Basketball Camp Bormio, primo passo verso il Trofeo delle Regioni

Sono passate solo due settimane dalla conclusione del BasketBall Camp Bormio e già si lavora per la prossima edizione di settembre, sempre a Bormio. Ne abbiamo parlato con Guido Saibene, responsabile tecnico di Fip Lombardia, che ci ha fatto un quadro dell’esperienza vissuta durante il camp. Tre settimane durante le quali Fip Lombardia ha dato l’oppotunità a ragazzi delle annate dal 2002 al 2013 di perfezionare il proprio bagaglio tecnico coniugando il percorso formativo con quello più prettamente ludico. Non solo esperienze sul campo ma anche un uso costruttivo della teconologia. You Tube e Whatsapp diventati strumenti per insegnare ai ragazzi i fondamentali della disciplina. Organizzato da Fip Lombardia e patrocinato da Regione Lombardia, Basketball Camp Bormio è il primo passo verso la formazione di un gruppo di giovani cestisti. Con l’ambizione di creare una selezione che l’anno prossimo parteciperà al Trofeo delle Regioni.

Basketball Camp Bormio, a fianco dei ragazzi

Questo è il primo anno- racconta Guido Saibene, responsabile tecnico di Fip Lombardia – che abbiamo organizzato un camp. Per tre settimane abbiamo lavorato a fianco dei ragazzi per fornire loro un metodo di lavoro. Indispensabile in un momento della loro crescita, tecnica ed umana, nel quale sono ancora fortemente sognatori. Li abbiamo coinvolti con esempi ai quali possano fare costantemente riferimento. In modo da tirar fuori il meglio di sé. Sul campo, come nella vita. E magari un giorno, unendo talento e lavoro, togliersi qualche soddisfazione sul playground. Con la consapevolezza di essere comunque diventati persone migliori e buoni cittadini

Vacanza sportiva e percorso di perfezionamento

A Basketball Camp Bormio i ragazzi hanno partecipato sia spontaneamente sia mandati dalle rispettive società. I primi per vivere una vacanza incentrata sulla pallacanestro, i secondi per perfezionare il proprio bagaglio tecnico. Indipendentemente dal motivo della loro partecipazione a Basketball Camp Bormio, a tutti è stata riservata la medesima attenzione. Prima di parteciparvi, molti di loro hanno avuto anche la possibilità di giocare nel Torneo delle Provincie. Nove squadre di ragazzi Under13, rappresentative delle 12 provincie lombarde, che hanno vissuto una esperienza senz’altro utile. Aver poi svolto il camp a Bormio, in Valtellina, ci ha consentito di lavorare in un contesto fortemente ricettivo nei confronti della pallacanestro. Uno sprone per Fip Lombardia per fare ancora meglio nella prossima edizione di settembre. Alla quale parteciperanno, con mia personale soddisfazione, anche i ragazzi di Social Osa, società con la quale in passato ho collaborato

Coinvolgere i ragazzi, la chiave giusta per renderli consapevoli

Ciò che conta con i ragazzi è relazionarsi nel modo giusto. Fare frequenti domande, per capirli ed avere da loro un maggiore coinvolgimento. E’ ciò che ha fatto Barry Brodzinski, il quale dopo aver osservato, uno alla volta, ogni ragazzo in una sessione individuale ha avuto per ognuno di loro gli opportuni suggerimenti sugli aspetti che dovevano essere rinforzati e corretti. Da parte nostra abbiamo chiesto ai ragazzi di mettere su carta, alla sera, i loro ricordi di quanto appreso sul campo. Per poi metterli a confronto con i filmati nei quali erano stati ripresi durante le sessioni di allenamento. Perché avessero una maggiore consapevolezza di se stessi

Più delle parole servono le immagini

Ai filmati abbiamo poi affiancato un utilizzo mirato e costruttivo dei cellulari. Attraverso la creazione di una chat su whatsapp sulla quale carichiamo filmati di You Tube sul modello ideale di tiro o su come effettuare il giusto passaggio. I ragazzi possono così visionare in ogni momento cosa fare e come farlo. Con la legittima ambizione di imitarne i protagonisti, anche se non necessariamente con la stessa tecnica. Vedere in opera giocatori, come Klay Thompson, riconosciuto come miglior tiratore Nba, o Steph Curry, le cui sequenze di palleggio pre-partita sono un esempio per tantissimi giocatori, è molto importante. Ripeterne i movimenti è non solo un esercizio tecnico. E’anche un esercizio di motivazione. Più delle parole, servono le immagini

