Gibì Baronchelli, 12 secondi” è il libro che ripercorre la straordinaria carriera di Gianbattista Baronchelli, detto “Gibì. Un grande del nostro ciclismo, protagonista negli anni ’70 e ’80 di indimenticabili sfide con alcuni tra i più grandi campioni di sempre. Eddie Merckx e Bernard Hinault su tutti. Una carrellata di successi, sin dai suoi esordi da dilettante a soli 21 anni. Subito protagonista. Un Giro d’Italia strepitoso nel quale giunge secondo alle spalle nientemeno che del “Cannibale” Eddie Merckx. Per soli 12 secondi. Nel 1980, nel Mondiale in Alta Savoia sfiora il titolo, battuto solo dall’invincibile Bernard Hinault. Due autentici mostri sacri che ne hanno impedito la definitiva consacrazione sportiva. Non per i tanti tifosi, però, che ancora lo ricordano con affetto. Giancarlo Iannella, l’autore del libro (distribuito da Lyasis, piccola casa editrice di Bergamo), è uno di loro. Un tifoso diventato scrittore per testimoniare le imprese del campione nell’arco di un’intera carriera. Dai momenti felici alle delusioni, dai successi nel dilettantismo alle sfide con i grandissimi del mondo professionistico, dalle vittorie conseguite alle delusioni per quelle sfiorate, dalle rivalità alle incomprensioni con i colleghi della Nazionale, dalle calunnie dell’ambiente alle rivincite nei confronti dello stesso. Con una attenzione ai giovani, ai quali Gianbattista Baronchelli rivolge un accorato appello perché affrontino il mondo del ciclismo con la necessaria passione e la giusta serenità. Vi proponiamo l’intervista che il campione ci ha rilasciato nel corso di una recente presentazione del libro.

Un’idea nata tre anni fa

Gianbattista Baronchelli ci racconta la sua soddisfazione nell’aver rivissuto nel libro la sua carriera. Ed aver riscoperto il legame con il mondo del ciclismo, in realtà mai sopito. “Fino a tre anni fa non avrei mai pensato ad un libro dedicato alla mia carriera. E’ stato un mio tifoso, Giancarlo Iannella, a sottopormi l’idea. Lui, che svolge una professione diversissima da quella del giornalista, ha voluto mettere la sua passione ed il suo affetto al servizio dei miei ricordi. Per ripercorrere una carriera che qualche traccia nel mondo del ciclismo l’ha lasciata. Come dimostrano le vendite del libro, che vanno fortissime”

Ritorno al passato per Gianbattista Baronchelli

Tanta attenzione nel libro è stata dedicata ai contenuti, poche le foto presenti. “E nelle ultime trenta pagine parlo io direttamente della mia carriera e di quello che ne è seguito. Anche con spunti divertenti. E’ stato per me l’occasione di riprendere contatto con un mondo dal quale mi ero effettivamente distaccato dal 1989, anno del mio ritiro dall’attività professionistica. E il cui unico legame, è stato da allora il negozio di biciclette che gestisco insieme con mio fratello. Ho avuto la possibilità di rivivere la mia carriera e ritornare al mio passato, dopo trent’anni. E’ stato bello”

Una strepitosa carriera tra i dilettanti, a 21 anni già professionista in lotta con i grandi

Gianbattista Baronchelli va fortissimo, sin  da subito. Miete successi importanti trai i dilettanti (Giro d’Italia, Giro di Francia, Campionato Italiano). Tanto da meritare l’attenzione delle cronache sportive. Giovanissimo, nel 1973 è il più forte dilettante di sempre. Arriva così nel 1974 , a soli 21 anni, l’entrata nel mondo professionistico. “A dire il vero, mi hanno buttato un po troppo presto nella mischia, a lottare contro mostri sacri. Campionissimi come Roger De Vlaeminck, Felice Gimondi, Eddie Merckx. Protagonisti della generazione precedente alla mia. Senza dimenticare Giuseppe Saronni e Francesco Moser. Un impatto duro, troppa la differenza tra il dilettantismo ed il professionismo. Ci sarei dovuto arrivare gradatamente. E avere il tempo di imparare il mestiere. Tempo che non mi hanno dato. E che spero si voglia dare oggi ai giovani che si avvicinano al ciclismo

Gli insegnamenti dei grandi campioni, Eddie Merckx su tutti

Prematuro esordio nel ciclismo professionistico per Gianbattista Baronchelli ma anche la possibilità di attingere insegnamenti importanti dai campionissimi di allora. “Impossibile non citare Eddie Merckx, un campione assoluto. Il suo mestiere l’ha interpretato fino in fondo. Per lui tutte le gare erano importanti, senza distinzioni. Voleva vincere sempre. E lui vinceva. Per vincere bisogna essere umili. Eddie Merckx  sapeva di essere forte ma ha sempre mantenuto un profilo contenuto. Era soprattutto un campione di umiltà

Gianbattista Baronchelli, terzo corridore di sempre nella classifica dei dieci migliori piazzamenti al Giro d’Italia.

