Serata di grandi emozioni lunedì 3 dicembre alla Sala Congressi Giovanni Zampese nella sede della Cassa Rurale ed Artigiana di Cantù. “Cantù -Milano in ricordo di Bob Lienhard”, tre ore di filmati e testimonianze dirette per raccontare quasi trent’anni di storia della pallacanestro italiana. Dal 1955 al 1982. In una sala da trecento posti completamente gremita nella quale primeggiavano le divise ufficiali delle squadre dell’epoca, fornite da Museo del basket-Milano. A fare da sfondo le sfide CantùMilano. Una serata organizzata per rilanciare l’immagine di Cantù e ridare slancio ai canturini. In un momento particolarmente difficile per la Pallacanestro Cantù e per l’intera città. Ben cento, gli  ex giocatori, allenatori e dirigenti che hanno portato la loro testimonianza per rivivere emozioni e storie, note e meno note, degli oltre duecento incontri tra la Pallacanestro Cantù e le squadre milanesi. Una serata di sport e solidarietà. Nel nome di Cantù e nel ricordo di Bob Lienhard, giocatore straordinario e uomo generoso. I proventi della serata sono stati infatti devoluti a “La Soglia” associazione canturina di volontariato alla quale Bob dava il suo sostegno.

Cantù-Milano, sfide d’altri tempi 

Cantù-Milano, sfida che ha fatto la storia della pallacanestro italiana. Da raccontare e ricordare. “Cantù-Milano, in ricordo di Bob Lienhard”, organizzata da Museo del Basket-Milano, ne ha ripercorso le tappe più significative Vogliamo raccontare la storia del basket, o come si diceva in altri tempi, della pallacanestro – racconta Giorgio “Papo” Papetti fondatore di Museo del Basket- Milano nonché ex giocatore dell’Olimpia Milano e di Pallacanestro Milano – In collaborazione con l’Associazione Basket Overtime raccogliamo oggetti e cimeli oltre a  proporre le testimonianze dei protagonisti del passato. Organizziamo eventi, corsi, incontri e conferenze. Per recuperare e promuovere la cultura cestistica. Fatta di cavalleria, lealtà, signorilità.Valori dei quali la pallacanestro del nostro passato era intrisa e dei quali le generazioni più giovani sembrano essere estranee.

Bob Lienhard, esempio e stimolo per Cantù

Abbiamo voluto ricreare quel clima di amicizia che ha contraddistinto la pallacanestro italiana durante l’arco di quei trent’anni- continua il “Papo”- Al di là degli scontri sul campo, a volte anche molto duri. Raccontare queste sfide a Cantù nel ricordo di Bob Lienhard, statunitense di nascita ma canturino di adozione, è stata una scelta non casuale. Bob Lienhard non è stato solo un grande giocatore. E’ stato anche uno straordinario esempio di inserimento e crescita continua, anche umana. In lui, che a Cantù ha messo le radici e fatto famiglia, la città deve trovare lo stimolo per rialzarsi e ripartire. Perché Cantù e Pallacanestro Cantù sono patrimonio di tutto lo sport italiano

Il ricordo di Carlo Recalcati

Bob Lienhard è arrivato a Cantù con una voglia enorme di conoscenza– ricorda Carlo RecalcatiVoleva conoscere tutto, per diventare uno di noi. E lo è diventato. E’ stato un grande aiuto in campo ma lo è stato soprattutto fuori del campo di gioco. Anche quando ha attraversato i momenti più difficili della sua vita per problemi di salute non ha mai smesso di insegnarci a dare valore ad ogni aspetto della vita. Nonostante questa parentesi non felice, contrariamente a quanto sarebbe logico pensare, era lui a confortare noi. Sempre. Questo era Bob Lienhard

Tante battaglie sportive, fare gruppo la parola d’ordine

Tre ore di filmati e testimonianze che hanno ripercorso trent’anni di battaglie sportive. Dallo storico primo derby Cantù-Milano giocato alla palestra Parini nel 1955 per continuare con il primo storico scudetto della Pallacanestro Cantù targato 1958. E concludere con le più recenti sfide degli anni ‘70 e ‘80. Nelle quali spiccavano le istrioniche personalità di Dan Peterson e Valerio Bianchini. Saliti sul palco per riproporre, con tanta ironia, le loro famose sfide anche dialettiche.Tra i tanti ricordi, il primo storico scudetto. “La stagione 1967/68 fu per Cantù indimenticabile – racconta Carlo Recalcati – L’anno del primo scudetto. Bellissimo perché inaspettato. Il campionato fu per lunghi tratti incerto, dovevamo condividere la corsa allo scudetto con Simmenthal Milano, Ignis Varese, Candy Virtus Bologna e Ignis Sud Napoli. Frutto anche della rivoluzione apportata dal nostro coach, Borislav Stankovic. Allenamenti più lunghi, schieramento tattico della squadra con tre pivot contemporaneamente in campo (una assolutà novita!), una rosa composta per metà da titolari e metà da giovani. In un’epoca nella quale la rosa era composta da più o meno dodici giocatori. Arrivò la Fides Napoli, ospite a Cantù. Venimmo strapazzati, -18 punti il passivo. Fu allora, in un duro quanto chiarificatore confronto all’interno dello scompartimento del treno che ci riportava a Cantù, che trovammo quello spirito di squadra che ci avrebbe permesso di arrivare alla vittoria finale” Un drastico cambio di marcia. “Si creò il gruppo giusto – sottolinea Antonio Merlati, il famoso “muro di Cantù” – per dare la giusta impronta ad un campionato di Serie A che doveva essere per noi qualcosa di nuovo” E infatti da quel momento qualcosa cambiò.

