Lega Pro Boxe: anche Giacobbe Fragomeni e Michele Di Rocco sognano
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Successo superiore alle aspettative per la conferenza stampa organizzata dalla Lega Pro Boxe presso il Coni di Milano: erano presenti 74 persone tra cui numerosi giornalisti e fotografi delle principali testate ed agenzie fotografiche come i quotidiani cartacei La Gazzetta dello Sport, il Giornale e Il Giorno. Sono intervenuti anche l’ex campione del mondo dei pesi massimi leggeri WBC Giacobbe Fragomeni, il campione italiano dei pesi welter Antonio Moscatiello, il campione d’Europa dei pesi superleggeri Michele Di Rocco, la campionessa d’Italia dei pesi leggeri Anita Torti, la pioniera del movimento pugilistico femminile Stefania Bianchini e l’ex campione nazionale dei pesi welter e superwelter Luca Messi.  Motivo di tanto interesse, la trasformazione da Lega Pro Boxe  degli organizzatori a Lega Pro Boxe di tutto il pugilato professionistico. Ne hanno parlato il presidente della LPB Carlo Nori, il presidente della Federazione Pugilistica Italiana Alberto Brasca e il segretario generale della FPI Alberto Tappa, rispondendo alle domande dei giornalisti e degli addetti ai lavori.

Carlo Nori, Lega Pro Boxe
Carlo Nori, Lega Pro Boxe

Abbiamo illustrato i risultati ottenuti e gli obiettivi da raggiungere nei prossimi anni – ha spiegato Carlo Nori – e mi riferisco agli sponsor, alle reti televisive, alla situazione dei pugili, degli insegnanti e degli altri componenti del nostro settore. C’è chi ha detto che in Italia non abbiamo un campione in grado di trainare tutto il movimento come fece Alberto Tomba con lo sci dal 1988 al 1998. Gli ha risposto il promoter romano Davide Buccioni dicendo che i campioni li abbiamo – come Leonard Bundu che ha vinto il titolo europeo dei pesi welter e lo ha difeso sia in Italia che all’estero – ma che non sono seguiti adeguatamente dai media. Alle parole di Davide aggiungo che oggi la situazione è molto diversa rispetto a vent’anni fa quando esistevano solo 7 reti televisive nazionali e solo 5 trasmettevano la boxe (Ra1, Rai 2, Canale 5, Italia 1 e TeleMontecarlo). La boxe veniva trasmessa ad un orario decente (alle 22.30 o alle 23.00) e tutti gli appassionati confluivano sulla stessa rete che faceva grandi ascolti (anche 4 o 5 milioni di telespettatori). Di conseguenza, i giornali scrivevano della manifestazione ed intervistavano i campioni. Oggi, esistono decine di reti televisive nazionali, c’è stata l’esplosione della web tv, si possono guardare i vecchi incontri su You Tube e questo ha portato ad una netta flessione degli ascolti televisivi. Quindi, è comprensibile che i pugili siano meno famosi rispetto ai loro predecessori. Lavoreremo anche per colmare questa lacuna. Sono lieto che sia intervenuta tanta gente alla conferenza stampa e che abbiano fatto parecchie domande mostrando interesse per il presente ed il futuro del pugilato professionistico italiano.”

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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