Rugby Monza, il nuovo coach Alessandro Cuomo: “Puntiamo allo scudetto”
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Il campionato di rugby femminile è ormai alle porte e ai nastri di partenza della nuova stagione si presenta una Rugby Monza rinnovata nell’organico ma sempre temibile e pronta a dar battaglia su ogni campo.

La novità più importante riguarda la guida tecnica, affidata ora ad Alessandro Cuomo, fino all’anno scorso secondo di Alex Geddo, accasatosi al Rugby Rovato. Milano Sportiva ha incontrato Alessandro Cuomo, fra l’altro ex giocatore dell’Amatori Milano, a poche ore dall’esordio di domenica 4 ottobre con il Chicken Cus Pavia.

Questa è la tua prima esperienza da allenatore in una femminile? Come la vivi?

No, non è la mia prima esperienza, seguo con Alex Geddo da due anni questo gruppo con il quale abbiamo portato a casa uno scudetto e l’anno scorso siamo stati vice campioni d’Italia. Inoltre io sono anche allenatore della nazionale League femminile con la quale abbiamo vinto un torneo internazionale a Parigi due anni fa.

Quanto è diverso il rugby femminile da quello maschile?

A livello di regolamento è uguale, ogni tanto c’è qualche contatto meno fisico di quello maschile, ma anche le donne non fanno viaggi a vuoto e vanno giù dure.

Il Rugby Monza femminile è sempre pieno di aspettative, si punta allo scudetto anche quest’anno?

Certo, noi puntiamo allo scudetto, perché siamo un bel gruppo e stiamo creando una nuova famiglia, con vari innesti che stanno arrivando da altre società.

La squadra è cambiata? Quali innesti ci sono stati?

Sono arrivate dall’U18 tre ragazze e poi altre da Lecco e Como e noi faremo del tutoraggio con le squadre lombarde, intanto però sono andate via tre giocatrici come Silvia Gaudino, Ilaria Arrighetti che è andata in Francia e Elisa Rochas tornata a Torino.

Pensi di cambiare qualcosa rispetto all’impostazione degli ultimi anni o proseguirai nel lavoro fatto da te e Geddo?

Alex è il mio mentore, cambierò giusto due cose in touche e il gioco più veloce come nella League femminile dove c’è molta pressione e placcaggi più duri. Poi vedremo anche strada facendo quali accorgimenti si potranno fare.

Il rugby femminile negli ultimi anni è cresciuto tantissimo, tutto ciò può essere utile al movimento?

Sì, secondo me questa crescita sarà molto utile al movimento, basta vedere che quest’anno si sono iscritte due squadre nuove nel nostro campionato a 15 e questo la dice lunga su quanti margini di crescita e miglioramento ci possono ancora essere.

Come vedi questo campionato? Il livello allora sarà ancora più alto?

Sulla carta è un buon campionato e difficile, ma si vedrà. Io alle ragazze sto dicendo che ogni squadra va rispettata, e se c’è da dargli 100 punti si danno, se invece sono più forti di noi dovranno uscire tutte rotte, insomma come sempre sarà il campo che parlerà.

Parlaci di te, che giocatori eri, come mai hai scelto di fare l’allenatore? C’è qualche allenatore che hai avuto che ti ha ispirato?

Ero uno che non si tirava mai indietro, ho avuto la fortuna di giocare a Calvisano, Piacenza, Asti e poi di tornare a casa all’Amatori dove ho lasciato il mio cuore facendo sempre campionati d’eccellenza o serie A e B, poi ho fatto una piccola parentesi con la nazionale League dopo aver vinto 3 scudetti a tredici con il 13 del Ducato a Piacenza collezionando 3 caps contro il Libano, Galles, dove c’era GarethThomas che giocava come estremo, e Germania. Ho iniziato ad allenare per “colpa” di Geddo che aveva bisogno di una mano e poi per gioco ho continuato, adesso non posso farne a meno.

Mancherà Gaudino, sarà un’assenza pesante. Come fare senza di lei?

Silvia è stata un punto di riferimento per tutte le ragazze, ma diciamo che ci sono altre che hanno voglia e stanno facendo bene, certo che la sua esperienza mi farebbe comodo ma a volte ritornano (eh eh ride) e ogni tanto è ancora con noi per allenarsi. Quando viene a Milano si allena sempre con la sua vecchia squadra e anche al ritiro era con noi.

Cosa ne pensi dei problemi della Nazionale maschile e del rugby maschile, quale ricetta per il nostro rugby?

Il problema del nostro rugby è la mentalità e finché nelle scuole e fuori anche nei parchi vedi solo palle da calcio noi non andiamo da nessuna parte. In Inghilterra, Scozia, Francia, Irlanda, per esempio hanno campi da rugby in ogni college e accademie interne. Noi non andiamo da nessuna parte senza basi e non parliamo dei nostri campionati d’Eccellenza, che dovrebbero dare più risultati per avere un movimento rugbistico migliore e invece le nostre squadre vengono regolarmente fatte nere dalle terze di irlandesi, inglesi e scozzesi.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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