Verso Inter-Napoli, la ricetta di Handanovic: “Ripartire da cose semplici”

Il portiere dell’Inter Samir Handanovic ha parlato in esclusiva ai microfoni di Sky Sport24 HD. 

La situazione dell’Inter.

Fisico e mente sono collegati. Si migliora con i giorni, allenandosi, e anche con le partite. Purtroppo adesso è così, non si può aggiustare dal giorno alla notte, però con il tempo speriamo di migliorare la condizione fisica e poi quella mentale.

Attualmente l’Inter si può considerare inferiore rispetto alle altre contendenti per un posto in Champions?

Per la rosa che abbiamo non siamo inferiori a quelli che lottano per il terzo posto, però nelle ultime due partite non lo abbiamo dimostrato. Le chiacchiere servono a poco se tu non dimostri, quella è la verità. Però, il campionato è lungo, è successo adesso, andiamo avanti, ma se è così, qualcosa non va, è inutile nasconderlo. Per primi noi giocatori ci rendiamo conto della situazione, della condizione, di tutte le cose, però a volte sono periodi in cui non va, che tu vuoi anche cambiare con forza, ma non va. Secondo me, devi lasciare stare, andare come il fiume, passare il tempo, poi allenarti e con umiltà ritrovare le cose che hai perso.

Molti ex giocatori parlano benissimo di Mazzarri, eppure qui all’Inter tante critiche e tanti dubbi: perché questo secondo te?

Quando non vinci, quando non giochi bene, le critiche sono normali, per i giocatori, per l’allenatore, per tutti. Poi è normale, quando sei in un posto da cinque anni è diverso, hai tempo, hai cose collaudate, conosci un po’ meglio i giocatori, sono tutte cose che vengono con il tempo. Per me abbiamo perso un po’ compattezza, non siamo più compatti come nelle prime partite e, quando la squadra si allunga, di solito poi succede sempre qualcosa. Niente di quello che succede nel calcio è casuale, poi le cose si evidenziano quando prendi 3-4 gol, però dobbiamo ritrovare la compattezza e ripartire da cose semplici.

Hai parlato con Kovacic in questi giorni?

Sinceramente ci siamo visti ieri, è tornato dalla Nazionale. Siamo insieme in camera quando giochiamo in casa, parliamo spesso. Lui è un giocatore forte, però gli serve ancora esperienza, ci si rende anche conto che deve cambiare un po’ cultura del lavoro, ha grandissimo talento, però ha anche margini di miglioramento.

Che idea ti sei fatto di quello che è successo in occasione di Serbia-Albania?

Penso che là, nei Paesi Balcanici, non è la prima volta che succedono queste cose. Secondo me la gente a volte non riesce neanche a controllare le emozioni, dove c’è anche tanta povertà è difficile farlo, perché alcuni non hanno niente da perdere, sono facile preda per gli altri. Penso che la cosa sbagliata sia a priori, cioè mettere nello stesso gruppo squadre a rischio. Lì, secondo me, bisogna prevenire.

Palacio.

È importante perché ha avuto il tempo di allenarsi e recuperare, ma è proprio fondamentale per la nostra squadra perché allunga le squadre avversarie.

Si è parlato tanto del nuovo progetto, che richiede tempo e pazienza. Come si può conciliare il concetto di pazienza con la voglia di un giocatore come te di vincere presto?

Penso che tutti i giocatori abbiano voglia di vincere. Poi, se hai 30 o 20 anni conta poco. Io mi sento maturo e sono anche carico. Penso di essere in un grande club, ma che c’è stato anche un cambio di generazione e ci vuole tempo per riportare l’Inter dove è stata, su quei binari lì.

Gli attaccanti del Napoli ti fanno passare notti insonni in vista del match di domenica sera?

No, notti insonni no, perché il calcio italiano lo conosci, conosci anche i giocatori, tutte le squadre hanno potenze in attacco e giocatori forti, l’importante è come saremo noi.

 

News Reporter
Amo lo sport e la tecnologia, da sempre provo a combinarli e farne un lavoro. Sono cresciuto col mito degli Azzurri del 1982, di Paolo Rossi e Platini. John McEnroe, Katarina Witt e la pallavolo mi hanno però fatto scoprire quanto siano belli tutti gli sport.

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