Arnaldo Taurisano, non solo maestro di basket

Arnaldo Taurisano, una vita spesa ad allenare giovani e crescere campioni. Grazie a lui ed insieme con lui sono cresciuti tanti giovani divenuti poi campioni affermati. Uno su tutti, Carlo Recalcati. Entrambi milanesi, hanno condiviso un percorso non solo professionale. Insieme hanno iniziato al Centro Pavoni. Insieme hanno vissuto il decennio straordinario della Pallacanestro Cantù a cavallo degli anni ’70 che tante soddisfazioni ha dato alla nostra pallacanestro a livello internazionale. Un legame forte, sin da subito, quello tra Carlo Recalcati ed Arnaldo Taurisano. Con Arnaldo Taurisano sempre prodigo di consigli ed attenzioni anche quando le strade dei due prenderanno direzioni diverse. Fermo poi ritrovarsi ogni qualvolta ce ne fosse stata la possibilità. A seguire, il ricordo di Carlo Recalcati e di coloro che, come Fabrizio Frates e Guido Saibene, si sono ispirati ai suoi insegnamenti. Ed un omaggio ad una persona che ha saputo insegnare tanto, oltre al basket.

Arnaldo Taurisano e la leva cestistica del Centro Pavoni

Arnaldo Taurisano- racconta Carlo Recalcati – arrivò al Centro Pavoni nell’estate del 1957 per organizzare la prima leva cestistica. Io avevo 12 anni e non potei parteciparvi. Seguii così i miei amici più grandi che avevano già avuto la fortuna di ricevere i suoi insegnamenti. Un anno intero passato a seguire le loro partite. Arnaldo Taurisano seduto in panchina a dirigere la squadra, sua moglie Germana a redigere il referto ed io, dal lato opposto del campo, a fare il segnapunti. Dovetti aspettare l’estate successiva quando, finalmente, ebbi la possibilità di partecipare anch’io alla leva cestistica. E mi si aprì il mondo della pallacanestro, un mondo che conoscevo ancora poco

Non solo nozioni tecniche

Era preciso e meticoloso nell’insegnamento dei fondamentali – sottolinea Carlo Recalcati – E’ indubbio che a me, e non solo a me, abbia dato le basi per diventare un ottimo giocatore. Ci ha sicuramente influenzato anche nel nostro modo di crescere, di diventare persone. Oltre le nozioni tecniche, ci ha trasmesso l’etica del lavoro, lo spirito di sacrificio, la capacità di affrontare le difficoltà. Furono tre anni incredibili

Perseveranza mai doma

Poi – continua Carlo Recalcati- fui costretto, per via delle ristrettezze economiche in cui versava la famiglia, a cercare un lavoro. Il lavoro e gli studi serali fecero si che non avessi più il tempo per giocare a pallacanestro. Nonostante ciò, Arnaldo Taurisano non si dimenticò di me. Sempre pronto, con perseveranza, a sollecitarmi affinché riprendessi a giocare. Credette così tanto in me che non mancò di convocarmi, sebbene non fossi in attività, per la selezione lombarda che nel 1962 allestì per i Campionati Under 18 a Roma. Allenatore di quella selezione era Gianni Corsolini, già allenatore a Cantù

Uno spirito collaborativo

Le strade di Arnaldo Taurisano e Carlo Recalcati, a questo punto, presero direzioni diverse. Non per molto tempo, però. Perché il destino riservò loro un ricongiungimento professionale a dir poco fantastico. “Gianni Corsolini mi volle a Cantù, Arnaldo Taurisano andò ad allenare Vigevano che allora militava in Serie B. Per alcuni anni non avemmo occasione di incontrarci ad eccezione del torneo estivo del Centro Pavoni. Divenuto oramai irrinunciabile meta di incontri degli addetti ai lavori. Fino al 1965 allorché le nostre strade si ricongiunsero. Dopo quattro anni passati a crescere le giovanili della Pallacanestro Cantù, dalla quale sarebbero usciti campioni come Fabrizio Della Fiori e Pierluigi Marzorati, Arnaldo Taurisano divenne, nel 1969, capo allenatore della Pallacanestro Cantù. E qui iniziò un decennio memorabile, ricco di successi. Uno scudetto e sette trofei internazionali. A suggellare uno straordinario rapporto professionale ed una grande collaborazione che esisteva tra noi

La cura dei dettagli

Ci conoscevamo ormai da una vita – continua Carlo Recalcati – Per Arnaldo Taurisano divenni il suo punto di riferimento all’interno della squadra. Fino al punto di discutere con me le cose che andavano migliorate ed illustrarmi, nella fase del pre-campionato, il programma dettagliatissimo della preparazione. Il pre-campionato e l’inizio di stagione furono sempre per noi un periodo fortemente formativo. In particolare per me che venivo reso partecipe dei segreti di un grande allenatore