Il talento non basta, è il lavoro a fare la differenza

Se guardare è condizione necessaria per un giusto apprendimento dei fondamentali, non è però sufficiente per ottenere buoni risultati. Ciò che serve è il lavoro costante, quotidiano, fatto con metodo. Ecco perché ai ragazzi vengono forniti una serie di diagrammi su tiri liberi, tiri da tre punti, tiri da due piazzati, tiri da palleggio. Così da monitorare i loro miglioramenti. Il talento da solo non basta, é il lavoro che fa la differenza

I fondamentali, componente irrinunciabile

I fondamentali sono e sempre saranno la componente irrinunciabile del giocatore di pallacanestro. E’ il messaggio che abbiamo voluto trasmettere durante Basketball Camp Bormio. Il supporto in questo senso di Barry Brodzinski è stato notevole. Lui, che dei fondamentali è diventato un indiscutibile maestro dopo aver giocato nell’Nba con Joe Bryant ed essere arrivato anche ad una finale, ha lavorato con tutti i nostri ragazzi. Di ognuno di loro ha fatto l’esatta radiografia tecnica. Ad ognuno di loro ha spiegato loro le correzioni da apportare ai loro fondamentali

Tirare, per non sbagliare due volte

Il tiro è uno di quei fondamentali sui quali si basa il gioco della pallacanestro. Costruirsi un tiro efficace è il modo migliore per costringere la difesa avversaria a fare una scelta. Pressare il tiratore per non perderlo ma se lo pressa deve essere anche capace di impedirne la penetrazione. Dal canto suo, il tiratore deve però crearsi l’opportunità per tirare. Deve avere lo spazio utile. Se non è libero, se lo deve costruire. La capacità di crearsi un tiro dal palleggio diventa per il tiratore l’elemento in grado di fare la differenza se coniugato con l’altro fondamentale sul quale abbiamo lavorato durante Basketball Camp Bormio, l’uno contro uno. Non bisogna comunque avere paura a tirare. Se si tira si può sbagliare, è vero, ma se non si tira non si può certo fare canestro. Bisogna tirare ogni volta che se ne ha la possibilità. Per non sbagliare due volte

Nessuna scorciatoia

Durante Basketball Camp Bormio non ci siamo soffermati solo sugli aspetti tecnici. Abbiamo prestato attenzione anche alla formazione umana dei ragazzi. Il ragazzo che si avvicina alla pallacanestro con ambizioni da giocatore o allenatore professionista non deve mai dimenticare che la pallacanestro è essenzialmente un gioco. E’ uno sport bellissimo ma non offre lo stesso spettro di possibilità offerte da altre discipline. Ne si deve costringere a tutti i costi un ragazzo, e mi rivolgo a genitori ed allenatori, ad intraprendere la carriera professionistica. Non ci sono scorciatoie, tutto va costruito”

Amalgama di squadra, virtù da riscoprire

Guai a instillare false aspettative, deleterio anteporre una pallacanestro da adulti a ragazzi ancora un po acerbi. Ai ragazzi bisogna innanzitutto insegnare ad essere virtuosi. Andare oltre risultati e statistiche, per imparare a essere uomini squadra. Avere una buona parola per tutti, non far pesare il proprio ruolo all’interno della squadra. E mettere il proprio talento al servizio dei compagni perché possano dare il massimo. Con la consapevolezza di avere raggiunto il proprio potenziale. Così facendo si crea l’amalgama di squadra, dentro e fuori dal campo. Condizione ottimale per puntare alla vittoria. L’Olimpia Milano di Dan Peterson ne è stata per anni l’esempio. Uniti e combattivi in campo, Dino Meneghin e compagni non perdevano occasione per ritrovarsi fuori dal campo. E creare una simbiosi vincente che difficilmente oggi si ritrova nelle squadre professionistiche

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