Stadi di calcio, tifose sempre più numerose

Non solo uomini negli stadi di calcio italiani. Sempre più frequentati da donne. Dapprima per accompagnare mariti e fidanzati. Poi sole, come appassionate. Da quasi mezzo secolo organizzate in gruppi di tifose. Mescolati tra gli uomini, con i loro striscioni. I primi a Milano, nel 1971. Nonostante parte del mondo calcistico faccia ostruzionismo. Frutto di una cultura calcistica che in Italia deve ancora decollare. A partire dalla scuola. Magari sull’esempio statunitense, là dove il calcio femminile è fortissimo. Un esempio che dovrebbe ispirare tutti gli attori coinvolti per realizzare una più integrata presenza femminile nel mondo del calcio. Perché le donne possono portarvi leggerezza, senso del divertimento, piacere dello spettacolo. E’ quanto emerge dall’intervista, riportata di seguito, rilasciataci dalla giornalista Marta Elena Casanova. Autrice del libro “Tifose, le donne del calcio” (edito da Odoya, casa editrice che mesi fa ha pubblicato un libro dedicato agli ultras italiani).

Anni ’70, le prime novità negli stadi italiani

Nei primi anni ’60 si cantava del desiderio delle donne di condividere la passione calcistica. Qualcuna di loro cominciava ad avventurarsi da sola negli stadi. Agli inizi ’70, i primi cambiamenti. Sull’onda di quanto stava succedendo fuori dagli stadi, nella società civile. “ Erano anni di forti contrasti a livello politico, sociale, culturale – sottolinea Marta Elena Casanova – Nascevano i primi movimenti femministi. Le donne cominciavano ad avere una presenza più partecipativa negli stadi di calcio, non più solo per accompagnare mariti e fidanzati. Cominciavano ad andarci sempre più da sole. Da appassionate, perché il calcio piace. Attratte dall’idea di uno sport legato a giocatori-bandiera e presidenti-tifosi. Paolo Mantovani, Franco Sensi, Silvio Berlusconi, Angelo e Massimo Moratti animavano le loro fantasie calcistiche. La squadra di calcio intesa come famiglia. Un concetto caro alle donne che le ha fatte innamorare. E hanno cominciato a girare il mondo, per la loro squadra del cuore”

I primi gruppi di tifose, Milano apripista

Dal 1990 esiste l’Associazione Nazionale Femminili Sostenitrici Squadre Calcio. Presieduta dall’attuale presidente del Pescara Nella Grossi, tifosissima del Milan sin da bambina. Da quando ne vedeva le prime immagini che andavano in televisione. Trasmesse dall’unica televisione del dopolavoro ferroviario dove lavorava il papà. Allo stadio di San Siro vide lo striscione del Milan Club Stella di Saronno. Il primo gruppo di tifose in Italia. Nato il 5 febbraio 1971. E creò un gruppo a Pescara, nel 1977. Il Pescara Club Donne Biancoazzurre. Quello delle tifose milaniste rimane tutt’oggi un punto fermo nel panorama del tifo femminile nazionale. Sono amiche, si vedono settimanalmente, sviluppano relazioni interpersonali al di fuori del gruppo. I gruppi di tifose creano tra loro network, organizzano raduni annuali. Grazie anche a facebook, strumento utile per postare fotografie e scambiare opinioni. Molto attive in questo senso le cugine, Le Monelle Interiste”

Tifo femminile, tante differenze nell’emisfero mondiale

Il tifo femminile cresce. Con questo libro ho avuto la possibilità di fare un giro attorno al mondo. E scoprirne le tante diversità. In Italia, per cominciare, la partecipazione di donne tifose non è assolutamente trascurabile. Su quattro tifosi di calcio, uno è donna. In Europa ci battono solo Francia e Germania. il numero più elevato di tifose lo troviamo però in Turchia. Paese che ha incentivato la presenza delle donne negli stadi. Il Besiktsas, per un certo tempo, ha vietato l’ingresso negli stadi agli uomini. Anche per contenerne le intemperanze. Non restii a menarsi all’interno della stessa tifoseria. Con la presenza di sole donne e minori di 12 anni è riuscito a fare il picco di 40.000 presenze! In Iran, viceversa, le donne non possono neanche avvicinarsi a un pallone. Miracoloso l’accreditamento di una giornalista iraniana ai Mondiali di Calcio 2018

Discriminazioni nei confronti delle tifose, problema marginale in Italia

“Episodi discriminanti riguardo la presenza delle donne negli stadi non mancano. Ne è un esempio i volantini anti-donna apparsi negli spalti della Curva Nord dello Stadio Olimpico, sponda laziale. Con i quali invitavano le tifose laziali a sedersi dalla decima fila degli spalti. Per non inquinare con la loro presenza gli spazi riservati, per un diritto non scritto, agli uomini. Qualche tifosa laziale si è anche detta d’accordo. Episodi non nuovi, hanno coinvolto altre tifoserie di altre città. Per fortuna marginali. Personalmente frequento la curva dai tempi di Roberto Mancini e Gianluca Vialli alla Sampdoria, la mia squadra del cuore. Non mi sono mai sentita in difetto o in pericolo. Le donne italiane di norma non si sentono giudicate, vivono il tifo con molta serenità. Come una condizione normale. Le interviste rilasciatemi dalle donne del calcio lo confermano”