Un’eredità unica ed irripetibile

Quando nel 1985 arrivai, proveniente dalla Pallacanestro Milano, al settore giovanile di Cantù – aggiunge Fabrizio Frates, assistente di Sergio Scariolo nell’Olimpia Milano durante la stagione 2011-12 – erano ormai sei anni che Arnaldo Taurisano era andato via da Cantù. Su quella che era stata la sua panchina si erano seduti, nel frattempo Valerio Bianchini e Giancarlo Primo. Quando aprii l’armadio nell’ufficio allenatori, trovai ripiani stracolmi di moduli perfettamente stampati: moduli per le statistiche, per lo scouting, per i piani di allenamento, per i programmi di lavoro mensili e settimanali. La testimonianza cartacea di un’eredità tecnica straordinaria. Basata sul lavoro meticoloso, sulla programmazione scientifica e sulla organizzazione puntuale. Erano l’espressione di un pensiero che aveva nel metodo e nel lavoro di qualità i suoi incrollabili presupposti. L’eredità, unica ed irripetibile, di Arnaldo Taurisano” 

Impegno e concentrazione, sempre

Il confronto tra noi era pressoché continuo -sottolinea Carlo Recalcati – Ma lui allenava, io giocavo. E non sempre la vedevamo allo stesso modo. Il rispetto e la considerazione tra noi era però tale che molte cose che ci dicevamo spesso me le ritrovavo negli allenamenti. Non per questo Arnaldo Taurisano era un allenatore morbido, anzi. Era un allenatore molto esigente, non faceva sconti a nessuno. Nemmeno a me che lo seguivo sin da ragazzino. Sempre deciso, intransigente nel pretendere il massimo dell’impegno e della concentrazione. In questo è stato per tutti noi un grande maestro

Carisma ed eleganza, in campo e fuori

Alcuni anni dopo l’esperienza canturina, Arnaldo Taurisano e Carlo Recalcati si sarebbero ritrovati. L’uno contro l’altro, entrambi allenatori. “Nonostante fossimo diventati colleghi, non riuscii mai a dargli tu. Troppa era la considerazione ed il rispetto che avevo per lui. Un coraggio che ho trovato solo in occasione del suo funerale” Un rispetto che coinvolgeva chiunque lo conoscesse. Anche per via del suo aspetto esteriore, elegante ed austero insieme. “Mi ricordo la prima volta che vidi Arnaldo Taurisano – conferma Cesare Angeretti che al Centro Pavoni è cresciuto come giocatore – Entrò in campo, durante la fase di riscaldamento pre-partita. Elegantissimo nell’abbigliamento, con giacca, cravatta e panciotto. Come elegante fu il gioco della sua squadra, perfettamente organizzata. Un gioco semplice, fatto di passaggi e tagliafuori, che prevedeva responsabilità individuale ma anche coinvolgimento di tutti gli elementi della squadra. Al suo stile mi sono sempre ispirato”

Maestro di vita

Non solo tecnica. Anche tanta umanità. “Dal punto di vista tecnico Arnaldo Taurisano era un mostro di analiticitàdichiara Guido Saibene, per tanti anni responsabile delle giovanili di Olimpia Milano – Sezionò la pallacanestro in ogni suo aspetto. E la applicò a tutti, giocatori ed allenatori. Ma i giocatori possono essere campioni solo se, oltre ad essere giocatori capaci, sono uomini speciali. Questo è l’insegnamento di Arnaldo Taurisano che mi porto sempre dietro. C’è poi un aspetto di vita narrata dal quale non posso trascendere. Il Centro Pavoni, il suo campo di basket all’aperto, Fratel Brambilla. Fino ad arrivare a Carlo Recalcati. Nei racconti del quale rivivono vicende umane e sportive. Investire sui ragazzi, dare loro fiducia, farli crescere perché diventino uomini e vederli, attraverso la pallacanestro, raggiungere vette importanti. Nello sport come nella vita. Per andare oltre lo sport. Questo per me è Arnaldo Taurisano

Sempre presente, fino alla fine

Per me è stato, è e sempre sarà un punto di riferimento – conclude Carlo Recalcati – Presenza fondamentale della mia vita. Sempre prodigo di consigli. Non c’era bisogno che glieli chiedessi, era sempre lui ad anticiparmi con una telefonata. Era sempre sul pezzo, pronto a cogliere l’aspetto giusto di ogni situazione, non solo tecnica, del nostro movimento. Anche quando il grande circo della pallacanestro lo mise ai margini. Un grande protagonista della nostra pallacanestro, una persona vera. Da ricordare

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