Marco van Basten: 51 anni fa la nascita del mito
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“Era un piacere vederlo giocare. Van Basten è stato una spanna sopra tutti”. Parole importanti, soprattutto quando a pronunciarle è un illustre collega, quale il “Divin Codino” Roberto Baggio. Parole al miele condivisibili in toto, visto e considerato che nessun rivale ha mai potuto in realtà fronteggiare le prestazioni dell’attaccante olandese, un talento straordinario per estro e doti atletiche, le cui movenze hanno in tanti cercato di imitare senza mai riuscirci appieno.

IL DEBUTTO A 17 ANNI – Una meravigliosa storia avviata il 31 ottobre 1964 in quel di Utrecht, per delle potenzialità da extraterrestre del calcio prontamente notate dall’Ajax, decisa a tesserarlo nel 1981. Un investimento di cui si riesce a intravedere l’enorme margine di profitto sin dall’esordio in prima squadra, a soli 17 anni come rimpiazzo del mito Johan Cruyff nella partita contro il Nec Nijmegen, bagnato con un goal, tradizione immancabile di un’intera carriera.

LA CONSACRAZIONE – La stagione 1983-1984 segna invece l’esplosione definitiva, con 28 reti in 26 presenze, da lì un continuo crescere di emozioni, che gli garantiscono tre campionati e altrettante coppe nazionali, la Coppa delle Coppe (nella cui finale sigla l’1-0 decisivo sulla Lokomotiv Lipsia). Altrettanto ricco il bottino individuale, quattro titoli di capocannoniere, una scarpa d’oro e il riconoscimento “Bravo 1987” in qualità di miglior giocatore nelle competizioni europee.

IL PRIMO SCUDETTO AL MILAN – Proprio l’estate 1987 si rivela la più calda per quanto riguarda le trattative, in una lotta serratissima di squadre disposte a ingaggiarlo e a spuntarla è alla fine il Milan, brava a sorpassare la Fiorentina sul filo di lana. Insieme al connazionale Ruud Gullit (l’anno dopo arriva Frank Rijkaard) è l’uomo scelto dalla proprietà Berlusconi per rilanciare l’immagine di un club reduce da stagioni deludenti, nel primo anno della gestione Arrigo Sacchi. Malgrado l’eccellente affare messo a segno, anche economico (da “parametro UEFA” viene pagato, a fine contratto coi Lancieri, una penale di 1,8 miliardi di lire), è costretto a restare fuori 6 mesi per un infortunio alla caviglia, ma il suo rientro è decisivo per il trionfo in campionato, contraddistinto da un duello testa a testa col Napoli di Maradona. Suoi i centri che permettono di sconfiggere prima l’Empoli e dunque i rivali partenopei in una trasferta al San Paolo che significa Scudetto.

GIOIE EUROPEE – Una festa che funge da primo capitolo a un romanzo pieno di grandi momenti, raffigurato magnificamente da partite memorabili sui più celebri palcoscenici dell’intero globo, che valgono Coppe dei Campioni e Intercontinentali, in una formazione entrata nella storia pure per lo spregiudicato modo di affrontare sfide sulla carta impegnative. Non altrettante soddisfazioni raccoglie assieme agli oranje, nonostante un Campionato Europeo 1988 aggiunto alla ricca bacheca (tra cui tre Palloni d’Oro) anche grazie alla splendida girata in volo durante l’atto conclusivo al cospetto dell’URSS.

IL PRECOCE RITIRO – Nel giugno 1993 si sottopone al quarto intervento chirurgico alla caviglia, da cui non si riprende più fino all’annuncio del ritiro nel corso dell’estate 1995, a soli trent’anni. Mondo del calcio che non decide mai di abbandonare, affascinato dal mestiere dell’allenatore, in cui si cimenta come CT del proprio Paese (è l’attuale vice di Danny Blind) e con al suo attivo fugaci apparizioni sulle panchine di Ajax, Heerenveen e AZ Alkmaar.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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