Tante vittorie e qualche record per Gianbattista Baronchelli. Rimane però il rammarico per il Giro d’Italia, sfiorato per ben due volte. “Ho vinto novanta gare in totale, in Italia ed all’estero. Importanti le vittorie al Giro di Lombardia 1977 e, nove anni più tardi, al Giro di Lombardia 1986. Poi i sei Giri dell’Appennino. Con il record tuttora imbattuto di sei vittorie consecutive, dal 1977 al 1982. Oltre a tutte le classiche nazionali più importanti. In anni nei quali vincerle significava avere raggiunto realmente risultati significativi. Al Giro d’Italia ho sfiorato per ben due volte la vittoria finale. Nel Giro d’Italia 1974, arrivai secondo dietro Eddie Merckx. Nel 1978 arrivai ancora secondo, dietro il belga Johan De Muynch. Una competizione, il Giro d’Italia, nella quale tutto sommato, mi sono sempre ben comportato. Tanto da risultare, in una speciale classifica inglese, il terzo corridore di tutti i tempi per quanto riguarda i piazzamenti tra i primi dieci. Essere al terzo posto di questa classifica, davanti a tanti corridori importanti, è per me motivo d’orgoglio”

Giro d’Italia, vittoria sfiorata per ben due volte

A Gianbattista Baronchelli rimane il rammarico di non aver vinto il Giro d’Italia. Pur avendolo sempre corso da protagonista. “Nel 1974, a soli 21 anni, mi trovai a competere per la vittoria finale con un autentico mostro sacro come Eddie Merckx. Ero al mio primo anno da professionista. Arrivai secondo, battuto per soli 12 secondi. Nel 1978 arrivai ancora secondo, dietro il belga Johan De Muynch. Nella carriera bisogna avere anche un pizzico di fortuna. Sulla mia strada per la vittoria finale ho sempre incontrato campioni tra i più grandi di tutti i  tempi. Uno di questi, Eddie Merckx, è stato probabilmente il più grande nel dopoguerra

Mondiale 1980, percorso durissimo. La sfida di Gianbattista Baronchelli all’imbattibile Bernard Hinault

Mondiale 1980, venti giri da percorrere in Alta Savoia, a Sallanches per un totale di 238 km tra salite molto impegnative. “Un percorso da tanti definito il più duro nella storia dei Mondiali di ciclismo. Troppo impegnativo per tanti. Persino per Francesco Moser e Giuseppe Saronni, capitani della squadra azzurra. Il percorso male si adattava alle loro caratteristiche tecniche. Si ritirarono” Nella squadra azzurra c’erano tanti campioni a competere con la squadra francese per la vittoria finale. Da Giovanni Battaglin, più avvezzo a percorsi di questo tipo, a Pierino Gavazzi, il neo trionfatore della Milano-Sanremo. Dal veterano Vladimiro Panizza (reduce dal Giro d’Italia vinto da Bernard Hinault) ai giovani e talentuosi Silvano Contini e Roberto Visentini. E naturalmente Gianbattista Baronchelli. L’unico a tenere il passo di Bernard Hinault, in testa sin dall’inizio. Si incolla alla ruota del francese, senza mollare. “Ci trovammo negli ultimi chilometri ad essere quattordici corridori a competere per la vittoria finale” Una gara ad eliminazione. A resistere, per sfidare il campione francese, solo Gianbattista Baronchelli. Fino all’ultimo giro quandoall’uscita da un tornante, Bernard Hinault lo stacca per andare a vincere in solitudine. “Mi trovai di fronte un fortissimo Bernald Hinault. Era il corridore da battere. Imbattibile, però, per tutti


1981, Giovanbattista Baronchelli ci riprova. Mondiale ancora sfiorato, le polemiche con l’ambiente

Mondiale 1980, un bel ricordo per Giovanbattista Baronchelli. La vera occasione, arriva però l’anno successivo. Nel Mondiale 1981,a Praga, su un circuito molto selettivo adatto ai velocisti, potevo giocare le mie carte”. Dodici chilometri di saliscendi, decisamente meno ostico del percorso di Sallanches” Alla dodicesima tornata, un gruppo di 12 corridori si stacca. Tra questi, Giovanbattista Baronchelli. “A due km dalla conclusione eravamo sei-sette italiani. Quella azzurra era la squadra più numerosa. Partì lo scozzese Millar, peraltro battibilissimo. Provai a questo punto la volata ma fui ripreso dal gruppo. Tirai quindi la volata per Giuseppe Saronni che a sua volta si staccò, seguito da Bernard Hinault. Battuti dal belga Maertens che avrebbe così conquistato il suo secondo Mondiale” Seguirono furiose polemiche. “Mi accusarono di non aver tirato bene la volata a Giuseppe Saronni. Si dimenticarono che erano venuti prima a riprendermi in un momento nel quale avrei potuto imprimere la svolta decisiva alla gara, mia e della squadra. E che altri corridori non avevano dato il giusto contributo per portare Giuseppe Saronni a vincere quel Mondiale”

