Tutto il calcio minuto per minuto“, indimenticata trasmissione radiofonica che ha riempito i pomeriggi domenicali di intere generazioni di adolescenti ed adulti. Con le orecchie tese a carpire ogni momento delle azioni delle loro squadre del cuore. Senza perdere neanche un’istante delle partite raccontate dalle voci di cronisti che hanno fatto la storia del giornalismo radiofonico. Quando per godere dello spettacolo del calcio bastava una radiolina, dovunque si fosse. A casa, allo stadio, a passeggio con mogli e fidanzate. Partite incredibili vissute  e rivissute, prima alla radio con l’immaginazione poi in televisione con i programmi sportivi. Come quel mitico derby Torino- Juventus 3-2, venticinquesima giornata del campionato di Serie A 1982/83. Descritto nel racconto “La Domenica delle Palme”, inserito all’interno dell’antologia On The Radio”. Antologia edita da Morellini Editore e dedicata alle trasmissioni radiofoniche. Gli autori del racconto sono Massimo Laganà e Vito Ribaudo. Già autori per lo stesso editore di un racconto ispirato a Francesco De Gregori, compositore ed esecutore di “La leva calcistica del 68”. Canzone che così recita: “Il ragazzo si farà. Anche se ha le spalle strette. Quest’altr’anno giocherà con la maglia numero 7” Già, la maglia numero 7. La stessa maglia che indossa in quel derby Fortunato Torrisi, l’autore del gol che chiude la partita. Quasi il numero 7 fosse un trait d’union tra i due racconti. Ma in quel derby c’è anche molta “milanesità”. A cominciare dall’allenatore del Torino, Eugenio Bersellini. Reduce dai successi ottenuti con l’Inter. A segnare i primi due gol sono poi Alessandro Bonesso e Giuseppe Dossena, entrambi nati a Milano. Giuseppe Dossena, che di quel Torino è il trascinatore, addirittura a pochi metri dallo stadio di San Siro.

.“La domenica delle Palme”, racconto della vittoria più bella nel derby di Torino

Quando l’editore Morellini ci ha chiesto di contribuire a questa antologia sulla radio – ci dice Vito Ribaudo, 47enne milanese di fede rossonera ed oggi importante dirigente di una nota casa editrice – abbiamo dovuto pensare a quale trasmissione radiofonica dedicare il nostro capitolo. Ci è venuto spontaneo dedicarlo a “Tutto il calcio minuto per minuto” e a “90°Minuto“, due trasmissioni che tante emozioni ci hanno regalato. E delle quali Massimo ed io non potevamo che essere figli. Noi che durante la trasmissione radiofonica immaginavamo le azioni che poi avremmo visto in televisione a “90° Minuto”nel tardo pomeriggio. Lo abbiamo fatto attraverso “La Dominica delle Palme”.  Racconto di un episodio, il derby di Torino nella stagione 1982-1983. Probabilmente la vittoria più bella nei derby di Torino. Nonostante la mia fede rossonera

Il Toro mata la Juventus, con la complicità dei “milanesi”

Un derby giocato nella Domenica delle Palme – continua Vito Ribaudo – Tra una squadra, la Juventus, ricca di campioni del mondo ed una, il Torino dal granitico carattere. Non una partita ma un’epopea, per entrambe le tifoserie. Soprattutto per i tifosi del Toro. Ma anche per quelli juventini che si sono trovati a subire quella giornata infausta. Partita incredibile perché quella Juventus nella quale giocavano anche Michel Platini e Zbgniew Boniek, si trova in pochi minuti nel corso del primo tempo a sbrigare la pratica con il Torino. E già 2-0. Sembra la solita passeggiata senonché al Torino girano i sette minuti. In sette minuti fa tre gol. Sembrava che la Signora dovesse matare il Toro, invece succede tutto l’opposto. Un escamotage letterario, quello del derby, che ci è servito per raccontare una storia di amicizia tra balconi dirimpettai di un paesino della Calabria, quel Melito di Porto Salvo paese natio di Fortunato Torrisi. L’ala destra del Torino, quando l’ala destra portava sulla maglia il numero 7. Autore dell’ultimo gol, quello del tripudio. Dopo che i primi due gol sono stati segnati da Alessandro Bonesso, nativo di Varedo in provincia di Milano, e Beppe Dossena, milanese nato a pochi passi da San Siro. E’ lui, che di quel Torino è l’anima ispiratrice, a dare inizio alla rimonta segnando il primo dei tre gol”

La magia della radio pionieristica, i ricordi di Vito Ribaudo giocatore e cronista sportivo