Supercoppa Italiana in Arabia Saudita, qualche precisazione

Serve fare chiarezza sulle polemiche derivanti dalla decisione di Lega Calcio di far disputare la finale di Supercoppa Italiana in Arabia Saudita. Scelta sulla quale ha probabilmente, per non dire sicuramente, pesato il fattore economico. Dal 2018, il principe Mohammed bin Salaman opera per costruire un paese più moderato. Un percorso che richiede tempo. Le donne possono finalmente accedere in tre strutture sportive nel paese. Per quel paese si tratta di un evento storico. Sebbene le restrizioni esistano. Come l’entrata negli stadi. Solo se accompagnate in alcuni settori, definiti come “famiglia”. Le critiche, oggi, alla scelta di far giocare la finale Milan-Juventus di Supercoppa Italiana in Arabia Saudita sono del tutto anacronistiche. Neanche a me piace che nel 2019 le donne non possano decidere di andare allo stadio, dove vogliono e con chi vogliono. Ma decisioni diverse si sarebbero dovute prendere molto tempo fa

Tifose italiane, leggerezza nel vivere la passione calcistica

Le donne italiane, per fortuna, vivono la loro passione calcistica diversamente. L’uomo vive il tifo 365 giorni all’anno, perennemente. Il suo rapporto con il calcio rimane invariato. Il concetto di tifo è sempre uguale. Non che la nostra passione sia meno forte ma è più concentrata. La viviamo solo nel momento dell’evento calcistico. Con una percezione del tifo che varia a seconda dell’età. Perché cambiano le priorità. Ciò che non cambia è il nostro modo di intendere il calcio e lo sport. Un piacere fine a sé stesso. Uno spettacolo che viviamo con leggerezza. Leggerezza che vorremmo trasmettere ai nostri colleghi uomini

Calcio italiano, anche le donne fanno la loro parte

“La seconda parte del libro l’ho voluto dedicare a tutte quelle donne che hanno fatto del calcio il mestiere della vita. Non solo giocatrici ed allenatrici. Anche arbitri, dirigenti con alte responsabilità, giornaliste. Quest’ultimo ruolo, all’interno del mondo calcio, completamente sdoganato. Raffaella Manieri, capitano del Milan femminile, e Patrizia Panico, la prima donna ad allenare una Under 18 maschile, sono esempi per tutte noi. E non solo. Katia Serra, ex nazionale italiana, è il corrispettivo di Damiano Tommasi nel calcio femminile. Si batte molto per i diritti delle donne nello sport. Recentemente le calciatrici hanno conquistato il diritto alla maternità. Solo due anni fa non l’avevano. Eppure le donne praticano il calcio al pari degli uomini

Cultura calcistica, il ruolo della scuola

Nonostante i progressi e gli spazi conquistati, il calcio in Italia rimane uno sport creato dagli uomini per gli uomini. Causa la mancanza di una cultura sportiva. Come rimarcato da allenatrici, giocatrici e tifose intervistate. Frutto di un retaggio culturale del quale sono responsabili i differenti attori del panorama sportivo. E non solo. A cominciare dalla scuola, incapace di produrre cultura sportiva. Difficile che nelle nostre palestre scolastiche le bambine riescano a giocare a calcio con i coetanei maschi. Cosa che avviene tradizionalmente negli Usa. Bambini e bambine giocano a calcio insieme, a scuola. Insieme crescono, con la giusta mentalità. Lo fanno da sempre. Il loro calcio femminile é fortissimo. Un esempio al quale dovremmo più spesso fare riferimento

Donne negli stadi, l’augurio che diventi normalità condivisa

Rimane bassa la presenza delle donne nei ruoli che contano – conclude Marta Elena Casanova- Nonostante la recente nomina di Cristiana Capotondi alla presidenza di Lega Pro. Si parla di sport femminile solo quando quello maschile è in crisi. E i media cominciano ad occuparsi solo ora di calcio femminile. Qualche segnale positivo viene dalla Figc che ha imposto alle società professionistiche maschili di creare un pari comparto femminile. Il fatto che Milan, Inter, Fiorentina, Roma e Juventus si muovano in questa direzione ha sollecitato Sky ad acquisire i diritti televisivi per trasmettere alcune partite del campionato di calcio femminile di Serie A. E’ auspicabile che ciò incentivi più bambine ad avvicinarsi al calcio femminile. Con l’augurio che di calcio femminile e di presenza delle donne negli stadi si parli sempre meno in chiave antagonista a quello maschile. Vorrebbe dire che uomini e donne convivono sui campi e sugli spalti nella più assoluta normalità. Perché essere donne tifose è bello

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