E’ l’8 marzo, Festa della Donna. A rappresentare al meglio il gentil sesso c’è Rachele Somaschini. La pilota lombarda affetta da fibrosi cistica è reduce dalla tappa mondiale del Rally di Monte-Carlo. MilanoSportiva l’ha intervistata, a margine dell’evento ‘La donna dei motori- Storie dai box’ organizzato dalla storica Scuderia Ferrari Club Vedano al Lambro.

La festa della donna

“La festa della donna deve far riflettere su temi importanti, su cosa si è ottenuto negli anni a livello di parità. Purtroppo nel mondo dei motori siamo ancora troppo poche e non considerate più di tanto. Piano piano bisogna uscire da questo schema mentale, con modi di dire come il famoso “donna al volante pericolo costante”. Essere donna in un mondo maschile può essere un vantaggio perchè desta scalpore e quindi attenzione ma dall’altro lato è un boomerang. Se non ottiene risultati tutto si ritorce contro”.

Gli inizi di Rachele Somaschini

“Io ho iniziato vedendo l’obiettivo molto lontano, a causa della mia malattia. Mai avrei pensato di farcela. Per me è una doppia vittoria. Io devo sempre cercare di rispettare prima di tutto il mio fisico. Mio papà mi ha fatto crescere in questo ambiente. Posso dire di avercelo sempre avuto nel sangue. Da piccola giocavo con le hot wheels e non con le barbie”.

Il Rally di Monte-Carlo

“Il Rally di Monte-Carlo era un sogno nel cassetto. Mai avrei pensato di realizzarlo. Si poteva fare meglio ma io volevo arrivare sul palco finale. Le condizioni di gara con ghiaccio e neve erano proibitive. Ho fatto una scelta conservativa e sono soddisfatta. Per quanto riguarda la nuova stagione sto aspettando risposte, ma dovrei ripetere il campionato italiano rally”.

La fibrosi cistica

“Io sono del 1994 e vent’anni fa l’aspettativa di vita di persone con la mia malattia era la metà di quella di oggi. Io non avrei dovuto superare la maggiore età… Ogni malato è diverso, dipende da genetica e fortuna. Io ho realizzato i miei sogni mentre altri purtroppo non hanno neanche le forze di fare le scale. La fibrosi cistica è una malattia imprevedibile, può sconvolgere tutto da un momento all’altro. L’anno scorso un maledetto batterio mi stava rovinando tutto. Vivo momento per momento, dando il massimo”.

Andrea Gussoni
andreagussoni@hotmail.it

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