Il milanese Marco Zaffaroni alla conquista del tetto del mondo

Che ci fa un uomo di pianura in vetta all’Everest? Semplice, realizza un sogno. Parte così l’avventura himalaiana di Marco Zaffaroni, 53 anni, nato e cresciuto nel nord milanese e a capo di una piccola azienda, ma con una grande passione: l’Himalaya.

«Sarà una spedizione molto “leggera” e non commerciale, dove tenterò la salita alla vetta più alta del pianeta accompagnato dall’amico Roberto Boscato ed assistito da un solo sherpa e senza ossigeno – commenta Zaffaroni – non prima però di aver fatto visita all’ospedale di Kalika».

Non solo Everest. Da alcuni anni, infatti, Marco è attivamente impegnato nella costruzione di un presidio medico nel Dolpo, una provincia nel nord-ovest del Nepal, tra le più povere del Paese. Se l’alimentazione non è il primo dei problemi in questo Paese, la vera emergenza è costituita dalla carenza sanitaria che colpisce soprattutto donne e bambini. In tutta la regione, infatti, non vi era alcun presidio sanitario. Di  conseguenza il 90% dei parti avviene in casa e la percentuale di madri che muoiono mettendo alla luce il proprio figlio è del 3%, mentre la mortalità infantile raggiunge il 50% nel primo anno di vita. Manca agli abitanti la consapevolezza delle potenzialità mediche, per via della scarsa istruzione e dell’isolamento della regione.

Nel ricordo di un amico. «Dalle montagne himalayane abbiamo ricevuto molto e ci è parso giusto lasciare qualcosa di nostro che fosse concreto e tangibile e che andasse a vantaggio delle regioni che in questi anni tanto ci hanno dato». Così Marco e Mario Merelli l’alpinista bergamasco scomparso nel 2012, a cui Marco ha fatto da compagno di corda negli ultimi anni di carriera, spiegavano la loro scelta d’abbracciare questo progetto ardito come un quindicesimo 8000.
«Partirò da Milano il primo aprile per Kathmandu e visiterò l’ospedale di Kalika per il mio consueto sopralluogo annuo– sottolinea Zaffaroni – per poi ritornare nella capitale e da lì prendere un volo per Lukla, da dove iniziare la salita al campo base dell’Everest».
Per favorire l’acclimatamento e prepararsi alla salita, Zaffaroni e Boscato saliranno la vetta dell’Island Peak, la cima di 6.189 metri  che molti alpinisti himalaiani utilizzano per rifinire la preparazione prima dell’attacco agli 8.848 dell’Everest.
Zaffaroni non è alla prima esperienza in Himalaya, e ha già due ottomila conquistati in curriculum: il Shisha Pangma di 8.027 metri nel 2005, e il Cho Oyu di 8.201 metri nel 2009, a queste due vette si aggiungono ben 9 partecipazioni a spedizioni himalaiane.

All’attacco delle Seven Summits. La conquista dell’Everest rappresenta per Marco un ulteriore passo nel percorso delle Seven Summits, le sette montagne più alte per ogni blocco continentale: dopo essere salito sull’Aconcagua  (6.962 m.) per l’America del sud, sul Kilimanjaro (5.895 m) in Africa, sul massiccio del Vinson (4.892 m) in Antartide, sull’Elbrus (5.642 m) in Europa e sul McKinley (6.194 m) per l’America del nord, ora mancano le vette del Piramide Carstensz (4.884 m) in Oceania e naturalmente il tetto del mondo, l’Everest per il continente asiatico.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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