Milano Quanta campione: Quintavalle “Roba da matti! Vi spiego tutto…”

Alzi la cornetta (metaforicamente parlando, s’intende…) e ti permea un’immensa felicità. Umberto Quintavalle un po’ se l’aspettava, questa chiamata: “Quest’anno abbiamo fatto una roba da matti” sentenzia (foto Carola Semino). E come dargli torto.

Milano Quanta, otto Scudetti di seguito

Otto scudetti di seguito. Una vera e propria impresa. Niente e nessuno, ad oggi, sembra poter fermare in Italia la corsa del Milano, lanciatosi sull’ottovolante dopo il successo in gara-3 della finale Scudetto contro i Diavoli Vicenza: tre partite, tre vittorie nette. E i migliori in Italia nell’hockey inline sono ancora i ragazzi del presidente Umberto Quintavalle.

Presidente, si aspettava questa chiamata dica la verita

Certo. E sono contento. Roba da matti quest’anno. Abbiamo vinto tutte le gare di regular season e tutte quelle dei playoff. Cosa chiedere di più? 

Molti pensavano che sarebbe stata una serie di finale lunghissima

E invece sono state tre gare dominate dal Milano Quanta. Una differenza in campo vistosissima, in gara-3 poi abbiamo tirato fuori la partita perfetta, non abbiamo sbagliato mai.

Mai avuto dubbi?

Potevamo perdere la gara singola, ma su una serie da 3 su 5 no, mai avuto nessun dubbio.

Per voi è anche una vendetta, non trova?

Non c’è dubbio, dopo due finali perse. In European League siamo stati vicinissimi al successo, per quanto riguarda la Coppa Italia  ci sta, è il gioco delle parti. In generale, quest’anno 40 match, 38 vittorie e due sconfitte.

Qual è il vostro segreto?

Abbiamo atleti formidabili, serissimi, che due volte alla settimana vengono da Bolzano, Asiago e Arezzo, solo per citare le città più lontane. Un viaggio di tre ore di andata e altrettante di ritorno pur di allenarsi, non hanno mai perso un allenamento. E questo la dice lunga.

A proposito di vendette, in finale avete battuto i Diavoli Vicenza. Dove gioca un certo Andrea Delfino che quest’estate vi aveva abbandonato per seguire i soldi del club veneto…

Ci tenevamo particolarmente a dimostrare che non dipendevano da un solo giocatore. Non aggiungo altro. Voglio solo elogiare la forza, interiore ed esteriore, e la capacità di un gruppo unico, una squadra fatta di amici che si divertono.

In tutto questo, quanto ha pesato la gestione di coach Luca Rigoni?

Tanto. Ci sono state grosse scorie dopo la European League, ma ne siamo venuti fuori molto meglio rispetto all’anno precedente, dove tutte le gare sono state tiratissime. Quest’anno è stata tutta un’altra musica, siamo arrivati al campionato fisicamente molto meglio, anche se nei giorni immediatamente successivi alcuni giocatori non riuscivano a camminare per l’acido lattico accumulato. Abbiamo fatto quadrato, lavorato tantissimo; e Rigoni ha instaurato nei ragazzi la voglia di tornare a vincere, non considerare la stagione finita e per quel insuccesso.

Per lei si chiude una presidenza super vincente, con 32 finali giocate e 25 trofei. È il Silvio Berlusconi dell’hockey inline

Un paragone impraticabile, noi siamo uno sport povero e poco conosciuto. Statisticamente però ha ragione (ride, ndA). Uscire da vincente? A 73 anni sono arrivato al punto di capire che, nella vita, bisogna intuire quando le forze incominciano a venire meno. E per essere presidente di qualunque società devi essere nel pieno delle tue forze. Per questo ho deciso di lasciare”.

Il futuro del Milano Quanta sarà ancora nelle mani di coach Luca Rigoni?

Privarci di lui? Ma neanche per sogno. Io, come detto, non deciderò più nulla; ma rimango azionista e proprietario del club. Di certo tra le cazzate che potremmo fare ora non è neanche previsto pensare di non avere il migliore coach di mezza pista con noi. La sua dolcezza, capacità, grinta, forza… no, resta con noi assolutamente”.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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