Il Re è nudo: Arjola Trimi, un sorriso oltre lo sport

Ride sempre, Arjola Trimi. E lo fa con convinzione, contagiando tutti. Perché spesso colui che è fortunato non lo comprende. Colui che è “nato con la camicia” e con la camicia è rimasto non coglie appieno la gioia della vita. Lei, invece, dalla vita ha avuto e continua ad avere tutto: successi sportivi, certo. Ma soprattutto il sorriso, quello di chi ama tutti i giorni.

Raffaele Geminiani e Arjola Trimi (© 2019 Ph. Luca Nava)

Chi è Arjola Trimi 

Ma chi è Arjola Trimi? A livello sportivo è una delle paratlete italiane più vincenti; a livello non sportivo una donna con uno sguardo magnetico e due occhi verdi che catalizzano l’attenzione. Lei che, nata a Tirana, in Albania, il 15 maggio del 1987, ha debuttato nello sport relativamente tardi, nel 2012. Quando la sua malattia, tale tetraparesi spastica degenerativa, ha deciso di abbatterla con un cambio di forma mentis: “A me l’acqua è sempre piaciuta – ha ammesso Arjola, che abbiamo incontrato a margine della 20esima puntata de Il Re è Nudo a Milano – ma la malattia è stata molto invalidante. Proprio per questo riuscire a superare il limite è stato qualcosa di incredibile”.

Arjola Trimi con Marco Bestetti e Barbara Beretta (© 2019 Ph. Luca Nava)

La tetraplegia che non ti aspetti 

Un passo indietro. Arjola è affetta da tetraplegia, malattia che l’ha di fatto costretta a lasciare tutte le discipline sportive praticate in precedenza: basket, calcio e atletica leggera. E si arriva al 2012, quando durante le sessioni di idroterapia svolte in ospedale successe qualcosa: “Tutto è cambiato quando sono rientrata in acqua non con il fisioterapista ma con un’istruttrice di nuoto – ricorda ancora Arjola Trimi – con lei è come se avessi premuto un pulsante e mi si è aperto un mondo. Fino a quel momento la mia testa non riusciva a far fare al mio corpo quello che volevo. E lei, l’istruttrice, mi ha fatto cambiare la prospettiva delle cose. Pochissime parole, dove l’acqua è tornata ad essere il mio elemento naturale”.

Arjola Trimi (© 2019 Ph. Luca Nava)

Il cambio di vita

Detta così, sembra tutto molto semplice: “No, affatto – prosegue Arjola – io penso di essere nata pesce in un’altra vita. Anche nei giorni peggiori ho bisogno di stare in acqua, mi fa stare bene.  Ma quando per motivi riabilitativi dovevo fare tanta idroterapia, in quei momenti l’acqua non mi ha aiutato. Perché cercavo di fare quello che facevo prima, per me era naturale usare le gambe”. Poi la svolta e una nuova concezione della vita: “Il senso di libertà che questo sport riesce a darti è unico. Da lì è cominciato tutto, speriamo non smetta mai”. Il debutto sportivo in una competizione internazionale ai Mondiali di Montreal, in Canada. Era il 2013, risultato: due medaglie d’argento e due di bronzo: “Ma non mi sento un punto di riferimento per nessuno – prosegue – spero che la mia storia e la mia voglia di emergere possa aiutare chi si sente spesso in difficoltà”.

Un palmares ricchissimo

L’anno successivo si ripete agli Europei di Eindhoven: tre ori ed un argento. Nel 2015, ai Mondiali di Glasgow, arriva una medaglia d’argento ed una di bronzo: “Sono quelle a cui sono più legata, perché arrivate in un momento di difficoltà personale”. Il 2016 agli Europei di Funchal un oro, due argenti e un bronzo. Fino all’argento nei 50 stile libero alle Paralimpiadi di Rio 2016. Oggi fa parte di una delle società storiche dello sport paralimpico, la Polisportiva Bresciana No Frontiere. Ma vive a Milano e lavora in banca: “Sono una di quelle che, come si dice da noi, si fa le vasche ogni mattina per andare al lavoro”, ammette sorridendo. Perché lei il sorriso non lo perde mai. Quando parla di sé, dei suoi successi e della sua vita di tuti i giorni. 

Il segreto di Arjola Trimi

Il segreto? “La famiglia, che mi sta sempre accanto. E il mio sogno è averla sempre con me, non chiedo altro” conclude Arjola. Ovviamente con il suo contagioso sorriso. Il sorriso di chi sa che la vita fa presa così, a pieni polmoni. Per respirare il bello e il brutto che ci offre. E lei, Arjola Trimi, respira a pieni polmoni. Perché di vasche, nella vita come nello sport, ne dovrà fare ancora tante.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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