Inter, Ausilio: “Il digiuno di Palacio? Non mi preoccupa perché so quanto vale”
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Il Direttore Sportivo dell’Inter Piero Ausilio ha parlato in esclusiva ai microfoni di Sky Sport HD, nel pre partita di Parma-Inter.

Piero Ausilio e Rodrigo Palacio (Foto da @inter)
Piero Ausilio e Rodrigo Palacio (Foto da @inter)

Non è paradossale che nel periodo di massima emergenza, con sette giocatori indisponibili, l’Inter si sia riscattata sul piano dei risultati?

Io direi anche dal punto di vista delle prestazioni. C’è una continuità di risultati che sono frutto anche di buone prestazioni. Con Napoli, Cesena e Sampdoria sono arrivati punti  attraverso il gioco, attraverso il cuore e la determinazione. Se non hai questo, non porti a casa il risultato, indipendentemente da chi va in campo.

Comincia a preoccuparti il digiuno di Palacio?

No, non mi preoccupa perché so quanto vale Palacio e so che nel momento in cui parte, probabilmente finirà per far gol perché l’ha sempre fatto, con l’Inter e nelle stagioni passate. So invece come Palacio è arrivato all’inizio di questa stagione, con una caviglia malconcia, non ha potuto lavorare, ha iniziato la preparazione solo a settembre inoltrato e la condizione comincia ad essere accettabile adesso. Se arriva 4-5 volte davanti al portiere, come è successo, da qui a poco sono convinto che Palacio farà quello che ha sempre fatto.

L’altro giorno è rimbalzata un’indiscrezione di un tuo incontro in occhiali scuri con Mancini. Smentisci?

Devo smentire perché ultimamente non vado neanche in tribuna, vedo la partita dal campo e quindi non ho avuto il piacere d’incontrare Mancini. Se l’avessi incontrato l’avrei salutato con piacere perché è una persona cara, amica, ma è assolutamente da smentire perché non c’è stato nemmeno quel saluto di cui hanno parlato.

 

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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