Lealtà e signorilità, l’episodio dello scudetto scucito

Cantù-Milano, sfide contraddistinte da lealtà e signorilità. Un episodio su tutti, lo scudetto “scucito” Protagonista Gianfranco Pieri, capitano del Simmenthal Milano. Un mistero chiarito dopo 50 anni da Giorgio Papetti e raccontato durante la serata da Carlo Recalcati “In quel campionato un gesto di grande sportività e signorilità che rese la nostra vittoria ancora più indimenticabile. Eravamo all’ultima giornata  di campionato. Con le milanesi che avrebbero potuto decidere l’esito del campionato. Battemmo il Simmenthal  Milano in una gara accesissima. E diventammo campioni d’Italia per la prima volta!I Negli spogliatoi, dopo la partita, successe qualcosa che ancora oggi ci pare incredibile. Entrò Gianfranco Pieri. Elegantissimo, in giacca e cravatta. Chiese al nostro massaggiatore un paio di forbici e scucì dalla sua maglia lo scudetto tricolore per porgerlo al nostro capitano, Antonio Frigerio. Una nobiltà d’animo, un gesto che non ho mai dimenticato. E che ho cercato di applicare con i nostri avversari dopo un loro meritato successo”

I protagonisti di quelle sfide, i ritratti delle loro gesta atletiche

Nei filmati scorrono le immagini di partite incredibili e di straordinarie gesta atletiche. Dai ganci cielo di Bob Lienhard ai  passaggi sapienti di Pierluigi Marzorati. Dalla mira infallibile di Carlo “Charlie” Recalcati e di Antonello“Nembo Kid” Riva alla grande elevazione di Renzo ”Barabba” Bariviera. Dalle penetrazioni di Antonio Farina alla forza difensiva di Antonio Merlati, che con Bob Burgess e Alberto De Simone ha costituito un tridente difensivo famoso in tutto il mondo.Per finire con il tocco di palla dolcissimo di Fabrizio “Ciccio” Della Fiori.

Emozioni senza tempo

Alcune sfide suscitano ancora emozioni. Milano, 15 aprile 1983Gara tre della semifinale scudetto. Di fronte la Billy Milano di coach Dan Peterson e la Squibb Cantù di coach Valerio Bianchini. Decisa da Cantù solo alla fine del secondo supplementare. Per un totale, tra le tre gare, di 130 minuti giocati ed un punteggio globale di 228 a 227! Grenoble, 24 marzo 1983. Finale di Coppa dei Campioni. Quando erano le squadre italiane a dominare la scena europea. L’avversaria è ancora Billy Milano, guidata questa volta da Giancarlo Primo. Una partita al cardiopalma con molteplici rovesci. Protagonisti assoluti, i due playmaker Mike d’Antoni e Pierluigi Marzorati. A 5 secondi l’Olimpia Milano ha  con Franco Boselli ha la palla per chiudere la partita. La palla colpisce il ferro e sul rimbalzo carpito da Vittorio Gallinari suona la sirena. Battuta un’Olimpia Milano mai doma. Cantù è per la prima volta in cima all’Europa.

Non c’è solo Milano, le vittorie hanno anche un sapore internazionale

Milano, 29 aprile 1978Finale di Coppe delle Coppe. La Gabetti Cantù di Arnaldo Taurisano incontra la Virtus Bologna di Dan Peterson, non ancora alla corte dell’Olimpia Milano. E conquista la sua prima Coppa delle Coppe. Milano, 19 marzo 1980. Si replica, di nuovo in finale di Coppa delle Coppe. Gabetti Cantù è detentrice della Coppa delle Coppe da tre edizioni. Viene battuta da Emerson Varese, reduce da dieci finali in Coppa dei Campioni. Nonostante le buone prove di Pierluigi Marzorati e di un giovanissimo Antonello Riva. Fermo poi riconquistare il trofeo l’anno successivo e infilare una striscia di successi internazionali per tre anni consecutivi. Il pubblico apprezza, gli applausi si sprecano.

Le testimonianze, ad unirle il profondo senso di amicizia

Sono state veramente tante le testimonianze nel corso di questa serata. Campioni di un passato più o meno recente hanno condiviso e trasmesso emozioni tanto forte quanto genuine, semplici. A prescindere dal colore della maglia, un profondo senso di amicizia. Impossibile citare tutti.coloro che hanno preso la parola. Un nome, viceversa, è stato menzionato da tutti loro. Quello di Arnaldo Taurisano, il “Tau”. Indimenticato ed indimenticabile allenatore di Cantù nel fantastico decennio 1969-1979. “Peccato non abbia avuto la possibilità di essere tra noi. Un’assenza che si fa sentire” il giudizio unanime.

Foto di gruppo, l’esortazione di Gianni Corsolini

 Alla fine della serata, foto di gruppo. Cento persone, cento protagonisti, cento campioni di una pallacanestro nella quale era il gruppo a fare la differenza. “Questa serata – sottolinea Gianni Corsolini, allenatore di Cantù dal 1958 al 1960 e dal 1962 al 1966 – è un regalo per la pallacanestro italiana. Ed uno sprone per Cantù. Mi auguro che la Pallacanestro Cantù recuperi la cultura, il desiderio,la passione” Un augurio che condividiamo, perché Pallacanestro Cantù è patrimonio di tutti.

Francesco A. Bellini
elcipe21@gmail.com

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