Qui Ciotti..qui Ameri. Era il modo di rimbalzarti la linea dei conduttori radiofonici. Mi sono dilettato da ragazzo a giocare a calcio. Mi ricordo che quando mi trovavo in tribuna ad osservare le partite c’era sempre qualcuno che portava le radioline. Guardare la partita, fare un po di chiacchiera, e tendere le orecchie alle radioline, un continuo scambio al quale non potevi sottrarti. Con momenti di trepidante silenzio in cui si capiva che qualcuno doveva dire qualcosa. Poi le frasi come: Attenzione, interrompo da, ha segnato, ha sbagliato il rigore ad interrompere quel silenzio. Quando invece mi trovavo in campo a giocare osservavo i ragazzi in panchina per capire cosa stesse succedendo. Era un rimbalzo continuo tra campo, panchina e tribuna fino a che qualcuno,dimenticandosi completamente della partita incorso, se ne usciva con la frase: Ma cosa è successo?. Durante l’università ho lavorato per un quotidiano locale come cronista sportivo. Quel quotidiano faceva anche una trasmissione radiofonica dedicata ai campionati delle squadre del territorio. Ai tempi seguivo le partite della Pro Paullo. Andavo su e giù dalla tribuna al locale sottostante dove, tra bar e bagno, si trovava un telefono a gettoni dal quale chiamavo la redazione per descrivere l’azione del gol. Non era era raro che mentre tornavo in tribuna il risultato fosse cambiato. Costringendomi a tornare giù per raccontare un gol che non avevo visto. La magia della radio pionieristica di quegli anni

Un racconto per rivivere le emozioni perdute

Ora l’emozione di creare quelle suggestioni, quelle ambientazioni, quelle immagini non la vedi più. Mi ricordo le coppie, giovani e non, che passeggiavano con la radiolina come terzo incomodo. Lei chiacchierava, lui faceva finta di niente ma aveva l’auricolare nell’orecchio. Adesso con i cellulari il rapporto è di uno a uno, prima  la trasmissione radiofonica creava una sorta di complicità. Era un rapporto più corale. Sono ricordi che emozionano ancora. Questo racconto mi ha permesso di riviverli. E condividerli con tante persone. Persone che mi ripetono di non vedere l’ora di leggere “La Domenica delle Palme”

Il gol fantasma nella nebbia di Belgrado, il ricordo più forte

9 novembre 1988, stadio Marakana di Belgrado. Il ricordo più emozionante per Vito Ribaudo. Va in scena Stella Rossa-Milan, secondo turno di Coppa dei Campioni (come si chiamava allora) Il Milan, alla guida di Arrigo Sacchi, è tornato sulla scena internazionale dopo anni di assenza. Il turno però è tutt’altro che agevole. La Stella Rossa, campione della allora Jugoslavia, incute paura e gioca la partita con il favore del pareggio ottenuto a San Siro nella partita di andata. Il gol di Dejan Savicevic, all’inizio della ripresa, sembra chiudere il discorso qualificazione a favore della Stella Rossa. Nel frattempo su Belgrado era scesa improvvisa e velocissima una nebbia mai vista prima. Tanto fitta che nessuno dei cronisti presenti allo stadio ha visto quel gol, intuito solo grazie alle telecamere che riprendono la partita. Al 12’ del secondo tempo l’arbitro decide la sospensione della partita, impossibile continuare a giocare. Partita ripetuta il giorno dopo, si riparte dal punteggio 0-0. Tutto è ancora da decidere. La partita è accesa, il Milan passa in vantaggio con Marco Van Basten. Il pareggio per la Stella Rossa è segnato da Dragan Stojkovic. Finisce 1-1. Si va ai rigori. Il Milan è infallibile. Passa il turno. E cambia la sua storia. Da lì in avanti per il Milan sarà una serie continua di successi. Fino alla finale, Milan-Steaua Bucarest 4-0. Il Milan è tornato sul tetto d’Europa, 20 anni dopo. Emozioni che  Vito Ribaudo, allora ragazzo, ha vissuto grazie alla radio. Nella propria stanza, come unici compagni i libri di studio. “Non potrò mai dimenticare quella partita – ricorda Vito Ribaudo – Quella non è stata una partita come tutte le altre. Un gol fantasioso segnato in una porta fantasma. Da me solo immaginato. Un gol che c’è e che non c’è, il radiocronista che probabilmente non aveva visto niente. Un gol che si è  perso nella nebbia. Una nebbia che ha cambiato la storia del Milan. Ricordi molto forti, emozioni indelebili. Grazie alla radio ed alla sua magia

Francesco A. Bellini
elcipe21@gmail.com

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