Il milanese Alberto David alle Olimpiadi degli Scacchi in Novergia
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Le Olimpiadi degli Scacchi, in pratica il campionato del mondo a squadre, sono in programma a Tromso in Norvegia tra pochi giorni: il via sabato 2 agosto, poi avanti per due settimane. A Tromso si disputerà la 41a edizione delle Olimpiadi maschili e la 26a di quelle femminili.

Sabino Brunello in esibizione in ‘simultanea’ (solo contro tutti – 25 avversari contemporaneamente) (foto da: Ufficio Stampa Federscacchi)
Sabino Brunello in esibizione in ‘simultanea’ (solo contro tutti – 25 avversari contemporaneamente) (foto da: Ufficio Stampa Federscacchi)

 

Tra gli azzurri un milanese, Alberto David, e due bergamaschi, i fratelli Marina e Sabino Brunello, che nonostante la giovane età (rispettivamente 20 e 25 anni) sono ormai due ‘veterani’ della nostra nazionale degli scacchi.

Oltre a Marina Brunello, la nazionale azzurra femminile schiera la modenese Olga Zimina, la comasca Elena Sedina, la salernitana Roberta Messina (21 anni) e la quattordicenne palermitana Tea Gueci, le due ultime rispettivamente campionesse italiane nel 2011 e nel 2012.

La squadra olimpica maschile, in cui giocheranno Alberto David (l’unico azzurro over 40) e Sabino Brunello, sarà guidata da Fabiano Caruana, che compie 22 anni il 30 luglio e che nei giorni scorsi dopo la netta vittoria nel torneo internazionale di Dortmund, è salito al terzo posto nella graduatoria mondiale a punti (conosciuta dagli scacchisti come ‘lista elo’, dal nome del matematico di origine ungherese poi naturalizzato statunitense Arpad Elo che la ideò una cinquantina di anni fa).

Completano la formazione il trevigiano Danil Dvirny (24 anni, campione italiano in carica) e il romano Daniele Vocaturo (25 anni). Una squadra giovane ma di tutto rispetto che può puntare ad un piazzamento di prestigio.

Le squadre, che saranno accompagnate dal presidente della Federscacchi, il milanese Gianpietro Pagnoncelli, hanno uno sponsor ufficiale, ‘Obiettivo Risarcimento’ la società di Padova che da anni ha una compagine che domina il campionato italiano a squadre ed è stata anche protagonista nella Coppa dei Campioni di scacchi.

A completare la rappresentanza azzurra in Norvegia ci saranno poi Duilio Collutiis (Salerno, campione italiano nel 2002) che guiderà la squadra dei sordomuti e Ruben Bernardi di Bolzano nella squadra dei non vedenti (entrambe queste formazioni sono composte da giocatori di varie nazioni); infine, nello staff arbitrale, il trevigiano Carlo Callegher.

Marina Brunello, attuale numero 2 tra le donne italiane, è Maestra Internazionale (foto da: Ufficio Stampa Federscacchi)
Marina Brunello, attuale numero 2 tra le donne italiane, è Maestra Internazionale (foto da: Ufficio Stampa Federscacchi)

 

Le Olimpiadi degli Scacchi si svolgono a pochi giorni dai festeggiamenti per i 90 anni della FIDE, la Federazione Mondiale degli scacchi (FIDE è l’acronimo del francese Federation Internationale Des Echecs). La FIDE è stata infatti fondata il 20 luglio 1924 a Parigi durante lo svolgimento dell’ottava edizione delle Olimpiadi vere e proprie (ricordiamo per inciso che all’epoca non c’era ancora la suddivisione tra Olimpiade estiva e Olimpiade invernale e che in realtà l’Olimpiade era la settima, essendo saltata a causa del conflitto bellico l’edizione del 1916: ma il CIO come è noto ha optato per la numerazione progressiva quadriennale, indipendentemente al fatto che i Giochi siano disputati o meno).

Nelle Olimpiadi del 1924 gli scacchi erano stati inseriti tra le discipline in programma e questo inserimento costituì in pratica il riconoscimento ufficiale degli scacchi come sport; del resto all’epoca gli scacchi erano universalmente considerati “lo sport della mente” ed erano diffusi tra tutte le classi sociali.

Al torneo del 1924 parteciparono 55 giocatori di 18 nazioni (tra loro anche il famoso pittore francese – e maestro di scacchi – Marcel Duchamp). Venne stilata una classifica individuale e poi una classifica a squadre mettendo insieme i giocatori delle varie nazioni, sebbene alcune avessero un solo rappresentante, altre due e altre tre.

Il torneo fu confermato anche nell’edizione successiva delle Olimpiadi, quella del 1928 che si svolse in Olanda. Poi, però, gli scacchi vennero estromessi dal programma. La causa fu semplicemente che nei tornei di scacchi c’erano premi in denaro e quindi nessuno dei partecipanti poteva formalmente definirsi “dilettante” e questo era in contrasto con il regolamento olimpico.

A parziale consolazione degli scacchisti, può essere ricordato che la medesima decisione venne presa contestualmente nei riguardi del tennis e anche del calcio (!). Per il calcio venne poi creata, come noto, la Coppa Rimet, mentre per gli scacchi venne creato il campionato del mondo per squadre nazionali per il quale venne concesso dal CIO alla FIDE il permesso di continuare ad utilizzare il nome ‘Olimpiadi’.

Dal 1952 le Olimpiadi degli scacchi si svolgono con cadenza biennale; nel 1957 sono state organizzate anche le Olimpiadi femminili, che hanno assunto regolare cadenza biennale dal 1972.

Durante le Olimpiadi norvegesi si rinnoveranno per 4 anni tutte le cariche della FIDE, a cominciare dalla Presidenza per la quale corrono ancora una volta il calmucco Kirsan Ilyumjinov, presidente in carica ormai da quasi vent’anni, e – per la prima voltra – Garry Kasparov, campione del mondo dal 1985 al 2000: si parla di una battaglia all’ultimo voto, staremo a vedere.

Da ricordare che Kasparov dopo la sua partecipazione a molte manifestazioni contro Putin si è visto revocare il passaporto dalla Russia ed ha quindi rischiato di diventare apolide! E’ riuscito ad evitarlo grazie alla Croazia che pochi mesi fa gli ha concesso la cittadinanza.

Segnaliamo infine che alcuni scacchisti italiani sono in lizza come candidati per varie commissioni della Federazione Mondiale (in particolare Arbitrale, Giustizia, Doping).

 

Adolivo Capece

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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