Pallavolo a Milano, il 13 gennaio 2019. Tutti al Forum di Assago, per la supersfida tra la Revivre Axopower e Modena. Giani contro Velasco, per un match che potrebbe anche cambiare le sorti del club milanese e lanciarlo nell’Olimpo della Superlega. Abbiamo intervistato il Presidente, Lucio Fusaro.

Presidente, avete riempito il Forum. immagino siate contenti? 

“Assolutamente sì, anche se mi dispiace molto per tutte quelle persone che domenica si presenteranno e non troveranno biglietti a disposizione. Ma questo vuol dire che è stato fatto un bel lavoro almeno fuori dal campo; poi in campo scenderanno i ragazzi che per ora stanno andando bene. Siamo estremamente contenti”. 

Andrea Giani e Lucio Fusaro

La pallavolo a Milano mancava…

“Io di mestiere mi occupo di acquisire aziende e rilanciarle. Milano non aveva niente, non c’era più la squadra, l’abbiamo presa in Serie B, poi siamo saliti in A2, A1 e adesso è evidente che i frutti si vedono, manca solo il palazzetto…”.

Cosa si può fare per invertire questa rotta e rilanciare il movimento?

“Una squadra con un budget limitato come noi può fare poco. Ben inteso, abbiamo i mezzi ma non la struttura; se avessi una casa bella ci metterei dentro dei mobili belli, io non ho proprio la casa.  Sono grato alla Yamamay per la collaborazione (Milano disputa le sue partite “interne” di campionato a Busto Arsizio) ma se avessimo il Palalido 4/5mila persone le porteremmo di sicuro”. 

L’ultima esperienza milanese è stata quella della Sparkling, che durò dal 2006 al 2008. È cambiato qualcosa a Milano in questi 10 anni?

“Siamo cambiati noi. Io provengo dal basso; sono nato a Porta Genova e Milano mi ha permesso di avere successo e diventare l’imprenditore che sono oggi. Devo restituire qualcosa a Milano, dove sono stato giocatore, allenatore e dirigente di società. In questo momento siamo un gruppo guidato da qualcuno che capisce di pallavolo. Ma hai bisogno degli altri, fare squadra è fondamentale”.

A cosa si deve questo exploit del Forum?

“Ai buoni risultati della squadra e quindi al lavoro straordinario di Andrea Giani. A Milano che risponde, senza dubbio; ma anche al fatto che ci sarà Zaytsev, il Cristiano Ronaldo della pallavolo. Tre pilastri che ci hanno permesso di creare questa grande festa della pallavolo. Intendendomi di rilancio di marketing ho deciso di puntare sul più prestigioso personaggio che era stranamente libero, Giani; poi ho preso un giocatore carismatico come Matteo Piano, costruito un gruppo di atleti giovani e preso il miglior vivaio in circolazione, quello del Segrate. Perché penso che bisogna investire sui giovani, anche se è più facile prendere Ronaldo che non un millennials italiano. E domenica, al Forum, ci sarà anche la nazionale sordomute che in mezzo al campo mimerà l’inno d’Italia”.

E il Palalido? 

“Domenica ci saranno anche gli Assessori regionali e comunali; so che ogni settimana l’assessore Roberta Guaineri verifica di persona lo stato di avanzamento dei lavori, speriamo di avere notizie positive. Certo mi auguravo di avere la struttura per questo campionato, speriamo di poterci giocare almeno per i playoff…”. 

Pensa che la Powervolley debba crescere anche dal punto di vista manageriale?

Certamente. E difatti potrei prendere i più grossi direttori sportivi anche ora, ma poi? Servono altre persone che sposino questo progetto e ci diano una mano a costruirlo, gente che metta passione e quattrini, domenica potrebbe essere un bel biglietto da visita. Per quest’anno siamo a posto, ma dobbiamo già ragionare sul prossimo anno”.

Con Andrea Giani? 

“Se si comporta bene lo tengo ancora (Ride, ndA). È evidente che sta facendo bene ed è altrettanto evidente che voglia i migliori giocatori per vincere lo Scudetto. Io da solo faccio quel che posso. Domenica spero che vinca il peggiore, i migliori sono loro sulla carta”.

Luca Talotta
luca.talotta@gmail.com
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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