Calcio femminile e CSI, sfida da valorizzare

Il CSI è la più antica associazione polisportiva attiva in Italia. Fondata a Roma nel 1944, promuove lo sport come valore educativo. Un impegno costante e una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale. Ad oggi conta 154 Comitati Provinciali e 20 Comitati Regionali. Nella sola Milano sono 500 le società sportive affiliate. Diverse le discipline oggetto di attenzione del CSI. Tra queste, il calcio femminile che conta 60 società affiliate. Un quarto delle squadre femminili lombarde affiliate al CSI. Un movimento in decisa crescita. Il GS Diavoli Rossi  la prima storica società di calcio femminile. Nata grazie all’impegno e alla passione di Anna Riso Caporlingua, promotrice del calcio femminile all’interno del Comitato di Milano. Nel cui ricordo viene organizzata ogni anno la Lady Cup, una coppa CSI riservata alle squadre femminili Open di calcio a 7. Da alcune stagioni nei campionati CSI milita anche Silvia Tagliacarne, ex giocatrice di Serie A e della Nazionale. A testimonianza della qualità raggiunta dal calcio femminile. La disciplina stenta tuttavia ad avere adeguata attenzione da parte del circuito mediatico. Sebbene  qualcosa negli anni si sia mosso. Ne abbiamo parlato con Massimo Achini, presidente del Comitato di Milano.

Calcio femminile, CSI precursore di un patrimonio sportivo

La vocazione del CSI è essenzialmente educativa – afferma Massimo Achini, presidente del Comitato di Milano – Lo sport è uno strumento utilissimo per il bene e la crescita dei giovani. Il CSI, sotto questo aspetto, ha sempre fatto da avamposto dell’intero sistema sportivo italiano. Spesso siamo stati precursori di movimenti poi sviluppatisi negli anni successivi. Abbiamo, per esempio, introdotto lo sport paralimpico prima ancora della nascita del Comitato Italiano Paralimpico. Quando si pensava che far giocare ragazzi disabili fosse una cosa strana. Negli anni ’70 abbiamo introdotto il calcio a 7 quando tutti pensavano che ciò volesse dire fare qualcosa che non fosse calcio. Abbiamo anticipato processi diventati poi patrimonio dello sport italiano. Vogliamo fare lo stesso con il calcio femminile. Da circa quindici anni siamo attivi per far uscire dalla marginalità un movimento che, in realtà, trova alla base molti più consensi di quanto si creda. Innegabile che, soprattutto nei primi anni, diffidenza ce ne sia stata. Il fenomeno è comunque in espansione

Una base esplosiva, elemento da valorizzare

Esistono migliaia di società che fanno giocare le ragazze che vengono sistematicamente escluse dal circuito mediatico – prosegue Massimo Achini – I riflettori del calcio coprono solo una parte del calcio professionistico. Frutto ancora di pregiudizi. Il calcio femminile è un processo esplosivo alla base ma poco spinto dall’alto. Se vuoi valorizzare una disciplina, è inutile negarlo, devi andare alle Olimpiadi, portare a casa una medaglia ed in automatico ottieni visibilità. Non c’è altro modo. Si deve valorizzare la base per lanciare il calcio femminile e indurre i vertici del calcio a interessarsi a un settore dalle enormi potenzialità. Da parte nostra facciamo tutto il possibile per facilitare questo processo. Ogni settimana il CSI fa giocare duemila partite. Grazie anche al supporto totalmente spontaneo di operatori e formatori qualificati. Un movimento, quello del CSI, che vorremmo spingere con microiniziative sul territorio. Senza dimenticare la priorità della sfida educativa che rimane il perno centrale di ogni nostra azione. Una sfida che le nostre squadre hanno preso molto sul serio

Qualcosa si muove, in attesa di vedere la Serie A femminile in televisione

Per le ragazze che oggi si avvicinano al calcio femminile – ci racconta Giulia Stefanelli, giocatrice del FCD Cologno c’è una maggiore facilità a trovare strutture adeguate per praticare questa disciplina rispetto a quando ho iniziato io, dodici anni fa. Costretta a giocare a molti chilometri da casa. Allora giocavo nel  S.C. Juvenilia Fiammamonza. Le società minori cominciano a capire l‘importanza di avere rappresentanze femminili. Così oggi le ragazzine hanno squadre vicino all’oratorio e possono almeno iniziare. E società professionistiche come Milan e Juventus hanno di recente cominciato ad investire sul calcio femminile. La possibilità di legare una società maschile al nome di una società femminile fa indubbiamente alzare i livelli. La presenza di giocatrici forti nel calcio femminile ha cominciato a dare visibilità all’intero movimento. I canali mediatici hanno cominciato a mostrare un certo interessamento. In televisione oggi si possono vedere le partite della squadra Nazionale femminile. Un deciso passo in avanti. Fino a pochi anni fa assolutamente impensabile. Magari, in un futuro non troppo lontano, riusciremo a vedere anche le partite della Serie A femminile

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