Peter Norman, icona dimenticata. Riabilitato solo nel 2012. Protagonista di una storia incredibile con al centro una foto tra le più famose del secolo scorso. Una storia della quale ci parla Davide Verazzani nel suo spettacolo “L’uomo bianco nella foto” Primo spettacolo della rassegna “Fatti di Storia” che partirà domenica 28 ottobre al Teatro De Sica di Peschiera Borromeo. Laureato in Economia e Commercio, ex manager di aziende della grande distribuzione, Davide Verazzani ha riscoperto il teatro a quarant’anni dopo esservisi avvicinato da ragazzo. Il suo è un teatro-narrazione. Per dare spazio all’altra sua grande passione, la storia. E riscoprire piccole storie all’interno di grandi storie, di fatti storici che hanno contrassegnato il secolo scorso. Storie di uomini spesso dimenticati ma che con il loro esempio hanno fatto qualcosa di così importante da essere, nel tempo, riscoperti e rivalutati. Come Peter Norman,”l’uomo bianco nella foto”

Peter Norman, l’uomo bianco nella foto. Una storia incredibile

Città del Messico, Olimpiadi 1968. Si corrono i 200 metri. Primo e terzo classificato giungono rispettivamente Tommie Smith, che realizzerà il nuovo record mondiale, e John Carlos. Entrambi atleti statunitensi. Entrambi neri. Al momento della premiazione succede qualcosa di inaspettato. Nel momento in cui viene eseguito l’inno nazionale i due atleti statunitensi salgono sul podio, come da cerimonia. Sono a piedi nudi e indossano una tuta rigorosamente nera. Ma il gesto che colpisce tutti è un altro. Abbassano il capo ed alzano il pugno. Chiuso, in un guanto nero. Un gesto che rimarrà indelebile nella memoria di sportivi e non sportivi. Immortalato da una fotografia che ha fatto il giro del mondo. In quella fotografia però c’è anche qualcos’altro.Tra questi due giganti che calamitano l’attenzione degli osservatori – ci racconta Davide Verazzani – c’è qualcuno che quasi passa inosservato. E’ Peter Norman, il secondo classificato. Sul podio è davanti ai due. Tranquillo, con la sua tuta verde perfettamente allacciata, sembra non accorgersi di quanto sta accadendo dietro di lui. In realtà, la sua è una storia incredibile

Peter Norman, icona dei diritti civili con una carriera stroncata

Ignorato sul momento dagli osservatori, Peter Norman, nella sua normalità, sembra lì per caso. “Un piccolo uomo tra due giganti –dice Davide Verazzani– Sembra non centrare niente con quanto sta accadendo. Viceversa, la sua presenza lancia un messaggio forte. Perché è parte di quella storia, di quella vicenda. In qualche modo l’ha anche sobillata. Australiano, proviene da una famiglia da sempre vicina alla lotta per i diritti civili. Fa parte dell’Esercito della Salvezza. Durante la premiazione indossa una tuta verde e porta al petto una spilla. Non una spilla qualsiasi. E’ la spilla dell’Oliympic Project for Human Rights. Il progetto patrocinato da Carlos e Smith. Diventerà un’icona dei diritti civili. Ma quella spilla, quel gesto gli costeranno l’abiura da parte della sua federazione. Una carriera stroncata”

Da icona mondiale dei diritti civili a reietto nel paese d’origine. Fino alla riabilitazione nel 2012

Peter Norman,l’uomo bianco nella foto. “Quell’uomo bianco – prosegue Davide Verazzani – è un uomo bianco che difende i diritti civili dei neri. Comportamento imperdonabile per la federazione australiana. Peter Norman, da quella vicenda in poi, subisce l’ostracismo da parte della federazione che non lo esclude dalla squadra ma di fatto gli impedisce per sempre di avere una carriera. Nonostante i suoi tentativi di qualificarsi per le Olimpiadi 1972, non gli viene di  permesso di correre. Nonostante sia il più forte velocista australiano di tutti i tempi. Decide quindi di ritirarsi e si dedica al football  australiano. Senza fortuna. Cade in depressione, comincia a bere, ha problemi di cuore. Sopravvive come può, fa l’insegnante di ginnastica. Nel suo paese è un reietto. Viene riabilitato dal Parlamento Australiano solo nel 2012.  A sei anni di distanza dalla sua morte. Ormai dimenticato da tutti. Una storia importante e commovente che va conosciuta. Così come io l’ho conosciuta grazie ad un post di facebook di un giornalista che riprendeva a sua volta un articolo di Gianni Mura

Il giusto peso ad una storia apparentemente piccola

L’uomo bianco nella foto. “Uno spettacolo facente parte di un mio progetto di teatro-narrazione dedicato a fatti storici – ci spiega Davide Verazzani – Racconto storie del passato completamente sconosciute o censurate. Storie piccole all’interno di una storia più grande. E ne racconto il piccolo particolare che pochi conoscono. Particolare dal peso determinante. “L’uomo bianco nella foto” è il contributo con il quale ho voluto dare il giusto peso ad una storia apparentemente piccola. La vicenda di Peter Norman si inserisce all’interno di quella storia gigantesca che furono le Olimpiadi 68 a Città del Messico. Quella fu una manifestazione incredibile, con record sgretolati anche grazie all’altura. La piccola storia è Peter Norman, l’omino con la tuta verde in mezzo ai giganti neri con la tuta nera. La grande storia sono le Olimpiadi e la lotta per i diritti civili

Una storia di 50 anni fa, uno spettacolo che prescinde dalle immagini. L’interesse degli adolescenti

“Le mie storie sono poco contemporanee – conclude Davide Verazzani – mi aspetto sempre che arrivino a vederle persone in qualche modo ad esse collegate. Ciò che mi ha sorpreso, quando l’estate scorsa ho rappresentato questa storia al Castello Sforzesco, è stato l’interesse degli  adolescenti. Nonostante il mio teatro trascenda dalle immagini. Ciò potrà sembrare strano in uno spettacolo che narra di una foto, peraltro famosa in tutto il mondo. La mia intenzione, in realtà, è far trasparire quella foto dalle mie parole e dai miei gesti. Coadiuvato solo dalla musica dal vivo.Voglio trasmettere l’immagine senza farla vedere. Voglio emozionare e far rivivere i piccoli particolari che hanno reso uniche le grandi storie. Con un’attenzione particolare a tutte quelle persone che fanno quello che fanno con coscienza e con dovere, in osservanza dei loro principi. Sempre attenti agli altri, che accolgono l’altro. Tutti costoro sono i Peter Norman della situazione

Francesco A. Bellini
elcipe21@gmail.com

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