Vittoria n. 16 per la Geas Basket, ma quanta fatica contro Vicenza!
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Un delitto cestistico perfetto. Vittoria all’ultimo respiro per il Paddy Power Geas Basket che nell’ultima giornata di andata della poule promozione nord batte Vicenza 49-47 grazie a un prodigio sulla sirena di Cecilia Zandalasini dopo la più sofferta prestazione di una stagione che però non vede interrompersi il filone di vittorie consecutive, arrivato ora a quota 16. Prima del giro e tiro di “Zanda”, scoccato a poco più di 1” dalla sirena finale, le rossonere avevano infatti faticato enormemente contro una coraggiosa Vicenza, trovando solo pochi secondi prima del canestro vittoria il primo vantaggio con un tiro da 3 di Arturi dopo 39’ di inseguimento, a volte affannoso delle avversarie, che sono state avanti anche di 13 punti già nel primo quarto. Il risultato finale salva record e partita, ma nasconde solo in parte la brutta prestazione delle geassine.

Tra i (pochi) fattori positivi di questa gara, da sottolineare certamente il rientro di Burani, pur con rendimento e minutaggio limitati, e l’esordio con primi punti in A2 di Beatrice Barberis, che vede così terminare il lungo calvario causato da un doppio infortunio al ginocchio. In ogni caso a questo punto al Geas manca una sola vittoria per rendere aritmetico il primo posto nella poule promozione.

Ma Vicenza, che pure si presentava senza la veteranissima e gloriosa play Zimerle, avrebbe forse meritato la vittoria per la determinazione e la lucidità tecnica. Le ragazze di Voltan hanno disinnescato fin dall’avvio le transizioni rapide del Geas con una difesa molto allungata e aggressiva, per scatenarsi a loro volta in rapidissime volate verso il canestro. Dopo le belle prestazioni offerte negli ultimi turni, e per altro lontano dal PalaNat, piccolo passo indietro quind delle padrone di casai, che non deve creare allarmismi ma che certamente, per stessa ammissione di coach Bacchini, deve servire da lezione in vista dei prossimi impegni,

Coppa Italia compresa. 49 punti segnati, solo 8 in un primo periodo in cui Vicenza ha fatto il bello e cattivo tempo praticamente in tutte le zone del campo e in generale una prestazione distratta e poco incisiva sono le fotografie di un Geas salvato ancora una volta dall’intraprendenza e dall’esperienza di Arturi (17 fondamentali punti, 21 di valutazione, la migliore e la più continua) e dal miracolo sulla sirena di Zandalasini, autrice di 13 punti ma con un 5/17 complessivo dal campo.

Stasera – commenta coach Bacchiniabbiamo certamente sbagliato approccio alla partita: il primo periodo è stato a dir poco vergognoso, non abbiamo fatto nulla di quello che siamo capaci di fare, lasciandoci sfidare e perdendo sul nostro terreno tattico. Vicenza, squadra che ha valori tecnici inferiori ai nostro, ci ha messo sotto giocando il nostro stesso gioco; noi in più abbiamo fatto andare in striscia una giocatrice di livello come Benko e così si spiega il parziale di 20-8 con cui le ospiti ci hanno annichilito. Alla fine siamo stati fortunati, la giocata di Zandalasini è stata disegnata nel timeout e lei è stata bravissima ad eseguirla, ma non possiamo permetterci di affidarci a questi tiri sulla sirena in partite come questa e soprattutto sul nostro campo. Certo, è solo la seconda volta in stagione, dopo la partita col Sanga, che siamo costretti a giocarci tutto negli ultimi secondi, ma con Milano avevamo lottato tutta la partita contro una grande squadra, meritandoci e sudandoci la vittoria. Oggi invece abbiamo faticosamente rincorso un avversario che per demeriti nostri era riuscito a scappar via, riuscendoci solo all’ultimo secondo dopo una serie di errori onestamente gravi, sia a livello di gioco che di attenzione. È un passaggio a vuoto che può capitare e non dobbiamo eccedere in rimproveri con delle ragazze capaci di fare quello che hanno fatto fino ad ora, ma non possiamo non sottolineare quello che stasera non è andato nel verso giusto: poca attenzione, poco movimento in attacco, passività a rimbalzo, poca voglia di attaccare il ferro e troppa poca intensità sono cose che a lungo andare si pagano, soprattutto perché non sempre arriva il canestro della vittoria sulla sirena finale. L’insegnamento che dobbiamo trarre è che tutte le partite vanno giocate, non ci sono sfide facili o avversarie contro cui rilassarsi. Spero lo impareremo presto”.

