Aristide Barraud: “Ora sto bene”

Train Clean, Feel Good!, un claim chiaro e diretto, scelto da McFIT per un workshop, che si è svolto a Milano presso la palestra di Viale Fulvio Testi, con l’obiettivo di raccontare l’impegno del brand per promuovere una pratica sportiva sana, che non ricorra al doping. Al workshop hanno partecipato ospiti prestigiosi. Tra di loro Aristide Barraud, ex rugbista francese, oggi scrittore, gravemente ferito durante gli attenti a Parigi del 2015 e costretto a ritirarsi a soli 28 anni per le conseguenze di quel tragico episodio.

L’intervista a Aristide Barraud

Ora sto bene. Sto tornando a fare sport, tranquillamente. Il mio corpo mi sta lasciando un po’ in pace. Sento di nuovo il piacere di ritrovare lo sforzo fisico. Questo mi aiuta molto. Lo sport continua a far parte della mia vita. Non è possibile lasciarlo dopo una vita da atleta professionista, piena di allenamenti e di obiettivi ad alto livello. Dopo due anni e mezzo in cui ho fatto lo yo-yo tra un intervento e l’altro, ritrovare la stabilità nell’attività sportiva è un grande piacere.

Come è cambiata la tua vita?

Sto scoprendo lo sport per il piacere di farlo, per il mio equilibrio, per sentirsi bene, nella mia pelle e nella mia testa. Prima facevo sport per diventare il migliore, per raggiungere dei grandi obiettivi sul campo. Non pensavo di poter fare questo sforzo per vivere una vita da sportivo della domenica ma sta succedendo, con pace e serenità. La competizione fa parte di me comunque e mi sto dando degli obiettivi, piano piano. In questi due anni ci sono stati tanti momenti difficili e lo sport mi ha sempre aiutato. Ho cominciato con lo yoga, adesso sto facendo delle cose molto più difficili in palestra, adattandomi anche a come mi sento in quel momento.

Lo sport ti ha salvato?

Essere uno sportivo mi ha aiutato a superare quella notte e soprattutto quello che è successo dopo. Mi ha aiutato essere pronto fisicamente e mentalmente a superare ogni tipo di prova. Non volevo subire qualcosa che qualcuno aveva previsto per me. Le qualità che ho sviluppato nella mia vita da atleta sono state importanti anche in questa prova che mi sono trovato a dover affrontare.

Qual è il tuo rapporto col rugby?

Lo seguo pochissimo. Faccio fatica. C’è ancora un po’ di dolore. Non sono ancora riuscito a trovare il mio modo di viverlo in questa mia nuova vita, davanti alla tv o a bordo campo. Psicologicamente sto ancora elaborando i sentimenti che provo quanto ripenso a quella notte e a questa mancanza che comunque ha lasciato spazio ad altre cose.

Che cosa c’è ora nella tua vita?

Ho scritto due libri e a settembre tornerò in Giappone per il Mondiale di rugby, come corrispondente per un giornale francese. Non seguirò le partite ma tutto quello che c’è intorno. Mi sarebbe piaciuto esserci da giocatore, con la nazionale italiana, ma ci metterò tutta la mia determinazione come facevo in campo.

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