italiano a vincere la MLS Cup.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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