Carlo Recalcati, l’addio alla panchina. In arrivo una terza vita?

Carlo Recalcati dà l’addio alla panchina. Dopo sessant’anni trascorsi sui playground di gioco a regalare emozioni, sia da giocatore sia da allenatore, passa il testimone. Una decisione maturata già qualche mese fa e ora ufficializzata. Senza proclami, ne fuochi d’artificio. Come nel suo stile, scarno e concreto. Sempre coerente con sé stesso. Carlo Recalcati si allontana quindi dal basket giocato, senza rimpianti, ma rimane per così dire “nei paraggi”. Sempre a disposizione di tutti coloro che ne richiedano un supporto, un suggerimento, un contributo. Per dare un aiuto prezioso, frutto della profonda esperienza. E soprattutto trasmettere la sua grande carica di umanità. Tra amici, colleghi ed ex suoi giocatori serpeggia la voce che l’abbandono alla panchina non sia definitivo. E’ lo stesso Carlo Recalcati a spiegarci le motivazioni in questa intervista.

Carlo Recalcati ufficializza l’addio alla panchina, la coerenza prima di tutto

Non ho mai fatto una vera e propria dichiarazione ufficiale, non ne sentivo il bisogno – sostiene Carlo Recalcati – A chi mi chiedeva sul mio futuro, rispondevo. Magari tra un’intervista e l’altra qualcuno ha captato l’informazione e l’ha diffusa. A questo punto ho voluto ufficializzare le voci. In realtà da qualche anno a questa parte mi ero imposto di valutare il mio stato di salute alla fine di ogni stagione. Per essere sicuro di poter garantire il massimo delle prestazioni. Bisogna accettare il fatto che giunto alla soglia dei settant’anni qualche imprevisto possa capitare. Nessun progetto a lungo termine, soprattutto in funzione dell’impegno fisico quotidiano che l’attività professionistica impone. Quando l’anno scorso ho lasciato anticipatamente il campionato a metà febbraio ho quindi fatto una valutazione, serenamente. E mi sono reso conto che, pur in buono stato di salute, in caso di un piccolo qualsivoglia imprevisto, necessitavo di tempi di recupero più lunghi. Mi è sembrato decisamente onesto non prendere impegni. Quando prendo un impegno voglio portarlo a termine. E’ un obbligo nei confronti di chi ti ha dato fiducia, di una società, di una tifoseria. Coerentemente con il mio modo di pensare ho quindi preso la decisione di concludere la mia carriera di capo allenatore

Una decisione già programmata, per rivestire un nuovo ruolo


Quando nell’estate 2015 ho rinnovato il contratto con Umana Reyer Venezia avevo già programmato il mio ritiro con il presidente della società. Nel progetto che con lui avevo concordato Walter De Raffaele avrebbe dovuto diventare, due anni dopo, il capo allenatore ed io ricoprire il ruolo di assistente. La mia intenzione era quella di affiancarlo per dare il mio supporto. Perché di lui mi fidavo e lui si fidava di me. Poi la rottura improvvisa ha cambiato i piani” La fiducia, elemento fondamentale. “La cosa più importante – sottolinea Carlo Recalcati – non è tanto che io dia fiducia ad alcune persone ma che quelle stesse persone sentano di potersi fidare da me. Perché devono essere consapevoli che non voglio intralciare la carriera di nessuno. Il mio obiettivo è dare il mio contributo, onestamente. Il ruolo di assistente senior è un ruolo nel quale mi vedo bene. Non scalpito, non sarò certo io a propormi. Se dovesse arrivare qualche proposta del genere la valuterei comunque con piacere. Pongo però una condizione per me irrinunciabile ovvero lavorare solo con persone che mi conoscono a fondo. Saprebbero, conoscendomi, di poter lavorare con tranquillità. E affronterei io stesso questo nuovo percorso con serenità

Serenità e coerenza alla base di ogni scelta

La maggior parte delle persone non crede alla mia decisione – ci dice sorridendo Carlo Recalcati – Qualcuno mi ha anche detto, scherzando, che le studio tutte pur di far parlare di me. Chi mi conosce a fondo sa che la decisione è veritiera perché presa con serenità assoluta. Da quando ho ufficializzato la notizia del ritiro ho ricevuto numerosi attestati di stima. Sarei bugiardo se dicessi che non mi hanno gratificato. In particolare, quello del Presidente del Coni, Giovanni Malagò. Ho ricevuto una sua telefonata che ho sentito veramente sincera. Vuol dire che qualcosa ho lasciato, non solo a livello professionale. Leggere di sé stessi su giornali e riviste nei quali vengo ricordato al di là dei risultati ottenuti è cosa che mi ha fatto enormemente piacere. Mi sono sempre imposto, indipendentemente dall’età e dai differenti ruoli ricoperti nel corso della carriera, di essere sempre me stesso. La cosa a cui tengo di più. Penso di esserci riuscito, nel bene e nel male. La coerenza ha sempre guidato ogni mia scelta, nella consapevolezza di non andare sempre bene a tutti. Impossibile pensare il contrario. Ho però imparato che presentarsi per quello che si è porta sempre rispetto. L’aspetto umano per me è fondamentale, sopra ogni cosa

Lontano dal movimento, giornate da inventare tra partite ed amici

La decisione di ritirarmi mi ha aperto le porte di una vita completamente diversa alla quale non sono per niente abituato – sottolinea Carlo Recalcati – Ora è tutto diverso, posso fare tutto quello che voglio. In libertà, in qualsiasi momento. Non sento la mancanza del movimento. Mi godo il piacere di dovermi inventare la giornata, un giorno dopo l’altro. Un particolare non da poco per chi, per una vita intera, ha avuto tutta la giornata pianificata. Se voglio vedere una partita non ho che l’imbarazzo della scelta. Senza contare che ho ricevuto già numerosi inviti da amici ed ex colleghi sparsi su tutto il territorio nazionale. Ho assistenti disseminati in tutta Italia che mi aspettano per una visita. E poi ci sono gli impegni istituzionali ai quali potrò ora garantire la mia presenza senza pressioni alcune. Anche se so perfettamente che non potrà essere sempre così. Per ora non mi annoio. In attesa di una terza vita professionale, quando sarà il momento giusto

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