L’ex Garlini: “Inter, devi puntare su Icardi”
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La rovesciata come marchio di fabbrica e il coro “Oliviero Bomber vero” che risuonava dalla Nord di San Siro. Ogni buon tifoso interista avrà già capito di chi stiamo parlando, forse solo i meno attenti o i più giovani non ricordano Oliviero Garlini che giocò nella prima Inter del Trap collezionando 20 presenze e 4 gol con terzo posto finale. In attacco, in quell’annata, c’erano Alessandro Altobelli e Karl Heinz Rummenigge ma Garlini riuscì comunque a ritagliarsi il suo spazio e a segnare gol vincenti contro la Juventus (2-1), la Roma (4-1) e Udinese (2-0) e quello della bandiera nella sconfitta a Marassi con la Sampdoria (1-3). Un segno importante nella storia dell’Inter e un campione ancora amato da tifosi nerazzurri.

Milano Sportiva ha voluto sentirlo per rivivere le emozioni di quegli anni e chiedergli un parere sull’Inter attuale.

Oliviero oggi si occupa di giovani, vero?

Si esatto, sono il responsabile del settore giovanile della società Ac Bergamo Longuelo. La nostra prima squadra è in Prima Categoria e io mi occupo della crescita dei 250 ragazzi delle giovanili e devo dire che mi piace molto e ottengo un sacco di soddisfazioni, una cosa bellissima.

Non hai mai pensato di diventare allenatore nei professionisti?

Credo di non avere le caratteristiche giuste e necessarie per fare quel tipo di mestiere. Non è facile entrare nella testa di venti giocatori professionisti, preferisco dedicarmi ai giovani e trasmettere loro tutta la mia esperienza. Allenare i ragazzi mi rende felice, mi gratifica molto e lo faccio con passione.

Lei ha giocato anche all’Atalanta, alla Lazio, al Cesena e in tante altre squadre ma l’Inter è rimasta nel suo cuore?

Senza dubbio, l’Inter è l’Inter. Io comunque sono stato bene in tutte le squadre in cui ho giocato. Ringrazio i miei genitori che mi hanno sempre appoggiato anche quando sono andato via presto da casa, anche se non hanno mai visto una mia partita! Loro sono stati la mia forza, non hanno mai influenzato le mie scelte e questo mi ha sempre aiutato. Io cerco di fare così con i miei figli piccoli che giocano anche loro, uno in porta e uno in attacco.

Il suo gol più bello in maglia nerazzurra?

Li ricordo tutti benissimo e con grande affetto, anche se il tifoso è affezionato alle due rovesciate con Roma e Udinese a San Siro.

Ecco le rovesciate, ma le insegna ai suoi ragazzi?

Eh non si possono insegnare sono gesti istintivi che io ho sempre fatto.

Quali ricordi ha dell’esperienza all’Inter?

Straordinari e devo ringraziare la Lazio che mi ha permesso di andare all’Inter, il presidente Ernesto Pellegrini e Giovanni Trapattoni poi mi hanno fatto vivere un’esperienza unica che mi ha fatto crescere anche come uomo.E poi tutti i compagni di quell’annata.

Lei era chiuso da due mostri come Altobelli e Rummenigge, rimpianti?

No assolutamente. Il Trap fu chiarissimo e trasparente con me fin dall’inizio, sapevo che ruolo mi aspettava e alla fine l’importante per me era stare in competizione e il mio spazio me lo sono ritagliato. Grazie veramente a tutta l’Inter e a chi mi ha permesso di giocare con fior di campioni come Zenga, Ferri, Passarella, Bergomi e via dicendo. Se penso al primo incontro con Pellegrini mi viene ancora la pelle d’oca. Qualche rimpianto mi viene se penso alla squadra, siamo arrivati terzi e siamo usciti in Coppa Uefa ai quarti pareggiando 1-1 in casa col Goteborg, ma quella coppa potevamo vincerla.

L’Inter di oggi deve puntare su Icardi o può permettersi di venderlo?

No, non devo venderlo, perché è un giovane che segna molto e può cambiare le gare in corsa. Ci deve puntare non al 100% ma al 150%. Devono trovare una seconda punta di buone prospettive che lo aiuti, ma non tocca a me dar loro consigli. Dico solo che la squadra deve essere unita come lo eravamo noi con Trap e molto umile, in questo modo riuscirà a risollevarsi anche perché Roberto Mancini è sempre più preparato e a mio avviso può aprire un altro ciclo vincente. Ai miei tempi persone come Zenga, Ferri e Bergomi erano umili ma allo stesso tempo i  veri leader che trainavano il gruppo e questo ci vuole oggi all’Inter. Mi viene un po’ di amaro in bocca a pensare che ora è finita in mani straniere ma questo vuol dire che anche il calcio sta cambiando.

Ultima domanda, e la sua Atalanta?

La sua forza è sempre stata il settore giovanile e anche quest’anno dovrebbe farcela a salvarsi, anche se credevo potesse fare meglio con la rosa e l’organigramma a disposizione, ma sono fiducioso per la salvezza e anche per il futuro.

 

 

 

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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