Ha iniziato a giocare a rugby da adolescente e da allora non l’ha più lasciato. Ben presto è diventato parte integrante della sua vita e oggi è uno degli allenatori lombardi più apprezzati proprio di questa disciplina. Fisico possente, sguardo gioviale e affabile che trasmette subito simpatia anche grazie al folto baffo, Mauro “Gazza” Gazzoni allenatore della Amatori & Union Rugby Milano ha raccontato a Milano Sportiva la sua carriera nel mondo del rugby e parlato anche delle prospettive future di questo sport nel Belpaese, alla luce degli ultimi risultati negativi della Nazionale e delle prossime elezioni presidenziali previste nel 2016.

Raccontaci della tua carriera da rugbista?

Ho cominciato un po’ tardi, a dire il vero. Avevo 16 anni (era il 1972/73) con l’A.S.Rugby Milano, ho fatto tutte le giovanili in quella società fino alla serie A (più panchinaro che titolare). In quel periodo la serie A era come se fosse l’Eccellenza di ora e vi sfido a trovarmi nella foto della squadra che allego. Ho giocato fino a 36 anni e quindi da giocatore ho fatto tutti i campionati di Seria A, B e C. Poi ho rotto il legamento crociato e ho dovuto smettere di giocare.

E di quella da allenatore?

Ho iniziato ad allenare nel 1993/94 e oggi sto ancora allenando. Ho cominiciato dall’Under 12 fino alla Serie A, con varie squadre che vanno dai Seniores dell’Iride Cologno, Cernusco, Amatori Milano, Grande Milano, Rugby Brescia e Calvisano Under 21. Ho fatto anche per 4 anni il Selezionatore Regionale per l’Under 18 della Lombardia.

Ora chi stai allenando? Di che progetto si tratta?

Ora sto allenando l’Under 16 dell’Amatori & Union Rugby Milano, nell’ambito della nuova unione di queste due società che vuole puntare in alto proprio partendo dalle giovanili.

Da dove nasce la tua passione per il rugby?

Ho provato a giocare a calcio come tutti, ma con scarsi risultati. Sono proprio incapace e non mi entusiasma nemmeno tanto a dire il vero, poi ho provato a basket (guardia) e pallavolo (centrale) ma anche li non con entusiasmo. Poi uno del mio quartiere mi ha portato a provare appunto in A.S.Rugby Milano ed è stato amore a prima vista con questo sport che ritengo sia il più bello del mondo, per i suo valori, per il rispetto di tutti.

Come riesci a conciliare i tuoi impegni di lavoro con lo sport?

La fortuna vuole che con il mio lavoro da impiegato riesco a liberarmi presto (verso le 17,30) e  a correre subito al campo ad allenare.

Hai girato un sacco di squadre lombarde, ci puoi dire come sta il rugby lombardo e quello milanese?

Il rugby lombardo e soprattutto quello milanese vanno abbastanza bene, perché le società riescono a reclutare tantissimi ragazzi (siamo come numeri di tesserati davanti al Veneto), ma purtroppo non riusciamo ad esplodere sull’alto livello e questo è un grande potenziale inespresso.

Domanda d’obbligo: da anni si parla di franchigia milanese, forse però ormai si è perso il treno che ne pensi?

La franchigia c’è stata con la Grande Milano dove Achille Bertoncini ed io abbiamo cercato di raggiungere l’alto livello (Serie A2) ma poi purtroppo gli interessi di ogni singola società facente parte della franchigia, sono stati più grandi del progetto. Peccato, ad oggi Grande Milano non esiste più ed è stata assorbita da Cus Milano e milita in Serie B.

La tua soddisfazione più grande con il rugby?

Le due soddisfazioni da allenatore più grandi che ho avuto sono stati i due Scudetti Italiani conquistati: Campioni d’Italia nel 2000/01 con la Selezione Lombarda Under 18 e poi Campioni d’Italia nel 2004/05, il primo Scudetto Italiano in assoluto vinto con il Calvisano Under 21.

E la delusione?

La delusione è stata quella che in due società dove ho allenato non hanno continuato a seguire il tracciato che avevo lasciato ed ora loro sono con l’acqua alla gola.

A.S. Rugby Milano 1978-79 (Foto di Mauro Gazzoni)
A.S. Rugby Milano 1978-79 (Foto di Mauro Gazzoni)

Cosa ti ha insegnato il rugby nella vita?

Il rugby lo considero SCUOLA DI VITA. Mi ha insegnato tutti i valori di uomo, padre e giocatore.

Cosa ti piace di più della tua esperienza da allenatore/educatore?

Il vedere che i giocatori di qualsiasi età che sto allenando crescano come uomini e che come gioco imparino quello che insegno, soprattutto nei giocatori delle Under in genere.

Il rugby italiano è in crisi? Se si quale ricetta per risollevarlo?

Il rugby italiano non è in crisi, abbiamo tante manchevolezze però. Per esempio noto soprattutto una cosa. Chi allena gli allenatori a diventare dei buoni allenatori? Ora come ora c’è molta approssimazione che la F.I.R. secondo me non riesce a fare e sviluppare.

Non è brutto vedere un campionato di eccellenza così povero?

Si è vero, è molto brutto che il livello si sia abbassato notevolmente soprattutto rispetto ai campionati esteri. Ma tutto questo, secondo me, è il frutto di quello che ho tentato di spiegare nella domanda precedente.

Hai allenato tanti ragazzi, c’è qualcuno che ha fatto carriera e a cui sei più affezionato?

Di ragazzi che hanno fatto carriera ne ricordo diversi :Bernabò Valerio, Cittadini Lorenzo, Pablo Orlandi (naz. Argentina), Pino Patelli, Pratichetti Matteo, Rossi Simone, Mbata Maxime e poi altri che ora non ricordo più.

Siete sotto di 3 punti a cinque dalla fine e arriva un calcio di punizione per i tuoi da posizione favorevole ai pali, cosa consigli pali o touche?

Piazzo tra i pali per i tre punti. Poi vado a centrocampo e l’avversario deve calciarmi la palla e ho tempo 5 minuti per andare a segnare altri punti e vincere la partita.

Hai qualche aneddoto legato a qualche partita da raccontarci?

Ne ho tantissimi però quello che ricordo con piacere è l’ultima partita dei playoff, dell’anno della scudetto italiano con l’Under 21 del Calvisano, contro il Petrarca Padova. Loro calciano in touche, la palla rimbalza sugli spalti prende lo spigolo del gradone rientra in campo e due dei miei giocatori Cagnoni Michael e Nitoglia Ludovico (a proposito altri due giocatori da aggiungere alla lista di chi ho allenato e ha fatto carriera) giocano la rimessa laterale veloce e riescono a far la meta che ci fa vincere la partita per andare dritti alla Finale Scudetto.

Non hai mai pensato di allenare in Eccellenza?

Si mi piacerebbe tantissimo allenare in Eccellenza, chissà mai dire mai, rimango in attesa.

Jacopo Dalla Palma
jacogidio@yahoo.it
Giornalista pubblicista, laureato in psicologia con una tesi sul mental coach nello sport, alla sera non va a letto se non ha fatto un giro di notizie su Televideo per capire cosa è successo in giornata nel mondo del calcio, passando per la pallamano senza tralasciare hockey pista e pallavolo. Insomma non si fa mancare nessuno sport, anche se predilige il rugby e i suoi interpreti per aver lavorato in passato con varie squadre come ufficio stampa.