Clemente Russo: caccia al primo oro olimpico, l’intervista
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Il De’Longhi Official Store in via Borgogna a Milano ci ha permesso di incontrare un altro grande campione dello sport italiano, il pugile Clemente Russo (qualche tempo fa, invece, abbiamo scambiato due chiacchiere con Elisa Di Francisca, clicca qui per rileggere l’intervista).

Intervistare Clemente Russo è un piacere: basta fargli una domanda e lui parte a braccio, ti racconta di tutto, ti incanta con i suoi modi genuini, ti fa dimenticare di essere di fronte ad un grande campione e ti sembra di essere con un amico che conosci da sempre. E quando parla, comprendi non soltanto quanto ami follemente il suo sport, ma anche che è sia riuscito a rimanere una persona profondamente concreta e alla mano, nonostante i grandi successi conseguiti e la fama raggiunta anche al di là dell’ambito sportivo.

Nel 2016 Clemente Russo parteciperà alla sua quarta Olimpiade (a Rio de Janerio) e si batterà come un leone per conquistare quella medaglia d’oro che ai giochi olimpici non è mai arrivata. Al momento si segnala che è stato il primo pugile italiano a conquistare le qualificazioni a Rio, in anticipo (con un match che per l’occasione di Expo 2015 si è svolto proprio all’interno dello spazio espositivo a Rho Fiera), e che Tatanka – il suo soprannome – ha tutte le carte in regola per aggiungere al proprio palmares anche una medaglia d’oro olimpica.

Noi di Milano Sportiva abbiamo voluto porgergli una serie di domande che spaziano a 360 gradi sulla sua vita. Ed ecco cosa ci ha raccontato sui prossimi appuntamenti agonistici, sulle Olimpiadi e anche sul suo futuro.

Clemente Russo: l’intervista

Ciao Clemente! Sappiamo che nel 2016 parteciperai alle Olimpiadi di Rio ma quali saranno i tuoi prossimi impegni agonistici prima di partire per il Brasile?

Purtroppo l’Olimpiade non si prepara solo in palestra, si prepara anche con delle gare. Mancano dieci mesi per Rio, ci saranno delle piccole pause a Natale e a Pasqua e la preparazione sarà caratterizzata da tre macrocicli e da tre microcicli. Cosa significa questo? Che farò un carico di allenamento e uno scarico, mediamente ogni mese e mezzo/due mesi (e questo per tre volte di seguito). E quando dico scarico non intendo star fermo in vacanza, intendo abbassare il ritmo degli allenamenti e metterci dentro dei tornei, per provare la forma fisica, per capire cosa ti manca. Se qualcosa non va o non ti convince, nel macrociclo successivo vai a lavorare su questo, per migliorare. Se ti manca la resistenza, aumenti la resistenza; se ti manca la velocità, aumenti la velocità. Prima delle Olimpiadi farò almeno quattro o cinque tornei internazionali, per provarmi e per testarmi prima di partire per Rio a luglio 2016.

Quale potrebbe essere, secondo te, l’avversario più temibile alle Olimpiadi di Rio?

Siamo in quattro/cinque a poterci giocare il podio. Parlo di me, del cubano (Savón, ndr), del russo (Tishchenko, ndr), del kazako (Levit, ndr) e dell’azero (Mammadov, ndr). Al momento siamo in tre ad esserci già qualificati per le Olimpiadi ma il cubano si qualificherà adesso, al mondiale, quindi è come se fosse qualificato.

Parliamo della tua preparazione dal punto di vista dell’alimentazione. Come altri atleti, anche tu segui la Dieta Zona. Quali sono i miglioramenti che hai notato, soprattutto in termini agonistici, nel momento in cui hai adottato questa strategia alimentare?

Beh, parliamoci chiaro. L’alimentazione non incide solo sui muscoli, incide anche sulla testa. Mangiare un piatto di pasta la sera – e quindi mangiare dei carboidrati – ma anche verdure o altro, ti fa star bene, anche psicologicamente, ti fa dormire bene e ti senti soddisfatto. Insomma, ti stimola anche a livello dell’umore, oltre che a livello fisico. Quindi, diciamo che i miglioramenti sono stati soprattutto questi. A livello agonistico, hai un’energia in grado di bastarti per tutto il corso della gara e hai sempre un apporto di proteine per i muscoli.

Segui sempre la Dieta Zona, anche nei periodi in cui non sei completamente assorbito da allenamenti e gare?

No, non è assolutamente un’abitudine. Anche perché sono un giovane di 33 anni e una pizza piace mangiarla anche a me di tanto in tanto. Soprattutto dopo un lungo periodo di due o tre mesi in cui ho seguito un’alimentazione rigida, almeno per una settimana mi piace “divertirmi”, anche se poi torno subito a regime e il fisico non ha neppure il tempo di ingrassare. C’è anche da dire che in un periodo più lungo di preparazione, ad esempio sei mesi, almeno un giorno a settimana uno sfizio me lo ritaglio. Io impazzisco per la pizza, ma non quella normale, quella “carica di roba”  ma se la mangio il sabato sera, poi la domenica torno a regime.

Mi parli del progetto del Centro Sportivo Maddaloni Star Judo Club di Scampia?

È un progetto di mio suocero e io collaboro di tanto in tanto, lo aiuto per alcune iniziative. Ho però anche un altro progetto che si chiama Clemente Russo and Maddaloni Brothers. Ci occupiamo di marketing e management sportivo agglomerati al sociale. Invece mio suocero, a Scampia, fa solo sociale. Si occupa di detenuti, di persone povere… è un grande e spero di poterlo fare anch’io un giorno. Al momento, però, non c’è il tempo di occuparmi solo di quello. Lui aiuta giovani e persone adulte che si trovano in situazioni di disagio sociale e permette loro di andare in palestra o di lavorare. Dà loro delle possibilità che altrimenti non avrebbero.

Oltre al mondo dello sport, ti abbiamo visto spesso frequentare il mondo dello spettacolo, impersonando diversi ruoli (presentatore, inviato, concorrente di reality e anche attore). Il tuo futuro dove lo vedi?

Guarda, io purtroppo – o per fortuna – non riesco mai a far riposare il cervello, ho tante iniziative e molte altre me ne invento. È un po’ una mia caratteristica : la notte penso, il giorno cerco di mettere in pratica tutto. Il futuro? Lo vedo molto incasinato, perché mi piace fare molte cose, ma ho anche tre bambine e quindi mi vogliono a casa. Devo anche ammettere di essere piuttosto fortunato perché a volte le ciambelle mi riescono anche con il buco però quando smetterò di fare pugilato, avrò tempo di fare tutto… l’attore, il manager o di fare tutt’altro. Qualcuno mi vorrebbe come manager sportivo, qualcun altro mi immagina in palestra, ad allenare i ragazzi. Diciamo che sono molto poliedrico e mi lascio tutte le strade aperte.

Grazie a Clemente Russo per questa intervista e in bocca al lupo per tutto!

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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