Gli anni in Nazionale, l’orgoglio di vestire la maglia del proprio paese

Gli anni passati con la squadra Nazionale rappresentano comunque per Giovanbattista Baronchelli il piacere e l’orgoglio di aver vestito la maglia del proprio paese. Al di là di tutte le polemiche. “Vestire la maglia azzurra è sempre un piacere. Nel Mondiale poi devi conciliare nella gara di un giorno il desiderio di fare grande il tuo paese con le tue ambizioni personali. Pur nel rispetto della tattica di squadra, alla fine, si corre per se stessi. Ho comunque sempre fatto diligentemente quello che l’allora ct della Nazionale Alfredo Martini mi diceva di fare

Nazionale, strategie condizionate degli sponsor

La tattica, spina nel fianco della squadra azzurra. Condizionata dalle scelte degli sponsor. Alle quali lo stesso ct della Nazionale Alfredo Martini, un grande uomo del quale conservo un bellissimo ricordo, poteva difficilmente sottrarsiErano anni nei quali per la vittoria finale si doveva principalmente  puntare su Giuseppe Saronni e Francesco Moser, da lanciare alla volata finale. Una tattica poco proficua a conoscenza di tutti. Tanto che la squadra azzurra era divenuta il faro per le altre squadre. Facevamo così costantemente la corsa ma a vincere alla fine erano gli altri. Avremmo  decisamente potuto giocare meglio le nostre carte. In squadra non c’erano solo Francesco Moser e Giuseppe Saronni che nel Mondiale 1980, da capitani della squadra azzurra, si ritirarono. Se altri corridori avessero avuto più spazi, si sarebbe potuto vincere di più”

1986, vittoria al Giro di Lombardia. La rivincita di Giovanbattista Baronchelli

Arriva il momento della rivincita per Gianbattista Baronchelli. L’occasione è data dalla vittoria nel Giro di Lombardia 1986. Una vittoria che Giovanbattista Baronchelli ricorda con tanta soddisfazione. Non solo sportiva. “Quella vittoria era arrivata dopo un anno burrascoso. A metà stagione avevo cambiato squadra, ero passato alla Colnago. Il  primo corridore a cambiare squadra nel corso di una stagione. Scelta sulla quale l’ambiente aveva polemizzato fortemente. Tre mesi dopo avrei vinto il mio secondo Giro di Lombardia, a MilanoCon quella vittoria avevo dimostrato con i fatti che potevo essere ancora competitivo. E mi presi la rivincita contro l’ambiente che mi aveva calunniato. Nel libro ho scritto la mia versione


Il ciclismo oggi secondo Giovabattista Baronchelli, troppa tecnica a discapito della spettacolarità

Giovanbattista Baronchelli fa il punto sul ciclismo di oggi. “Il ciclismo attuale rispecchia l’andamento generale del mondo. Sicuramente meno bello di 30-40 anni fa. La tecnica ha preso il sopravvento tanto da essere spesso molto invasiva. Certe tappe dei grandi giri poi sono assolutamente inguardabili. Talmente ripetitive da risultare noiose. Deve succedere qualcosa di strano perché una fuga abbia successo

La passione e la conoscenza della  storia del ciclismo, passaggi fondamentali per i giovani che si avvicinano al ciclismo

Memore delle esperienze personali, Giovanbattista Baronchelli lancia un accorato appello ai giovani che intendano intraprendere una carriera nel ciclismo. “Se penso alla mia carriera, a 19 anni da dilettante avevo vinto tutto quanto si poteva vincere. I tifosi e gli appassionati non mi ricordano però per quelle vittorie. Mi ricordano per quelle che ho conseguito da professionista. Per questo è importantissimo arrivare al professionismo ancora integri fisicamente e psicologicamente. Per dare il massimo” Un appello Gianbattista Baronchelli lo rivolge anche alle famiglie “Non sono molto d’accordo che bambini di 7-8 anni siano spinti dalle famiglie ad iniziare un percorso agonistico all’insegna dei risultati. A quell’età devono imparare divertendosi. Ai risultati si penserà più avanti. Ciò che veramente conta è la passione e la voglia di conoscere la storia del ciclismo. Per imparare ad affrontare le sfide del futuro. Ed arrivare preparati al mondo del ciclismo professionistico. Per affrontare così al meglio i propri mostri sacri

Francesco A. Bellini
elcipe21@gmail.com