Il Geas, che ritrova Burani in quintetto dopo diverse partite di stop, parte infatti male, concedendo troppo a una Vicenza che da subito schiaccia il piede sull’acceleratore: dopo 5’ il punteggio dice 5-10, con un Geas lento e macchinoso in attacco quanto distratto in difesa. Vicenza, con i canestri di Benko e l’intraprendenza di Camazzola, prova la fuga. Sul 5-18, propiziato dal canestro di Ferri, Arturi prova a dare la scossa con una tripla ma la difesa del Geas è lenta a ruotare nell’azione successiva e Benko ha gioco facile nel trovare il canestro del 20-8 che chiude il primo periodo.

Il secondo parziale si apre con la tripla di Barberis, ma le cose non cambiano, anzi. L’attacco non gira e solo la sterilità offensiva di Vicenza non fa crollare le geassine nel baratro. Per più di 4 minuti le due squadre non trovano il canestro e il risultato è un misero bottino di 6 punti totali a tabellone in quasi metà periodo. Poi le due squadre si svegliano e soprattutto il Geas manda un messaggio di speranza ai propri tifosi: a guidare la carica sono Arturi e Zandalasini, uniche geassine a segno nel secondo parziale oltre a Barberis. Finalmente la difesa chiude qualche spazio in più, di conseguenza arrivano recuperi e punti in contropiede, propiziati anche da una Gambarini certamente più attiva rispetto ai primi dieci minuti. Comincia così una lenta ma costante rimonta, che porta le rossonere fino al -9 che porta le squadre all’intervallo.

Nel terzo periodo la musica sembra cambiare, almeno nei primi minuti: Zandalasini, sbloccatasi dopo un brutto avvio, trova il palleggio, arresto e tiro, Arturi va a segno in contropiede su assist di Gambarini e in generale il Geas riesce finalmente a correre e difendere, cose mancate nella prima parte della gara. Vicenza, visibilmente affaticata e a corto di cambi, fatica a tenere il ritmo del primo tempo e vede le geassine rimontare fino al -3 grazie al canestro del 31-34 a firma di Gambarini. La rimonta però non viene completata, sia a causa dei successivi e numerosi errori al tiro delle geassine (alla fine sarà 34% da 2 e 18% da 3) sia per la scossa di Vicenza, che manda a bersaglio Benko e Caracciolo per chiudere il terzo periodo sul 37-40.

L’ultimo periodo è così decisivo: il Geaa comincia bene col canestro di Barberis e il 2/2 dalla lunetta di Kacerik, ma poi ecco l’ennesimo blackout in attacco e per quasi 4’ non arrivano canestri dal camo. Fortunatamente anche Vicenza non riesce a spingere, così si arriva a 1’19” con il risultato ancora appeso a un filo. Sul 44-44, Martelliano fa ½ dalla lunetta, trovando però una risposta da capitana da Giulia Arturi, che sigla il primo vantaggio Geas con una tripla frontale senza ritmo e visuale, di pura classe e volontà.: 47-45 a meno di un minuto dalla fine. Le ospiti non ci stanno e rimettono tutto il gioco con Pellegrini, in bella azione a centro area. Con 18” da giocare la palla va ad Arturi, che forse attacca troppo presto il ferro finendo per perdere il pallone. Mancano ora 6” e 7 decimi da giocare, Vicenza ha in mano la palla della vittoria ma qui è fondamentale Kacerik che stoppa Martelliano involata verso il ferro. Bacchini chiama timeout per consentire, con 2.2” da giocare, una rimessa avanzata al Geas. La palla da Kacerik, va in mano a Zandalasini che esce dai blocchi, si gira con due avversarie addosso e spara una sospensione altisissima da 5 metri, tutta spostata sulla sinistra. E’ il canestro che fa esplodere di gioia il palazzetto e regala al Paddy Power la vittoria per 49-47.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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